Donnet: “Ha vinto la Generali public company contro un paio di soci che volevano il controllo”
Giovanni PonsTRIESTE – Alla fine dell’assemblea Generali di Trieste il presidente Andrea Sironi e l’ad Philippe Donnet sono raggianti per la vittoria conseguita. Il voto è stato netto, la lista Mediobanca ha raccolto il consenso del 36% del capitale mentre la lista di minoranza presentata da Francesco Gaetano Caltagirone ha raccolto il 25,5% dei consensi del capitale dei soci. Il distacco è più ampio di tre anni fa. E la terza lista, quella dei gestori e fortemente voluta da Intesa Sanpaolo e Poste, non è arrivata al quorum del 5% e quindi non metterà alcun suo rappresentante in cda.
Il consiglio fotocopia e Natixis
Il nuovo consiglio sarà quasi una fotocopia dell’attuale, con Sironi presidente e Donnet ad, in totale dieci rappresentanti per la lista Mediobanca e tre per Caltagirone (Flavio Cattaneo, Marina Brogi e Fabrizio Palermo).
TRIESTE – Alla fine dell’assemblea Generali di Trieste il presidente Andrea Sironi e l’ad Philippe Donnet sono raggianti per la vittoria conseguita. Il voto è stato netto, la lista Mediobanca ha raccolto il consenso del 36% del capitale mentre la lista di minoranza presentata da Francesco Gaetano Caltagirone ha raccolto il 25,5% dei consensi del capitale dei soci. Il distacco è più ampio di tre anni fa. E la terza lista, quella dei gestori e fortemente voluta da Intesa Sanpaolo e Poste, non è arrivata al quorum del 5% e quindi non metterà alcun suo rappresentante in cda.
Il consiglio fotocopia e Natixis
Il nuovo consiglio sarà quasi una fotocopia dell’attuale, con Sironi presidente e Donnet ad, in totale dieci rappresentanti per la lista Mediobanca e tre per Caltagirone (Flavio Cattaneo, Marina Brogi e Fabrizio Palermo).
Sul tavolo c’era anche la contestata joint venture di Generali con la francese Natixis, avversata dai soci italiani e dal governo Meloni che teme per la sovranità del risparmio nazionale. “Il mercato si è espresso molto chiaramente e direi anche con grande unanimità. Io ho sempre detto che questo non era un referendum su Natixis, ma se lo fosse stato sarebbe stato vinto", ha detto Donnet ai giornalisti alla fine dell’assemblea. “Ho sempre detto che questo era il voto per la scelta di una visione per il futuro delle Generali, o come public company indipendente, italiana, internazionale e indipendente o per una Generali controllata da un paio di soci", conclude.
Il primo appuntamento il 28
Il nuovo cda si riunirà per la prima volta il 28 aprile e lì si vedrà se l’operazione Natixis avrà spazio per andare avanti. “Il Cda che ha concluso questo mandato ha lavorato con grande rispetto, con grande responsabilità, in un clima molto pacato, dove certamente a volte ci sono state opinioni differenti, ma diciamo in un clima molto sereno, quindi io sono convinto che continuerà a essere tale", ha osservato con ottimismo Sironi. Mediobanca ha vinto grazie al voto compatto degli investitori istituzionali, quasi tutti esteri, che si sono aggiunti con almeno un 18% al 13% posseduto direttamente da Piazzetta Cuccia. A loro si sono aggiunti anche una buona pattuglia di piccoli azionisti, circa un 3% e forse più, e, probabilmente la Cassa Forense (l’ente di previdenza di avvocati e architetti) che rispetto a tre anni fa ha fatto il salto della barricata passando da Caltagirone a Mediobanca.
La sorpresa Unicredit e Benetton
Le altre due sorprese dell’assemblea hanno riguardato l’Unicredit di Andrea Orcel e la Edizione Holding della famiglia Benetton. Il primo, con il suo 6,5% rastrellato nell’ultimo anno, si è schierato a sorpresa a fianco dell’imprenditore romano, voltando le spalle al mercato nella speranza di rientrare nelle grazie del governo Meloni. La famiglia di Ponzano Veneto, invece, ha rinnegato Caltagirone per cui aveva votato tre anni fa per scegliere l’astensione e facendo sapere che questa scelta è da interpretarsi come uno smarcamento da Mediobanca in vista dell’offerta di scambio lanciata dal Monte dei Paschi di Siena sui titoli di Piazzetta Cuccia che andrà in onda in estate.
La sfida finale a questo punto si consumerà proprio lì, da luglio in poi quando gli azionisti Mediobanca saranno chiamati ad aderire allo scambio di azioni con quelle della banca commerciale guidata da Luigi Lovaglio. E i fondi, anche in questo caso, saranno determinanti, in quanto rappresentano circa il 60% del capitale di Mediobanca. Finora, nelle ultime tre battaglie (nel 2022 e 2025 su Generali, nel 2023 sul rinnovo del cda Mediobanca), non hanno mai tradito Alberto Nagel, il manager che ha traghettato la merchant bank milanese nel difficile periodo post Cuccia e Maranghi. Ma Caltagirone, Delfin e il Tesoro, cioé i grandi azionisti di Mps, confidano nel fatto che i fondi che hanno votato sì all’aumento di capitale della banca senese possano anche consegnare le azioni all’offerta. Ma per conoscere il risultato di quest’ultima contesa bisognerà aspettare fino a settembre.