“Ricomincio da sola”: Chiara compra Ferragni
di Carlotta ScozzariMILANO – La società Fenice rinasce con Chiara Ferragni oltre il 99% del capitale. A rivelare di essere salita al controllo dell’azienda che gestisce i marchi di moda a suo nome è stata ieri la stessa Ferragni, su Instagram: «Congratulazioni Chiara! Ti comunico che da questo momento hai il 99% della società che ha il tuo brand». E ancora: «Voglio raccontarvi una cosa: sono per la prima volta diventata azionista di maggioranza di Chiara Ferragni Brand. Non è solo una questione di quote o di percentuali: è un inizio».
Per capire come si sia arrivati sin qui, occorre fare un passo indietro al 10 marzo. Quel giorno, l’assemblea dei soci di Fenice ha approvato un aumento di capitale da 6,4 milioni, divenuto necessario dopo le perdite da 10,2 milioni cumulate tra il 2023 e i primi undici mesi del 2024. I conti hanno scontato la sanzione dell’Antitrust e le ripercussioni della pratica commerciale legata al pandoro Balocco, in merito alla quale Ferragni a settembre dovrà rispondere in tribun…
MILANO – La società Fenice rinasce con Chiara Ferragni oltre il 99% del capitale. A rivelare di essere salita al controllo dell’azienda che gestisce i marchi di moda a suo nome è stata ieri la stessa Ferragni, su Instagram: «Congratulazioni Chiara! Ti comunico che da questo momento hai il 99% della società che ha il tuo brand». E ancora: «Voglio raccontarvi una cosa: sono per la prima volta diventata azionista di maggioranza di Chiara Ferragni Brand. Non è solo una questione di quote o di percentuali: è un inizio».
Per capire come si sia arrivati sin qui, occorre fare un passo indietro al 10 marzo. Quel giorno, l’assemblea dei soci di Fenice ha approvato un aumento di capitale da 6,4 milioni, divenuto necessario dopo le perdite da 10,2 milioni cumulate tra il 2023 e i primi undici mesi del 2024. I conti hanno scontato la sanzione dell’Antitrust e le ripercussioni della pratica commerciale legata al pandoro Balocco, in merito alla quale Ferragni a settembre dovrà rispondere in tribunale a Milano.
A votare a favore dell’aumento di capitale, proposto dall’amministratore unico Claudio Calabi, erano stati Ferragni, all’epoca socia al 32,5% tramite Sisterhood, e Paolo Barletta, primo azionista al 40% con Alchimia. Si era invece espresso contro il socio al 27,5% Pasquale Morgese. Fin da subito però Ferragni si era detta disponibile a coprire l’intera operazione di tasca propria se gli altri soci non avessero voluto mettere mano al portafogli.
Così è stato, perché soltanto Morgese, nonostante il voto contrario, ha partecipato all’aumento, per 12.800 euro, mantenendo lo 0,2% di Fenice (si dice perché in questo modo potrà valutare un’eventuale azione di responsabilità). Ferragni ha fatto quasi tutto da sola, sborsando quasi 6,39 milioni e salendo così al 99,8% del capitale.
Ora è al controllo di Fenice in un momento in cui la società, risolto il problema dei costi, si trova ad attraversare ancora una fase di transizione, in attesa di individuare la strada per la ripartenza l’anno prossimo. Ci sarà, in primo luogo, da capire come risollevare i ricavi, identificando la clientela target, tendenzialmente giovani dai 15 ai 28 anni spesso con capacità di spesa limitate.
La stessa Ferragni è consapevole che non sarà un’impresa semplice: «Questa decisione - afferma - è un passo concreto. È la scelta di rimettere le mani sulla mia storia, senza delegare, senza più far finta che tutto vada bene quando non va».
Non è un mistero che in Fenice i rapporti tra i soci non siano sempre stati sereni. Gli scontri con Morgese sono stati ripetuti. «È assumersi il peso - aggiunge Ferragni riferendosi alla decisione di superare il 99% di Fenice - e la bellezza di guidare, decidere, cambiare. È essere libera per la prima volta nel portare avanti il mio brand ed il mio nome. Sto provando a costruire qualcosa di nuovo. Con fatica, lucidità e responsabilità. Non vi racconterò una rinascita perfetta, quella non sto riuscendo a viverla nemmeno io. Vi racconterò la realtà: fatta di alti e bassi, imperfetta, mia. E questo è l’unico punto da cui ripartire» conclude con realismo Ferragni.