Generali, vince Mediobanca. Donnet incassa la riconferma
Giovanni PonsIl ceo di Mediobanca Alberto Nagel in occasione della presentazione del nuovo piano industriale. REUTERS/Flavio Lo Scalzo
(reuters)Trieste – La grande battaglia per il controllo delle Generali si conclude per la seconda volta consecutiva con la vittoria di Mediobanca e la sconfitta degli azionisti italiani guidati da Francesco Gaetano Caltagirone. E ancora una volta il successo è determinato dal mercato, dai fondi internazionali, che hanno votato compatti per il management e per la continuità della gestione. Circa il 18% del capitale in mano ai fondi si è infatti saldato con il 13% controllato da Mediobanca, con quasi il 4% dei piccoli azionisti accorsi al nuovo Generali Convention Center di Trieste e, a sorpresa, con l’1,2% della Cassa Forense (ente previdenziale degli avvocati). Per un totale del 36% del capitale che si è confrontato con un 25,3% che ha raccolto la lista Caltagirone mettendo insieme le partecipazioni dello stesso imprenditore romano (6,82%), della Delfin della famiglia Del Vecchio (9,93%), di Unicredit (6,51%) e della Fondazione Crt (2,1%). Il divario è stato di 11 punti percentuali, più alto d…
Trieste – La grande battaglia per il controllo delle Generali si conclude per la seconda volta consecutiva con la vittoria di Mediobanca e la sconfitta degli azionisti italiani guidati da Francesco Gaetano Caltagirone. E ancora una volta il successo è determinato dal mercato, dai fondi internazionali, che hanno votato compatti per il management e per la continuità della gestione. Circa il 18% del capitale in mano ai fondi si è infatti saldato con il 13% controllato da Mediobanca, con quasi il 4% dei piccoli azionisti accorsi al nuovo Generali Convention Center di Trieste e, a sorpresa, con l’1,2% della Cassa Forense (ente previdenziale degli avvocati). Per un totale del 36% del capitale che si è confrontato con un 25,3% che ha raccolto la lista Caltagirone mettendo insieme le partecipazioni dello stesso imprenditore romano (6,82%), della Delfin della famiglia Del Vecchio (9,93%), di Unicredit (6,51%) e della Fondazione Crt (2,1%). Il divario è stato di 11 punti percentuali, più alto dei circa 10 punti registrati nell’assemblea 2022, come ha fatto rimarcare il commento emesso nella serata di ieri da Mediobanca. «Constatiamo con soddisfazione che la nostra lista ha conseguito un supporto molto forte in assemblea, in particolare dagli investitori istituzionali, ampliando il divario, con riferimento alla seconda lista più votata, rispetto alle votazioni del 2022».
Ma soprattutto l’assemblea di ieri ha ribadito il concetto che Generali è ancora una public company nonostante la presenza forte di due soci, Caltagirone e Delfin, a cui ieri se ne è aggiunto un altro, Unicredit, mentre è venuto a mancare il supporto di Edizione della famiglia Benetton che si è astenuta.
«Questo non era un referendum per Natixis. Era il voto per la scelta di una visione per le Generali, per il futuro delle Generali come public company indipendente, italiana, internazionale e indipendente o per una Generali controllata da un paio di soci», ha detto Philippe Donnet al termine dell’assemblea.
Il riferimento a Natixis rimanda alla joint venture tra Generali Investment holding e il gruppo francese nella gestione del risparmio annunciata il gennaio scorso. L’operazione è stata contestata dai soci privati e dai loro rappresentanti in cda e anche il governo Meloni, attraverso il sottosegretario Fazzolari e il vicepremier Matteo Salvini, ha espresso forti timori per la sovranità del risparmio degli assicurati italiani. Ora bisognerà vedere se su questa operazione il nuovo cda di Generali andrà avanti compatto. Finora è stato firmato un contratto preliminare non vincolante e si dovrebbe arrivare in tempi non lunghi alla firma del contratto vincolante. Poi il tutto sarà sottoposto al vaglio delle autorità, tra cui quella del Golden power governativo che la vaglierà in tutti i suoi dettagli. «Sarà un’occasione per chiarire qualsiasi dubbio», ha detto qualche settimane fa Donnet, sottolineando che poi sarà il cda a trarre le conclusioni.
La prima occasione di confronto sarà già il 28 aprile quando il nuovo cda si riunirà per la prima volta per distribuire le deleghe. È un cda molto simile a quello attuale, con 10 rappresentanti tratti dalla lista di Mediobanca, tra cui il presidente Andrea Sironi e l’ad Donnet, e tre dalla lista Caltagirone, Flavio Cattaneo, Marina Brogi e Fabrizio Palermo. Nessun consigliere è stato tratto dalla lista presentata dai gestori, promossa in particolare da Intesa Sanpaolo e Poste, poiché ha catalizzato solo il 2,5% del capitale di Generali mentre la soglia minima era fissata al 5%. «Sono convinto che questo cda continuerà a lavorare in un clima sereno e pacato - ha detto Sironi - c’è grande continuità e sono molto ottimista».