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Allarme Fmi sul deficit mondiale: “L’Italia continui a ridurre il debito”

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Il Fondo promuove Roma e propone di eliminare la flat tax sugli autonomi. Oggi il faccia a faccia Giorgetti-Bessent
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WASHINGTON – “L’Italia deve continuare il consolidamento del debito”. Non esita un istante Vitor Gaspar, direttore del Fiscal affairs department al Fondo monetario internazionale, quando gli chiediamo cosa dovrebbe fare il nostro Paese davanti all’incertezza che domina la scena globale, a causa delle guerre commerciali scatenate dal presidente americano Trump.

Il Fondo apprezza la linea seguita finora da Roma, ma incoraggia ad andare avanti su questa strada, nonostante la frenata della crescita prevista a causa dei dazi, i maggiori investimenti necessari per la difesa, le spese di lungo termine legate ai problemi demografici e strutturali dell’intera Europa. Ieri Trump, dopo aver rinunciato a licenziare il capo della Federal Reserve, Jerom…

WASHINGTON – “L’Italia deve continuare il consolidamento del debito”. Non esita un istante Vitor Gaspar, direttore del Fiscal affairs department al Fondo monetario internazionale, quando gli chiediamo cosa dovrebbe fare il nostro Paese davanti all’incertezza che domina la scena globale, a causa delle guerre commerciali scatenate dal presidente americano Trump.

Il Fondo apprezza la linea seguita finora da Roma, ma incoraggia ad andare avanti su questa strada, nonostante la frenata della crescita prevista a causa dei dazi, i maggiori investimenti necessari per la difesa, le spese di lungo termine legate ai problemi demografici e strutturali dell’intera Europa. Ieri Trump, dopo aver rinunciato a licenziare il capo della Federal Reserve, Jerome Powell, ha lanciato altri segnali concilianti ai mercati, aprendo la porta al negoziato con la Cina per ridurre le tariffe.

Ciò non toglie che secondo il Fiscal monitor dell’Fmi, la situazione di bilancio globale si è deteriorata, con prospettive ancora peggiori provocate dall’incertezza molto elevata.

Fmi, le stime sul debito globale

Il Fondo prevede un rialzo per debito e deficit mondiali, con lo scenario peggiore in cui il debito pubblico potrebbe salire fino al 117% del Pil entro il 2027. «Prevediamo che aumenterà quest’anno di 2,8 punti percentuali, più del doppio delle stime del 2024, portando i livelli di debito sopra il 95% del Pil».L’Italia in questo quadro potrebbe considerare di ampliare la base imponibile eliminando le “flat tax” sul lavoro autonomo.

«Le economie avanzate con una popolazione che invecchia dovrebbero ridefinire le priorità di spesa, promuovere riforma pensionistiche e sanitarie, eliminare gli incentivi fiscali inefficienti, ampliare la base imponibile e proseguire politiche attive del lavoro. L’ampliamento della base imponibile può comportare l’eliminazione delle flat tax sul lavoro autonomo in Italia».

Giorgetti incontra i funzionari italiani

Il ministro Giorgetti, incontrando i funzionari italiani al Fondo e alla Banca mondiale, ha commentato così: «Viviamo insieme questo momento storico. Noi cercheremo di farlo al meglio, voi continuate con la consueta professionalità e dedizione. Miglioriamo ancora di più per superare gli ostacoli e avere un lieto fine». Ieri il titolare del Mef ha visto tre agenzie di rating e partecipato al G7 finanziario.

Oggi incontra il segretario al Tesoro Usa, Bessent, che ha avvertito chi continua a fare affari in Russia che non avrà accesso alla ricostruzione dell’Ucraina. L’Fmi non prevede una recessione in Europa a causa dei dazi, ma teme shock ancora difficili da prevedere. Nonostante il rallentamento della crescita, però, sottolinea l’apprezzamento per la disciplina fiscale scelta da Roma e la sollecita a proseguire sulla via del consolidamento, anche se il Pil rallenterà di quasi la metà, rispetto alle stime precedenti.

Le richieste del Fondo all’Italia

Questo resta un punto irrinunciabile per il Fondo, che sta portando l’Italia vicino alla soglia del 3%, anche con gli aumenti della spesa all’orizzonte. Ad esempio per la difesa, che però richiede la definizione di un “blueprint”, un piano europeo che distribuisca i compiti in base alle competenze dei vari paesi e delle necessità.

Giorgetti sa che gli investimenti dovranno aumentare, visto che al vertice Nato di giugno Trump chiederà di puntare al 5% del Pil, ma sa che Roma non può permettersi di farlo in maniera immediata e quindi cerca di usare la definizione del piano europeo anche per diluire gli interventi. A questo si sommano i problemi strutturali dell’eurozona, che a causa del mancato completamento del mercato unico si impone dazi interni del 44%,

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