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Avanzo all’1,3% del Pil nel 2024: la rivincita della Grecia sulla Troika

L'acropoli di Atene vista dal quartiere di Anafiotika 
Dopo i buoni risultati di bilancio, il governo annuncia lo stanziamento di un miliardo di euro a sostegno delle famiglie meno abbienti e per rilanciare gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro
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ROMA – Un avanzo pari all’1,3% del Pil nel 2024, che svetta tra i dati Eurostat che mostrano invece un disavanzo complessivo della Ue del 3,2%. Una performance straordinaria per un Paese come la Grecia, che 15 anni fa subì il declassamento del proprio debito pubblico a junk bond, spazzatura. Proprio il debito rimane ancora il più alto tra i Paesi Ue, al 153,6% del Pil (dopo c’è l’Italia con il 135,3%), ma l’avanzo all’1,3% è comunque un traguardo di grande importanza, che il premier Kyriakos Mitsotakis celebra con un discorso televisivo alla nazione: «Con l’aiuto di tutti, abbiamo fatto molto meglio del previsto».

Un miliardo di euro per famiglie e investimenti

A spingere la crescita la lotta all’evasione fiscale e un importante pacchetto di riforme, che «hanno generato entrate aggiuntive, persino superiori agli obiettivi che ci eravamo prefissati», sottolinea Mitsotakis, aggiungendo che «quindi, nonostante le rigide norme fiscali europee, una parte significativa di queste entrate pu…

ROMA – Un avanzo pari all’1,3% del Pil nel 2024, che svetta tra i dati Eurostat che mostrano invece un disavanzo complessivo della Ue del 3,2%. Una performance straordinaria per un Paese come la Grecia, che 15 anni fa subì il declassamento del proprio debito pubblico a junk bond, spazzatura. Proprio il debito rimane ancora il più alto tra i Paesi Ue, al 153,6% del Pil (dopo c’è l’Italia con il 135,3%), ma l’avanzo all’1,3% è comunque un traguardo di grande importanza, che il premier Kyriakos Mitsotakis celebra con un discorso televisivo alla nazione: «Con l’aiuto di tutti, abbiamo fatto molto meglio del previsto».

Un miliardo di euro per famiglie e investimenti

A spingere la crescita la lotta all’evasione fiscale e un importante pacchetto di riforme, che «hanno generato entrate aggiuntive, persino superiori agli obiettivi che ci eravamo prefissati», sottolinea Mitsotakis, aggiungendo che «quindi, nonostante le rigide norme fiscali europee, una parte significativa di queste entrate può essere restituita ai cittadini». Adesso la Grecia, che per rientrare dal debito abnorme nell’arco di pochi anni, su indicazioni della Troika, aveva dovuto tagliare la sanità, il pubblico impiego, chiudere la Tv e l’orchestra nazionali, è pronta a stanziare un miliardo di euro di agevolazioni finanziarie per le famiglie a basso reddito e a lanciare un nuovo programma di investimenti pubblici, puntando alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Il 2025 potrebbe segnare anche un altro importante traguardo per Atene: a gennaio è stata diffusa la notizia di un accordo preliminare con il British Museum per la restituzione di una parte dei marmi del Partenone. Un atto simbolico che però avrebbe il valore di riconoscere, finalmente, la Grecia moderna come l’erede legittima di quella Grecia antica che è stata la culla della civiltà occidentale.

Solo sei Paesi in avanzo nel 2024

Nel 2024 tutti gli Stati membri, a eccezione di Danimarca (+4,5%), Irlanda e Cipro (entrambi +4,3%), Grecia (+1,3%), Lussemburgo (+1) e Portogallo (+0,7%), hanno registrato un deficit. I deficit più elevati sono stati registrati in Romania (-9,3%), Polonia (-6,6%), Francia (-5,8%) e Slovacchia (-5,3%) e dodici Stati membri hanno registrato un deficit pari o superiore al 3% del Pil, tra cui l'Italia, che ha fatto registrare un rapporto del 3,4%.

Quanto al debito pubblico, secondo l'ufficio statistico dell'Ue si trovano sopra la soglia del 60% (il tetto stabilito dalle norme di stabilità Ue) oltre alla Grecia il Belgio che ha un debito al 104,7% del Pil, Germania 62,5%, Spagna 101,8%, Francia 113%, Italia 135,3%, Cipro 65%, Ungheria 73,5%, Malta 47,4%, Paesi Bassi 43,2%, Austria 81,8%, Portogallo 94,9%, Slovenia 67% e Finlandia 82,1%. Sono al di sotto della soglia rilevante per le regole Ue: Bulgaria al 24,1%, Cechia al 43,6%, Danimarca al 31,1%, Estonia 23,6%, Irlanda 40,9%, Croazia 57,6%, Lettonia 43,9%, Lituania 38,2%, Lussemburgo 26,3%, Polonia 55,3%, Romania 54,8%, Slovacchia 59,3%, e Svezia 33,5%.

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