Dazi Usa su auto, acciaio e alluminio: l’export italiano a rischio vale 12 miliardi
di Massimo FerraroROMA – In attesa di conoscere le mosse di Donald Trump sui dazi specifici, le tariffe già in vigore su alluminio, acciaio e veicoli, e quelli in arrivo sulla componentistica auto, al 25% riguardano12 miliardi di dollari di prodotti esportati dall’Italia verso gli Stati Uniti. È quanto emerge dai dati raccolti ed elaborati dalla Fiom-Cgil e presentati da Matteo Gaddi, del centro studi Fiom nazionale, e dal segretario generale Fiom Michele De Palma. Lo studio non riguarda solo i dazi americani, ma raccoglie anche i numeri delle aziende in crisi nel settore metalmeccanico. Dalle 40 compagini in difficoltà che si sono sedute al tavolo del Mimit in cerca di una soluzione, sono 13.571 i lavoratori diretti che hanno perso il posto, e negli ultimi tre anni il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 36%. Segno che il settore ha bisogno di attenzione, di investimenti e di un piano strategico industriale.
ROMA – In attesa di conoscere le mosse di Donald Trump sui dazi specifici, le tariffe già in vigore su alluminio, acciaio e veicoli, e quelli in arrivo sulla componentistica auto, al 25% riguardano12 miliardi di dollari di prodotti esportati dall’Italia verso gli Stati Uniti. È quanto emerge dai dati raccolti ed elaborati dalla Fiom-Cgil e presentati da Matteo Gaddi, del centro studi Fiom nazionale, e dal segretario generale Fiom Michele De Palma. Lo studio non riguarda solo i dazi americani, ma raccoglie anche i numeri delle aziende in crisi nel settore metalmeccanico. Dalle 40 compagini in difficoltà che si sono sedute al tavolo del Mimit in cerca di una soluzione, sono 13.571 i lavoratori diretti che hanno perso il posto, e negli ultimi tre anni il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 36%. Segno che il settore ha bisogno di attenzione, di investimenti e di un piano strategico industriale.
Dazi, il peso sull’export italiano
Il centro studi Fiom, elaborando i dati Comtrade dell’Ufficio statistico delle Nazioni Unite, mostra come il mercato americano per i prodotti metalmeccanici realizzati in Italia pesa vale il 10% del nostro export. Il partner più forte rimane l’Unione europea, Germania in testa. Berlino è a sua volta un forte esportatore verso gli Stati Uniti, un dato da tenere in conto perché può pesare come effetto indiretto sull’export italiano.
Metà del valore dei prodotti metalmeccanici che vendiamo Oltreoceano è costituito da macchinari e impianti (per packaging e imbottigliamento, pompe idrauliche, carrelli elevatori, valvole, alberi di trasmissione, convertitori). In attesa di capire cosa farà Donald Trump con i dazi specifici già in vigore, quelli sull’alluminio riguardano ora scambi per un valore complessivo di 3,4 miliardi di dollari di export italiano, quelli sull’acciaio 2,2 miliardi, quelli sui veicoli 3,65 e quelli sulla componentistica 2,75 miliardi.
De Palma: “Serve una risposta da Italia e Ue”
“La guerra dei dazi rischia di essere pagata prima di tutto da lavoratori e lavoratrici, con la ricollocazione e delocalizzazione delle aziende”. Lo dichiara il segretario De Palma presentando i numeri. La risposta non può venire solo dall’Italia, ma deve essere comunitaria. Bisogna “diversificare i partner commerciali, puntare a una dinamica di equilibrio tra import ed export e quindi superare un modello economico basato sulle esportazioni e sull’alta marginalità”. Mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a pochi giorni dal Primo Maggio, volgeva l’attenzione ai salari bassi come prima vera crisi del lavoro da affrontare, De Palma puntava sulla centralità e il coinvolgimento dei lavoratori per affrontare le sfide del settore.
“Tutti i cambiamenti devono essere affrontati con i lavoratori e non contro – il messaggio del segretario Fiom-Cgil – i licenziamenti devono essere bloccati e sostituiti da politiche inclusive. Le crisi, i dazi, la transizione devono essere affrontati con la contrattazione di nuovi strumenti e azioni che aiutino un cambio di modello economico e sociale ma che garantisca standard contrattuali, sindacali, legislativi e ambientali di progressivo equilibrio”.
I tavoli di crisi nel settore metalmeccanico
Il numero di addetti attualmente coinvolti dalla crisi, in ammortizzatori sociali o esuberi, è pari a 19.364: Il 49,2% degli addetti attualmente in forza a tali aziende metalmeccaniche nei diversi settori. Negli ultimi anni a perdere il lavoro sono stati 13.571, ma si tratta solo di quelli diretti delle circa 40 aziende prese in esame, senza contare gli effetti indiretti sulle commesse e gli ordini annullati.
Nell'automotive, dall'origine delle crisi ad oggi, sono stati persi 2.127 Posti di lavoro, il totale degli addetti coinvolti dagli ammortizzatori sociali costituisce circa il 59% dei dipendenti attuali. Nella siderurgia, dall'origine delle crisi ad oggi, sono stati persi 6.308 Posti di lavoro e il totale degli addetti coinvolti dagli ammortizzatori sociali costituisce il 47% dei dipendenti. Nell'elettrodomestico, dall'origine delle crisi ad oggi, in questo settore sono stati persi 1.232 Posti di lavoro, il totale degli addetti coinvolti dagli ammortizzatori sociali costituisce il 24% di dipendenti. A questi si aggiungono i principali tavoli di crisi delle centrali termoelettriche e nei petrolchimici: i dipendenti metalmeccanici degli appalti coinvolti nei piani di riconversione e dismissione sono pari a 7.836.