MILANO – A pochi giorni dalla vittoria nell’assemblea delle Generali, Mediobanca torna all’attacco lanciando un’offerta pubblica di scambio su Banca Generali, quotata a Piazza Affari e di cui la compagnia triestina è primo azionista con oltre il 50% del capitale. In questo nuovo atto del risiko, la mossa dell’ad Alberto Nagel potrebbe ostacolare l’Ops del Monte dei Paschi sulla stessa Mediobanca, offrendo agli azionisti un’alternativa alle mire espansionistiche di Siena. Ecco il perché e tutti gli altri dettagli dell’offerta.
Cosa offre Mediobanca per Banca Generali?
L’offerta pubblica di scambio (Ops) è un’operazione in cui la società offerente propone agli azionisti della società che vuole acquisire uno scambio di azioni. Per la totalità delle azioni…
MILANO – A pochi giorni dalla vittoria nell’assemblea delle Generali, Mediobanca torna all’attacco lanciando un’offerta pubblica di scambio su Banca Generali, quotata a Piazza Affari e di cui la compagnia triestina è primo azionista con oltre il 50% del capitale. In questo nuovo atto del risiko, la mossa dell’ad Alberto Nagel potrebbe ostacolare l’Ops del Monte dei Paschi sulla stessa Mediobanca, offrendo agli azionisti un’alternativa alle mire espansionistiche di Siena. Ecco il perché e tutti gli altri dettagli dell’offerta.
Cosa offre Mediobanca per Banca Generali?
L’offerta pubblica di scambio (Ops) è un’operazione in cui la società offerente propone agli azionisti della società che vuole acquisire uno scambio di azioni. Per la totalità delle azioni di Banca Generali, Mediobanca offre la sua quota nel Leone, pari al 13,04%, con questa formula: vende 1,7 azioni della compagnia triestina per ogni azione Banca Generali ex dividendo, ovvero senza il diritto alla cedola già dichiarata o in prossimo pagamento. Il concambio si traduce in un prezzo implicito dell’offerta di 54,17 euro per azione, che rispetto alle quotazioni di venerdì prevede un premio dell’11%. La partecipazione verrebbe così ceduta per 6,3 miliardi, con una plusvalenza di 2,2 miliardi per le casse di Mediobanca.
Mediobanca, Generali e Banca Generali, cosa lega il capitale di questi istituti.
Come detto, Mediobanca è il primo socio delle Generali, seguita dal gruppo Caltagirone (6,82%), la holding dei Del Vecchio (9,93%) e la famiglia Benetton (4,83%). Ma a loro volta, Caltagirone e Delfin detengono una quota in Piazzetta Cuccia, rispettivamente pari al 7% e al 19,8%, oltre che in Mps, banca che a gennaio ha lanciato un’Ops per acquisire Mediobanca. Nelle mani dell'imprenditore romano c’è il 5% di Siena, mentre gli eredi del patron di Luxottica ne detengono circa il 9,8%. Caltagirone e Delfin hanno sostenuto la stessa lista per il consiglio delle Generali, riuscendo a ottenere i voti anche di Unicredit, Fondazione Crt e altri azionisti minori, assicurandosi così tre posti in cda. Gli altri 10 sono stati scelti da Mediobanca, che ora si trova con un consiglio “amico”.
Perché Mediobanca è interessata a Banca Generali?
A detta del management, Banca Generali rappresenta “un’opportunità unica” per Mediobanca per l’elevata complementarità, la qualità dell’asset e la possibilità di creare valore per tutti gli stakeholders. In conferenza stampa l’ad Alberto Nagel ha spiegato che con l’Ops “cambia la relazione fra Mediobanca e Generali, che da partecipazione finanziaria diventa un partner industriale”. A chi segue le recenti vicende bancarie non sfugge di certo che la mossa di Piazzetta Cuccia è una risposta all’attacco di Mps: i soci adesso dovranno decidere se è più conveniente per loro comprare Banca Generali e proseguire il percorso di crescita con Nagel e il suo management oppure se preferiscono consegnare le proprie azioni Mediobanca al Monte dei Paschi guidato da Luigi Lovaglio. Spiegando l’operazione in conferenza stampa, Nagel precisa che non si tratta di “un’operazione difensiva, ma offensiva”.
Qual è l’obiettivo di Mediobanca?
L’operazione è finalizzata alla revoca del titolo dalla Borsa e mira all’integrazione di Banca Generali nella divisione wealth management di Mediobanca, realizzando così l’obiettivo del piano strategico One Brand – One Culture di affermare definitivamente Piazzetta Cuccia come leader nel panorama italiano del risparmio gestito. Con l’eredità della sua preda, diventerebbe il secondo attore per totali attivi (210 miliardi di attività finanziarie della clientela) e rete distributiva (circa 3.700 professionisti), con un focus sulla fascia alta del mercato. Quanto al brand, Nagel propone di sostituire quello dell’acquisita con il proprio, “perché è il migliore in Italia”.
Quali sono i vantaggi finanziari dell’operazione?
Con l’operazione, Mediobanca prevede di potenziare il proprio profilo reddituale e patrimoniale, tramite una significativa riallocazione di capitale, e ridisegnare il mix di ricavi e utili. Oltre a garantire alla banca milanese una plusvalenza di 2,2 miliardi, l’operazione dovrebbe trasformare il rapporto con le Generali da finanziario a industriale, estendendo la collaborazione che la compagnia ha con l’attuale controllata al nuovo perimetro del gruppo guidato da Nagel.
Secondo le stime del management, l’operazione porterà la divisione wealth management a pesare per quasi la metà sul bilancio del gruppo, raddoppiando i ricavi a 2 miliardi e quadruplicando l’utile a 800 milioni. Mediobanca ne uscirebbe con ricavi maggiorati del 15% a 4,4 miliardi e 1,5 miliardi di utile netto (+15%), con prospettive di crescita “ben superiori al mercato”.
Infine, l’Ops dovrebbe generare 300 milioni di sinergie (utile al lordo delle imposte), 50% di costo, 28% da ricavi, 22% da funding, “a basso rischio di esecuzione vista l’elevata complementarietà delle due società e il forte razionale industriale dell’operazione”, recita la nota. Nonostante l’operazione, la banca conferma la distribuzione ai propri soci di 4 miliardi di euro nell’arco del piano 2023-26.
Chi dovrà esprimersi sull’Ops?
Poiché Mediobanca è sotto Ops da parte del Monte, la passivity rule impone che l’offerta su Banca Generali sia approvata dall’assemblea ordinaria, convocata per il prossimo 16 giugno. Inoltre, il cda ha fissato la soglia di accettazione al 50% più un’azione. Oltre alle solite autorizzazioni regolamentari, come l’ok di Consob, Banca d’Italia e il golden power, quest’offerta è condizionata al perfezionamento degli accordi di collaborazione con Generali e Banca Generali e all’assunzione da parte del Leone di un impegno a non vendere le azioni proprie ricevute come corrispettivo per dodici mesi a partire dal perfezionamento dell’offerta (la cosiddetta clausola di lock-up).
Quali sono i tempi dell’Ops?
A maggio Mediobanca presenterà le richieste di via libera alle autorità competenti, poi il 16 giugno riunirà i soci per votare l’operazione. Secondo le previsioni del management, l’offerta partirà nell’estate e sarà completata entro ottobre 2025, con l’ok dalle autorità entro settembre, mentre la piena integrazione di Banca Generali dovrebbe avvenire approssimativamente nei 12 mesi successivi. La maggior parte delle sinergie dovrebbero essere implementate entro 24 mesi.