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Sorpresa dalle pensioni. Risparmiati 4,5 miliardi

GIANCARLO GIORGETTI, MINISTRO ECONOMIA

 

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Lo rivela la Corte dei Conti: il minor peso delle rivalutazioni tiene la spesa sotto le previsioni dal 2024 al 2027. Per i giudici rischioso bloccare i tre mesi in più nei requisiti per uscire
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ROMA – Sorpresa: la spesa per pensioni cala di 4,5 miliardi in quattro anni. Il governo Meloni, non nuovo a corposi tagli in materia, stavolta corregge se stesso.

Aveva stanziato troppo per l’indicizzazione degli assegni nel 2024, sebbene già ridimensionati nel calcolo. E ora si ritrova, a cascata, un “tesoretto”: 500 milioni in meno nel 2024, 1,4 miliardi in meno quest’anno, 1 miliardo e 350 milioni risparmiati nel 2026 e 1,2 miliardi nel 2027. Nel triennio la spesa scende di quasi 4,5 miliardi.

Lo rivela la Corte dei Conti nella sua audizione parlamentare al Dfp, il Documento di finanza pubblica che da quest’anno ha sostituito il Def. Ebbene, i giudici contabili fanno notare che rispetto al Psb, il Piano strutturale di bilancio inviato a Bruxelles sei mesi fa, e anche rispetto alle tabelle della legge di bilancio approvata a fine dicembre, i conti del Dfp sono diversi: «Il dato di consuntivo è un po’ inferiore alle proiezioni».

ROMA – Sorpresa: la spesa per pensioni cala di 4,5 miliardi in quattro anni. Il governo Meloni, non nuovo a corposi tagli in materia, stavolta corregge se stesso.

Aveva stanziato troppo per l’indicizzazione degli assegni nel 2024, sebbene già ridimensionati nel calcolo. E ora si ritrova, a cascata, un “tesoretto”: 500 milioni in meno nel 2024, 1,4 miliardi in meno quest’anno, 1 miliardo e 350 milioni risparmiati nel 2026 e 1,2 miliardi nel 2027. Nel triennio la spesa scende di quasi 4,5 miliardi.

Lo rivela la Corte dei Conti nella sua audizione parlamentare al Dfp, il Documento di finanza pubblica che da quest’anno ha sostituito il Def. Ebbene, i giudici contabili fanno notare che rispetto al Psb, il Piano strutturale di bilancio inviato a Bruxelles sei mesi fa, e anche rispetto alle tabelle della legge di bilancio approvata a fine dicembre, i conti del Dfp sono diversi: «Il dato di consuntivo è un po’ inferiore alle proiezioni».

I risparmi e le spese

L’Italia spenderà per pensioni 344 miliardi quest’anno rispetto ai 337 miliardi dell’anno scorso. Poi 355 miliardi il prossimo e quasi 366 nel 2027. Ma nel quadriennio, come detto, si tratta di 4,5 miliardi in meno. La Corte dei Conti fa notare che al 2027 la spesa per pensioni in percentuale al Pil si riduce dal 15,4% che il governo prevedeva al nuovo 15,3%: un decimo in meno. «Tale andamento sconta i più contenuti effetti della rivalutazione degli assegni». Nel 2024 si pensava a un’inflazione sopra il 5,4%. Non fu così. E quindi nessun conguaglio.

Non male, visto che la spesa netta, di cui le pensioni sono corposa parte, è il parametro centrale del nuovo Patto di stabilità Ue. E in quanto tale viene contenuta all’1,5% di crescita media all’anno per sgonfiare sia deficit che debito. In un contesto di incognita dazi e di spesa in difesa da pompare, la notizia di un “tesoretto” pensionistico è quasi manna.

Se non fosse che il governo si appresta a spendere un po’ di questi soldi. Per bloccare, come promesso, l’aumento di tre mesi nei requisiti previdenziali che scatterà dal primo gennaio 2027 sia per la pensione di vecchiaia che anticipata, portandoli a 67 anni e 3 mesi di età e a 43 anni e 1 mese di contributi (un anno in meno per le donne).

I tre mesi in più per andare in pensione

«Sterilizzeremo i tre mesi», ha ribadito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione giovedì proprio sul Dfp. Senza specificare quando e a quale costo. Di coperture ha parlato l’Inps, sempre giovedì in audizione alla bicamerale sugli enti previdenziali, confermando anche il rischio “esodati” denunciato dalla Cgil.

«Per legge l’adeguamento dei tre mesi dovuto all’aumentata speranza di vita deve arrivare entro l’anno», ha riferito Gianfranco Santoro, il direttore centrale Studi e ricerche. «Ma la stima della copertura non ci è stata chiesta». Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon dice che bastano 200 milioni. Primi calcoli della Cgil parlano di un paio di miliardi all’anno.

La Corte dei Conti osserva però che le riforme avviate dal 2004 hanno consentito di tagliare la spesa previdenziale italiana di 60 punti di Pil al 2060. «Più di un terzo della minore incidenza complessiva della spesa è da ascrivere all’applicazione dell’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita». Un modo per dire: non aprite quella porta.

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