Bombardieri: “Morti sul lavoro, cifre da guerra civile. Serve un reato di omicidio specifico”
di Valentina ConteROMA – «Sarebbe ora che di sicurezza e di lavoro si parlasse tutto l’anno e non solo alla vigilia del Primo Maggio e mai più prima e dopo». Il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri non sa nulla di cosa il governo prepara. «Non vediamo la premier Meloni da novembre, a manovra già chiusa».
Segretario, e se arrivassero più fondi per la sicurezza?
«Vediamo di cosa si parla. Ma la sicurezza non è solo una questione di soldi. È chiaro che servono più investimenti per la formazione, la prevenzione, le ispezioni. Ma c’è anche altro. Intervenire ad esempio sulle gare al massimo ribasso e sugli appalti a cascata. Istituire l’omicidio sul lavoro. E una procura speciale».
Perché insistere sul penale?
«Quando un’impresa modifica i dispositivi di sicurezza per non fermare le macchine e fare più profitti, come accaduto all’orditoio di Luana D’Orazio, non è un incidente. È un omicidio e va trattato come tale».
Come si spiega i numeri sempre molto alti di morti e infortuni?
«Una qu…
ROMA – «Sarebbe ora che di sicurezza e di lavoro si parlasse tutto l’anno e non solo alla vigilia del Primo Maggio e mai più prima e dopo». Il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri non sa nulla di cosa il governo prepara. «Non vediamo la premier Meloni da novembre, a manovra già chiusa».
Segretario, e se arrivassero più fondi per la sicurezza?
«Vediamo di cosa si parla. Ma la sicurezza non è solo una questione di soldi. È chiaro che servono più investimenti per la formazione, la prevenzione, le ispezioni. Ma c’è anche altro. Intervenire ad esempio sulle gare al massimo ribasso e sugli appalti a cascata. Istituire l’omicidio sul lavoro. E una procura speciale».
Perché insistere sul penale?
«Quando un’impresa modifica i dispositivi di sicurezza per non fermare le macchine e fare più profitti, come accaduto all’orditoio di Luana D’Orazio, non è un incidente. È un omicidio e va trattato come tale».
Come si spiega i numeri sempre molto alti di morti e infortuni?
«Una questione culturale, oltre che di profitto e violazione delle leggi. Non solo di questo periodo. E di questo governo. Ci siamo assuefatti all’idea che un incidente possa capitare. Ma qui abbiamo cifre da guerra civile, oltre mille morti e 500 mila infortuni all’anno. Dal 1983 al 2018 Istat e Inail contano 55mila morti sul lavoro contro 6.081 vittime della criminalità organizzata. In questo Paese si muore più di lavoro che di mafia. E se la mafia uccidesse più di tre persone al giorno, come reagirebbe il governo?».
Come reagisce invece?
«Con la patente a crediti concessa a 500 mila imprese su 5 milioni e nemmeno una ritirata. Con nuovi ispettori assunti, ma decisi dal governo Draghi e insufficienti».
Cosa significa dedicare il Primo maggio alla sicurezza sul lavoro?
«Riportare al centro la persona e la sua dignità. Parlare del lavoro precario e povero. Non lasciare sole le famiglie di chi muore».
Lei sarà dove è morta Luana.
«A Montemurlo, nella zona del tessile di Prato. Storia che ci parla ancora: ragazza, apprendista, senza tutor. Un lavoratore non è un Supereroe. Vuole solo ritornare a casa la sera».