La cessione di Banca Generali divide di nuovo i soci del Leone
Giovanni PonsAlberto Nagel, ceo di Mediobanca, ottobre 2024. Giuliano Berti/Bloomberg via Getty Images
Milano – Il giorno dopo l’annuncio da parte di Mediobanca dell’Ops su Banca Generali i diversi attori in campo cominciano a trarre le prime considerazioni. Il primo punto di osservazione è quello degli azionisti Mediobanca che stanno mostrando un notevole apprezzamento dell’operazione. L’integrazione con Banca Generali è stata studiata dagli uomini di Piazzetta Cuccia da cinque anni a questa parte ed era stata già testata a più riprese con gli investitori istituzionali. Il fatto di sostituire una partecipazione finanziaria (il 13% di Generali) con un alto ritorno sul capitale investito, con una partnership industriale (sempre con Generali) da far crescere attraverso la veicolazione di prodotti assicurativi sulla rete di promotori finanziari, è sicuramente attraente. Secondo la Lex del Financial Times Mediobanca potrebbe diventare una mini-Ubs, nel senso di una banca che produce almeno il 50% dei suoi ricavi e dei suoi utili nell’area del cosiddetto Wealth management, cioé dalla gestio…
Milano – Il giorno dopo l’annuncio da parte di Mediobanca dell’Ops su Banca Generali i diversi attori in campo cominciano a trarre le prime considerazioni. Il primo punto di osservazione è quello degli azionisti Mediobanca che stanno mostrando un notevole apprezzamento dell’operazione. L’integrazione con Banca Generali è stata studiata dagli uomini di Piazzetta Cuccia da cinque anni a questa parte ed era stata già testata a più riprese con gli investitori istituzionali. Il fatto di sostituire una partecipazione finanziaria (il 13% di Generali) con un alto ritorno sul capitale investito, con una partnership industriale (sempre con Generali) da far crescere attraverso la veicolazione di prodotti assicurativi sulla rete di promotori finanziari, è sicuramente attraente. Secondo la Lex del Financial Times Mediobanca potrebbe diventare una mini-Ubs, nel senso di una banca che produce almeno il 50% dei suoi ricavi e dei suoi utili nell’area del cosiddetto Wealth management, cioé dalla gestione della ricchezza alla parte più facoltosa della clientela. L’unione di Mediobanca e Banca Generali produrrebbe anche sinergie di costi e diventerebbe il secondo polo del risparmio in Italia per masse gestite, dietro solo a Fideuram-Intesa e davanti a Fineco e Banca Mediolanum. Un obbiettivo auspicato anche dalla premier Giorgia Meloni e da vari esponenti di governo.
L’operazione è talmente buona per Mediobanca che anche i soci forti Delfin e Caltagirone, che in passato hanno messo sotto pressione il management, potrebbero avallarla nell’assemblea del 16 giugno. E a questo riguardo c’è chi ricorda una delle rare dichiarazioni di Leonardo Del Vecchio rilasciata nell’ottobre 2019 al sito Business Insider, riguardo la strategia di Mediobanca di cui era diventato azionista. «L’azienda deve dare il massimo, è rimasta piccola e forse qualcuno si è seduto sugli allori visto che la metà dei suoi profitti sono sicuri, venendo da partecipate come Generali e Compass», aveva osservato il fondatore di Luxottica. «Quando si presentano delle opportunità bisogna coglierle al volo per crescere, come ha fatto Intesa nel corso degli anni, o come in Francia ha fatto Bernard Arnault, attraverso acquisizioni. È questa la strada».
Delfin e Caltagirone, inoltre, sono convinti che la conquista di Banca Generali non sia in antitesi con l’Ops di Mps su Mediobanca, anzi. Alla fine il mercato potrebbe votare sì nell’assemblea Mediobanca e poi consegnare le azioni alla banca guidata da Luigi Lovaglio, rafforzando ancora di più il gruppo. In Piazzetta Cuccia, invece, pensano che l’arrivo di Mps andrebbe a indebolire la struttura.
Se però si passa ad analizzare l’operazione Banca Generali dal punto di vista dell’azionista Generali, che deve decidere se vendere il 50,2% delle azioni della controllata, qualche difficoltà emerge. E i punti di vista tra gli azionisti e il management cominciano a divergere. Il team guidato dall’ad Philippe Donnet considera Banca Generali non così strategica e dunque vendibile al prezzo più alto mai registrato finora. A patto di assicurarsi un accordo di distribuzione dei prodotti pluriennale sulla rete Banca Generali. Con un accordo forte non serve avere anche la partecipazione finanziaria a supporto, è il concetto che si sente ripetere. E con le azioni Generali che entrano come corrispettivo si può fare un buy back, comprare un’altra azienda o far entrare un socio non ostile che compatti l’azionariato.
Il fronte Caltagirone- Delfin, invece, considera Banca Generali un gioiellino cresciuto in casa e di cui sarebbe un delitto privarsi. Che il prezzo dovrebbe essere negoziato al rialzo, come in qualsiasi trattativa, visto che anche le azioni Generali sono ai massimi. Che non si può escludere una contro Opa e che l’attuale cda, appena eletto da una lista di maggioranza presentata dalla stessa Mediobanca, non sia in grado di valutare oggettivamente l’operazione. E quindi che l’analisi debba passare per il Comitato parti correlate, con l’ausilio di advisor terzi e indipendenti e, al limite, sottoporsi anche al vaglio dell’assemblea. Posizioni diverse che potrebbero ricomporsi i portare a uno scontro.