Non si tratta solo delle imprese energivore, e neanche solo di quelle industriali: «Stiamo vivendo un anno apocalittico, tra il rialzo dei costi delle materie prime e dell’energia, le guerre e i dazi del presidente Trump, che dice una cosa la mattina e una diversa la sera», rileva Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta e ceo di Gmi, azienda di Aosta che offre servizi per le industrie dell’ acciaio tra cui Cogne Acciai Speciali. «Servono subito misure strutturali: se il governo non interviene è a rischio il futuro di tutti, non solo di settori come la siderurgia o la farmaceutica, anche il negozietto o il panificio potrebbero non riuscire più a sopravvivere».
Quali misure vi aspettavate in particolare dal decreto bollette appena approvato?
«Avevamo f…
Non si tratta solo delle imprese energivore, e neanche solo di quelle industriali: «Stiamo vivendo un anno apocalittico, tra il rialzo dei costi delle materie prime e dell’energia, le guerre e i dazi del presidente Trump, che dice una cosa la mattina e una diversa la sera», rileva Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta e ceo di Gmi, azienda di Aosta che offre servizi per le industrie dell’ acciaio tra cui Cogne Acciai Speciali. «Servono subito misure strutturali: se il governo non interviene è a rischio il futuro di tutti, non solo di settori come la siderurgia o la farmaceutica, anche il negozietto o il panificio potrebbero non riuscire più a sopravvivere».
Quali misure vi aspettavate in particolare dal decreto bollette appena approvato?
«Avevamo fatto richieste precise di interventi strutturali per ridurre il costo dell’energia: l’estensione alle Pmi della riduzione degli oneri di sistema, l’eliminazione dello spread esistente tra il mercato europeo e quello italiano del gas, che vale 1,3 miliardi di euro l’anno, il disallineamento del prezzo dell’elettricità rispetto a quello del gas».
Interventi di cui si parla da quando è esplosa la crisi per la guerra in Ucraina. Da allora non c’è stato alcun tipo di miglioramento?
«I segnali dei forti aumenti c’erano già prima della guerra, e già l’allora presidente di Confindustria Bonomi aveva sollevato la questione, che alcuni mesi dopo è esplosa, eppure non abbiamo visto alcuna risposta strutturale al costo elevato dell’energia elettrica. Ci siamo sganciati dalle forniture russe e compriamo il gas in Algeria, è vero, ma è una scelta che non ci garantisce da possibili problemi a medio-lungo termine».
Neanche l’aumento della produzione da rinnovabili ha migliorato il mercato italiano?
«In effetti da questo punto di vista i passi in avanti ci sono stati, ci sono aziende come la Cva (Compagnia Valdostana delle Acque) che hanno una produzione elettrica al 100% da rinnovabili, tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico. È la direzione giusta anche per la sostenibilità, un aspetto al quale io sono particolarmente sensibile, ho tre figli piccoli e naturalmente ho a cuore il futuro del pianeta. Però, dato il grande fabbisogno energetico delle aziende italiane, non possiamo pensare che le rinnovabili da sole possano rappresentare la soluzione: servono comunque subito misure strutturali per abbassare i costi».
Quanto ci penalizza in questo momento il caro-bollette?
«Le tariffe in Italia sono più alte tra il 35 e il 40% rispetto a quelle dei nostri concorrenti europei. L’impatto rende i nostri prodotti poco competitivi. Faccio un esempio riferito al mio settore, la siderurgia: una tonnellata di materiale costa il 40% in più rispetto a prodotti simili, anche se la qualità non è la stessa. Finora ci ha salvati il fatto che la nostra qualità fa la differenza. Ci sostiene anche la nostra capacità di non mollare mai, però uno svantaggio competitivo di questo tipo appesantisce tutti».
Quali sono i settori più esposti in questo momento?
«Tutti, anche il piccolo panificio: all’aumento delle tariffe energetiche si somma quello delle materie prime. Però c’è sicuramente un grosso punto interrogativo sul futuro di settori come il siderurgico, l’automotive, il tessile, il farmaceutico. Anche l’agricoltura è in grande difficoltà».