Dazi, dodici Stati contro Trump. E lui: primo incontro con la Cina
di Filippo SantelliDonald Trump presenta le sue tariffe reciproche, lo scorso 4 marzo alla Casa Bianca
ROMA – Eppur si parlano Stati Uniti e Cina. Lo rivela nientemeno che Donald Trump in persona: «Hanno avuto un incontro questa mattina», ha detto ieri il presidente. Chi sia questo “hanno” non lo ha spiegato, rimandando a future comunicazioni. Ma tanto basta per dare ulteriore corpo all’ipotesi di una distensione, che nelle ultime ore ha galvanizzato i mercati. Si andrebbe anzi un passetto oltre: di fatto i colloqui sarebbero già iniziati, almeno a livello tecnico, forse a margine dei meeting di primavera di Fondo monetario e Banca mondiale.
La Cina gela Trump
Non fidarsi è meglio. Anche perché poco prima da Pechino era arrivata una versione assai diversa sullo stato delle relazioni: nessun colloquio in corso, aveva detto il portavoce del ministero del Commercio ribadendo la precondizione della Repubblica popolare per sedersi al tavolo, cioè che la Casa Bianca ritiri le super tariffe sulle merci cinesi e mostri rispetto. In sostanza uno stop, dopo l’ipotesi di uno sconto sulle …
ROMA – Eppur si parlano Stati Uniti e Cina. Lo rivela nientemeno che Donald Trump in persona: «Hanno avuto un incontro questa mattina», ha detto ieri il presidente. Chi sia questo “hanno” non lo ha spiegato, rimandando a future comunicazioni. Ma tanto basta per dare ulteriore corpo all’ipotesi di una distensione, che nelle ultime ore ha galvanizzato i mercati. Si andrebbe anzi un passetto oltre: di fatto i colloqui sarebbero già iniziati, almeno a livello tecnico, forse a margine dei meeting di primavera di Fondo monetario e Banca mondiale.
La Cina gela Trump
Non fidarsi è meglio. Anche perché poco prima da Pechino era arrivata una versione assai diversa sullo stato delle relazioni: nessun colloquio in corso, aveva detto il portavoce del ministero del Commercio ribadendo la precondizione della Repubblica popolare per sedersi al tavolo, cioè che la Casa Bianca ritiri le super tariffe sulle merci cinesi e mostri rispetto. In sostanza uno stop, dopo l’ipotesi di uno sconto sulle barriere filtrata due giorni fa da Washington. Ma nel gioco di fumo e specchi, di propaganda esterna e interna, neppure della versione cinese ci si deve fidare. E’ un fatto che negli ultimi giorni l’escalation di ritorsioni si sia arrestata, aprendo lo spazio per un possibile negoziato che converrebbe a tutti. E sui media cinesi giovedì circolava un documento doganale, la cui autenticità non è stata verificata, con cui la Cina esenterebbe una serie di beni americani, tra cui i chip, dalle sue ritorsioni tariffarie. I mercati, per quanto vale, continuano a crederci: l’Europa chiude in territorio positivo, Wall Street anche meglio.
Un passo verso l’Europa
Nell’attesa di capire chi tra Trump e Xi Jinping alzerà per primo il telefono, la Cina prosegue la campagna diplomatica con cui cerca di avvicinare o riavvicinare partner vicini e lontani. L’Europa è tra questi e un’indiscrezione raccolta da Bloomberg vorrebbe Pechino pronta a eliminare le sanzioni imposte nel 2021 su una serie di membri del Parlamento europeo, in risposta a quelle di Bruxelles contro funzionari cinesi accusati di aver violato i diritti umani della minoranza uigura dello Xinjiang. Quel botta e risposta fece collassare a un passo dal traguardo le trattative sul (contestato) patto bilaterale per gli investimenti che Cina e Europa dovevano siglare. Impossibile che quel trattato venga rispolverato nella vecchia forma, troppo è cambiato nel frattempo. Ma dal suo lato anche l’Europa ha fatto un passetto, mostrandosi disposta a rivedere i dazi sulle auto elettriche cinesi e trasformarli in un meno rigido “prezzo minimo”. Non è detto che il riavvicinamento tra Pechino e l’Ue porti lontano, ma al momento conviene a entrambe le parti. Se non altro per cercare di smuovere gli Stati Uniti.
Dodici Stati contro Trump
Per il resto la giornata è stata caratterizzata da una nuova causa contro Trump presentata da dodici Stati americani a guida democratica, seguendo l’esempio della California. La tesi è che imponendo dazi urbi et orbi il presidente avrebbe abusato dei poteri di emergenza e violato le prerogative del Congresso.