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Offerta di Mediobanca su Banca Generali. Nagel: è l’alternativa

L’ad Mediobanca Alberto Nagel alla conferenza stampa a Mediobanca per presentare l’offerta pubblica pubblica su Banca Generali Milano 28 Aprile 2025 ANSA/MATTEO CORNER (ansa)

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Ops da 6,3 miliardi in azioni Generali sulla società del risparmio gestito. L’ad: “Nasce un chiaro leader italiano, non vedo criticità dal golden power”
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Milano - Alberto Nagel, numero uno di Mediobanca, spariglia le carte del risiko bancario italiano. E fa la sua mossa a sorpresa scegliendo di passare all’attacco puntando al controllo di Banca Generali, società del risparmio gestito controllata al 50,2% dalla compagnia triestina. Una preda che sta studiando da almeno cinque anni e ora sarebbe giunto il momento dell’affondo decisivo. La combinazione tra Mediobanca e Banca Generali, infatti, avrebbe un forte sapore industriale perché si verrebbe a creare un leader europeo nel segmento del risparmio gestito. «Nasce un leader del Wealth Management che, unendo una comune filosofia di eccellenza e performance, si pone come riferimento nel panorama del sistema finanziario italiano ed europeo - ha sottolineato Nagel -. La premier aveva evocato proprio questo, non mi aspetto criticità dal golden power, comunque parleremo con tutti».

Milano - Alberto Nagel, numero uno di Mediobanca, spariglia le carte del risiko bancario italiano. E fa la sua mossa a sorpresa scegliendo di passare all’attacco puntando al controllo di Banca Generali, società del risparmio gestito controllata al 50,2% dalla compagnia triestina. Una preda che sta studiando da almeno cinque anni e ora sarebbe giunto il momento dell’affondo decisivo. La combinazione tra Mediobanca e Banca Generali, infatti, avrebbe un forte sapore industriale perché si verrebbe a creare un leader europeo nel segmento del risparmio gestito. «Nasce un leader del Wealth Management che, unendo una comune filosofia di eccellenza e performance, si pone come riferimento nel panorama del sistema finanziario italiano ed europeo - ha sottolineato Nagel -. La premier aveva evocato proprio questo, non mi aspetto criticità dal golden power, comunque parleremo con tutti».

L’operazione annunciata da Mediobanca non prevede esborso di soldi ma semplicemente uno scambio azionario, tra il pacchetto del 13% di azioni Generali oggi in portafoglio che viene offerto come pagamento delle azioni Banca Generali. Valore dell’offerta 6,3 miliardi. Per far ciò occorre trasformare il rapporto finanziario che da tanti anni lega Mediobanca con Generali in un rapporto industriale. Tra le condizioni per il buon esito dell’operazione c’è infatti una nuova stesura di accordi con Generali e Banca Generali che assicurino la distribuzione di prodotti assicurativi e di risparmio gestito sulla nuova piattaforma che si verrebbe a formare tra i 3700 promotori di Banca Generali e la rete di Mediobanca Premier. Il tutto rivolto a una clientela medio alta di risparmiatori e imprenditori. I benefici di questa integrazione sono stati misurati dagli uomini di Mediobanca: 4,4 miliardi di ricavi (più 15%) di cui 1,8 di commissioni nette; 1,5 miliardi di utile netto; sinergie per 300 milioni; ritorno sul capitale investito dal 14 ad oltre il 20%. Il Wealth management diventerebbe la gamba più importante del business di Mediobanca da cui trarre il 50% dei ricavi e dell’utile, il 30% rappresenterebbe il credito al consumo di Compass e il 20% la tradizionale consulenza per le operazioni di M&a.

Tutto ciò è ancora sulla carta. Per diventare una vera alternativa sul tavolo servirà che il cda di Generali sia d’accordo nell’effettuare lo scambio di pacchetti azionari e che il 16 giugno prossimo i soci Mediobanca in assemblea votino a favore con almeno il 50% del capitale presente. Solo in quel momento l’operazione su Banca Generali potrà partire quasi in parallelo con l’altra che è già sul tavolo ed è stata lanciata dal Monte dei Paschi di Siena proprio sulle azioni Mediobanca. «Ai nostri azionisti penso che debbano essere proposte delle alternative e che poi stia a loro decidere - ha aggiunto Nagel -. Noi abbiamo il compito di gestire la banca, proporre delle soluzioni che facciano crescere il valore e svilupparla, in modo che queste ipotesi possano essere messe in confronto».

La scelta sarà tra l’accelerazione dell’attuale modello di business con l’incorporazione di Banca Generali o benedire l’arrivo di una banca commerciale come Mps che vuole aggiungere il credito al consumo e il Wealth management al proprio business e che considera «non cruciale» la partecipazione in Generali. Una sfida che riguarderà non solo il mercato dei fondi internazionali presenti nel capitale di Mediobanca con oltre il 50%, ma alcuni azionisti forti.

Si tratta di Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio) che possiede il 20% e dell’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone che ha poco meno del 7%. I quali da tempo stanno provando a recidere il legame tra Mediobanca e Generali. «Molti ci hanno accusato di essere troppo dipendenti da Generali in passato e questa operazione su Banca Generali non è una risposta diretta a questa critica, ma la soluzione a un tema che era sul tavolo», ha concluso Nagel.

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