Trump e l’arma delle stablecoin, ultima chiamata per l’euro digitale
di Filippo SantelliROMA – Dopo mesi di stallo, tra obiezioni del settore finanziario e resistenze politiche franco-tedesche, il progetto dell’euro digitale potrebbe avere trovato un inatteso alleato: Donald Trump. La guerra economica del presidente americano all’Europa è cominciata dai dazi, ma potrebbe estendersi a valute e sistemi di pagamento. E il suo via libera alle “stablecoin”, monete digitali private ancorate al dollaro, potrebbe favorirne la diffusione nel mondo, saldando il potere di Big Tech con quello del biglietto verde. La prospettiva che Musk e gli altri giganti digitali lancino degli X-coin, affiancandosi all’attuale dominio delle americane Visa e Mastercard sui pagamenti, allarma la Bce, che nell’euro digitale — di cui porta avanti lo sviluppo tecnico — vede uno strumento per difendere la propria sovranità monetaria. Ma è una questione di autonomia strategica anche per Ursula von der Leyen, che ha chiesto al commissario Dombrovskis «progressi rapidi». E sembra smuovere qualcosa anche a …
ROMA – Dopo mesi di stallo, tra obiezioni del settore finanziario e resistenze politiche franco-tedesche, il progetto dell’euro digitale potrebbe avere trovato un inatteso alleato: Donald Trump. La guerra economica del presidente americano all’Europa è cominciata dai dazi, ma potrebbe estendersi a valute e sistemi di pagamento. E il suo via libera alle “stablecoin”, monete digitali private ancorate al dollaro, potrebbe favorirne la diffusione nel mondo, saldando il potere di Big Tech con quello del biglietto verde. La prospettiva che Musk e gli altri giganti digitali lancino degli X-coin, affiancandosi all’attuale dominio delle americane Visa e Mastercard sui pagamenti, allarma la Bce, che nell’euro digitale — di cui porta avanti lo sviluppo tecnico — vede uno strumento per difendere la propria sovranità monetaria. Ma è una questione di autonomia strategica anche per Ursula von der Leyen, che ha chiesto al commissario Dombrovskis «progressi rapidi». E sembra smuovere qualcosa anche a livello dei governi. Vedere la recente uscita del ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti, secondo cui l’arma più pericolosa di Trump, «più dei dazi, è l’uso delle stablecoin per riaffermare il signoraggio del dollaro» e «l’euro digitale sarà essenziale per minimizzare la necessità degli europei di utilizzare soluzioni di pagamento straniere». Anche la premier Meloni si è detta «non contraria» all’euro digitale, «purché non sostituisca il contante».
Lo stallo all’Europarlamento
Non ancora fatti, ma segnali da annotare visto che alla fine dello scorso anno il progetto di una moneta digitale europea da affiancare al contante nel 2028 sembrava arenato. Per permettere alla Bce di procedere alla prossima e decisiva fase di sviluppo dell’infrastruttura, entro il prossimo ottobre Parlamento e Consiglio Ue dovrebbero approvare il regolamento proposto dalla Commissione. Per mesi all’Eurocamera non si è fatto nulla, con il relatore del provvedimento, il popolare tedesco Stefan Berger, contrarissimo. Dietro le sue obiezioni, quelle tedesche: delle piccole e fragili banche regionali, che temono una fuga di euro dai conti correnti ai portafogli digitali, e di parte dei cittadini, molto sensibili alla privacy che il contante garantisce. Resistenze che si saldano a quelle francesi, visto che le banche dei due Paesi sono partner nel circuito di pagamento Epi, European payment initiative, che cerca a grande fatica di espandersi.
L’obiettivo (difficile) del 2028
A dicembre Berger si è dimesso e nel ruolo di relatore gli è subentrato il popolare spagnolo Fernando Navarrete Rojas, ex funzionario di Banca centrale. A giudicare dalle dichiarazioni non meno dubbioso verso l’opportunità di un progetto “pubblico” (strada che pochissimi Paesi al mondo stanno percorrendo), ma in teoria meno legato agli interessi franco-tedeschi. Un cambio di passo ancora non si vede, informalmente però Navarrete si sarebbe impegnato a presentare un documento di lavoro entro l’estate. Rispettare la scadenza di ottobre è ormai impossibile, ma una ripartenza potrebbe permettere di chiudere la normativa il prossimo anno e dare una chance — sebbene difficile — di lanciare l’euro digitale entro il 2028.
I nodi: privacy, limiti, compensazioni per le banche
A livello tecnico e nel Consiglio dei governi Ue il lavoro per superare i nodi prosegue. Il primo è la privacy: l’infrastruttura che sta sviluppando la Bce la tutela al massimo, rendendo impossibile collegare pagamenti e identità, mentre l’opzione di pagare offline garantisce una riservatezza pari al contante. Il secondo nodo riguarda i limiti di euro digitali che i cittadini potranno detenere nei portafogli virtuali. Chi li deve stabilire? Sia i governi che la Bce rivendicano la prerogativa, si studia un compromesso. A che valore? Se troppo alto alimenterebbe i timori delle banche di veder fuggire soldi dai conti e aumentare il costo del funding, se troppo basso rischia di scoraggiare gli utenti. Probabile ci si attesti molto sotto i 3mila euro ipotizzati all’inizio, neppure 500 sono un tabù considerato che gli utenti potrebbero comunque eseguire pagamenti superiori grazie a un sistema “a cascata” che pescherebbe l’eccedenza sui loro conti. Il terzo nodo è il rapporto con il settore privato, banche e società di pagamento: la compensazione dei costi di implementazione, le commissioni che riceverebbero a fronte dell’obbligo di fornire (gratuitamente) i pagamenti in euro digitale ai clienti, le opportunità di offrire servizi ulteriori a compensare la “concorrenza” del servizio pubblico.
La battaglia politica
Vanno trovate soluzioni che accontentino la potente lobby finanziaria. Ma l’impressione è che l’altra chiave per capire se l’euro digitale arriverà o meno, contribuendo alla creazione di un mercato unico, sia tutta politica. Basta vedere le fake news che già circolano: i partiti delle destre populiste, filoputiniane o filotrumpiane, inizieranno a cannoneggiare gridando al Grande Fratello finanziario. La necessità di non dipendere dagli Stati Uniti, da colossi come Visa e Mastercard, dalle stablecoin di Big Tech, e in definitiva da Trump, potrebbe essere un argomento in grado di rintuzzare gli attacchi. Se non nell’arena dell’opinione pubblica, almeno nelle cancellerie, perfino quelle sovraniste. Le parole di Meloni e Giorgetti, da questo punto di vista, sono significative.