NEW YORK – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato l’ultimo bivio al mondo: «O con noi o con la Cina». Chi accetterà la linea di Washington pagherà meno dazi, mentre gli altri verranno colpiti ancora. Il messaggio, che arriva alla vigilia dell’incontro con la premier Giorgia Meloni, segna l’ulteriore indurimento della posizione del tycoon, che intanto ha difeso la guerra commerciale e dato un altro colpo a Pechino, bloccando la vendita di microchip alla Cina.
Il Dragone ha aperto ai negoziati ma chiede «rispetto». Intanto la decisione di Trump ha colpito un fresco alleato della Casa Bianca, Nvidia, secondo cui le nuove restrizioni americane alle esportazioni dei suoi chip H20 in Cina costeranno 5,5 miliardi di dollari, tra vendite cancellate e inventario, …
NEW YORK – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato l’ultimo bivio al mondo: «O con noi o con la Cina». Chi accetterà la linea di Washington pagherà meno dazi, mentre gli altri verranno colpiti ancora. Il messaggio, che arriva alla vigilia dell’incontro con la premier Giorgia Meloni, segna l’ulteriore indurimento della posizione del tycoon, che intanto ha difeso la guerra commerciale e dato un altro colpo a Pechino, bloccando la vendita di microchip alla Cina.
Il Dragone ha aperto ai negoziati ma chiede «rispetto». Intanto la decisione di Trump ha colpito un fresco alleato della Casa Bianca, Nvidia, secondo cui le nuove restrizioni americane alle esportazioni dei suoi chip H20 in Cina costeranno 5,5 miliardi di dollari, tra vendite cancellate e inventario, nel prossimo trimestre. E la constatazione, contenuta in un documento inviato dalla società alla Securities Exchange Commission, l’autorità di controllo di Wall Street, arriva dopo che lo stesso Trump aveva celebrato la decisione della compagnia di spostare negli Usa tutta la catena di produzione — con un investimento da 500 miliardi in Texas e Arizona — per sviluppare l’intelligenza artificiale dei super computer.
Wall Street, i dazi ai chip affondano i mercati
La Casa Bianca aveva parlato con entusiasmo di “effetto Trump”, ma così come era successo con Apple, altro gigante pronto a maxi investimenti in Usa e colpito dai dazi, le aziende hanno scoperto che l’effetto Trump riserva anche sorprese amare. I funzionari del governo già la scorsa settimana avevano comunicato al colosso dei semiconduttori che avrebbe dovuto ottenere le licenze per esportare i suoi chip in Cina, per il timore che venissero utilizzati per la costruzione del super computer. La nuova procedura di esportazione, hanno aggiunto, riguarda un «futuro indefinito». La stretta dell’amministrazione americana ha affossato il titolo Nvidia a Wall Street, che ha ceduto il 10 per cento. Dow Jones, Nasdaq e S&P 500 hanno chiuso in pesante ribasso.
Il clima finanziario resta teso: un sondaggio condotto da Bank of America tra gli investitori ha evidenziato come l’80 per cento degli intervistati veda il rischio recessione in questa guerra commerciale. Trump, però, non sembra intenzionato a cedere. «Gli Stati Uniti — ha scritto sul suo social, Truth — stanno incassando numeri record con i dazi doganali, miliardi di dollari al giorno, con il costo di quasi tutti i prodotti in calo, inclusi benzina, generi alimentari e tutto il resto». «E allo stesso modo — ha aggiunto — l’inflazione è in calo. Promesse fatte, promesse mantenute».
Honda sposta la Civic ibrida da Tokyo all’Indiana
Intanto, nel giorno della sua partecipazione al negoziato con il Giappone, Trump ha incassato un altro successo: la Honda ha annunciato lo spostamento della produzione del modello Civic con motore ibrido dal Giappone al suo stabilimento nell’Indiana, nel tentativo di mitigare l’impatto della nuova politica tariffaria. La casa automobilistica ha spiegato di ritenere opportuno trasferire la produzione del modello, assemblato finora a Saitama, nord di Tokyo, considerando l’elevata domanda del mercato americano.
La Cina, invece, non ha mostrato cedimenti. «Se gli Stati Uniti — ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri — vogliono davvero risolvere la questione attraverso il dialogo e i negoziati, devono smettere di esercitare pressioni estreme, minacciare e ricattare. Invece discutano sulla base di uguaglianza, rispetto e vantaggio reciproco». Poi, rilanciato da Bloomberg, è arrivato un altro messaggio: la Cina è aperta ai colloqui se Trump «mostrerà rispetto» e nominerà un referente che abbia il sostegno del presidente e possa aiutare a preparare un accordo.