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La Casa Bianca apre alla Cina: “Dazi giù con un accordo equo”

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Le indiscrezioni su un taglio delle tariffe spingono Wall Street, ma poi Washington precisa: “Nessuna proposta fatta”. La replica di Pechino: se gli Stati Uniti vogliono negoziare smettano di ricattare
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ROMA – Nell’escalation commerciale tra Stati Uniti e Cina pare di intravvedere una prima, possibile distensione. A suggerirla sono una serie di voci e di sussurri che arrivano da Washington. Le dichiarazioni di Donald Trump secondo cui «avremo un accordo equo con la Cina». E le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal secondo cui la Casa Bianca starebbe valutando l’ipotesi di abbassare in maniera significativa i super dazi del 145% imposti su tutte le merci cinesi, tagliando quelli sui prodotti non strategici fino al 35%. Tanto basta, insieme alla “grazia” presidenziale sul presidente della Fed Powell, per regalare alle Borse europee una chiusura di giornata brillante (Francoforte +3,14%, Milano +1,42%), e a quelle americane una mezza seduta sugli scudi, anche se smorzata da una flessione nel finale.

ROMA – Nell’escalation commerciale tra Stati Uniti e Cina pare di intravvedere una prima, possibile distensione. A suggerirla sono una serie di voci e di sussurri che arrivano da Washington. Le dichiarazioni di Donald Trump secondo cui «avremo un accordo equo con la Cina». E le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal secondo cui la Casa Bianca starebbe valutando l’ipotesi di abbassare in maniera significativa i super dazi del 145% imposti su tutte le merci cinesi, tagliando quelli sui prodotti non strategici fino al 35%. Tanto basta, insieme alla “grazia” presidenziale sul presidente della Fed Powell, per regalare alle Borse europee una chiusura di giornata brillante (Francoforte +3,14%, Milano +1,42%), e a quelle americane una mezza seduta sugli scudi, anche se smorzata da una flessione nel finale.

La Casa Bianca: “Nessun colloquio”

Il rischio infatti, come sempre con Trump, è non riuscire a distinguere il continuo e assordante rumore dai veri segnali. E a fine giornata è stato lo stesso segretario al Tesoro, Scott Bessent, proprio lui che martedì aveva definito la situazione con la Cina «insostenibile», a placare gli entusiasmi dei mercati precisando che nessuna offerta unilaterale è stata fatta a Pechino. Messaggio subito ribadito dalla portavoce della Casa Bianca. Un vero colloquio con Pechino non è insomma neppure iniziato.

La Cina: “Basta ricatti”

L’idea che prima o poi le due superpotenze si mettano a trattare risponde più che altro al buon senso: gli attuali dazi orizzontali reciproci a tre cifre equivarrebbero a un completo divorzio economico e avrebbero un effetto distruttivo per entrambe le economie. Ed è un fatto che da qualche giorno l’escalation di tariffe e controtariffe si sia interrotta, per lasciare spazio a uno stallo in cui timidi e indiretti segnali di dialogo si alternano a dichiarazione di forza. Anche Pechino nei giorni scorsi ha indicato una “sua” strada per la distensione, invitando gli Stati Uniti a ritirare le tariffe reciproche. «Se gli Stati Uniti vogliono davvero una soluzione negoziata dovrebbero smettere di minacciare e ricattare», ha ribadito ieri un portavoce del ministero degli Esteri.

Gli sconti della Casa Bianca

Se e quando una trattativa partirà resta però ancora un’incognita. Come, e a maggior ragione, i possibili esiti. Secondo le indiscrezioni raccolte dal Journal la Casa Bianca starebbe studiando varie ipotesi da portare al tavolo con la Cina. Tariffe orizzontali tra il 50 e il 65%, quindi dimezzate rispetto alle attuali. Oppure un sistema di dazi differenziati con i più bassi al 35%, comunque significativi, riservati a prodotti non strategici come giocattoli o vestiti, e quelli sui prodotti strategici al 100%. Senza dimenticare che su chip e elettronica varia la Casa Bianca intende presentare un pacchetto ad hoc.

La fila per trattare

Prima di dedicarsi alla Cina è probabile che gli Stati Uniti chiudano qualche accordo con altri Paesi: nei giorni scorsi la stessa Casa Bianca ha detto di avere sul tavolo 18 proposte, e che le intese con Giappone e India sarebbero vicine. Potrebbe però trattarsi di memorandum molto generici, i cui dettagli andrebbero definiti nei mesi successivi. Con l’Europa, dopo la fallimentare visita del commissario al Commercio Maros Sefcovic a Washington, e le belle parole raccolte dalla premier Giorgia Meloni, resta l’ipotesi di un incontro fra Trump e Ursula von der Leyen a margine dei funerali di Papa Francesco.

La pressione dei mercati

Un’altra incognita, l’ennesima, è quanto la maggiore moderazione mostrata da Trump nelle ultime ore, e in particolare la marcia indietro sulla sostituzione di Jerome Powell al vertice della Federal Reserve, sia stata condizionata dalle fibrillazioni sui mercati finanziari. Quelle di Wall Street, ma soprattutto quelle – ben più strategiche e inquietanti per gli Stati Uniti – sui titoli di Stato e sul dollaro, porti sicuri che ora rischiano di non esserlo più.

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