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La scure delle tariffe sulle auto: “Impossibile prevedere il 2025”

Auto della Mercedes-Benz

 

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Da Mercedes a Stellantis tutte le maggiori case di produzione per la prima volta congelano le stime annuali in attesa delle prossime mosse dell’amministrazione Usa
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ROMA – Meglio non fare previsioni per non dover rivedere al ribasso i target con tutte le complicazioni finanziarie del caso. In attesa di capire cosa farà Trump con i dazi sulle importazioni auto negli Usa e come riorganizzare la produzione.

Il gruppo italo-francese Stellantis, la casa svedese Volvo, che fa parte dell’universo cinese di Geely, e la tedesca Mercedes-Benz hanno deciso di non indicare gli obiettivi finanziari per il 2025, mentre il primo produttore europeo Volkswagen ha lasciato invariati i suoi target, ma non tiene conto dell’impatto tariffe.

Dazi che, anche se sospesi, hanno prodotto già effetti sui bilanci e i conti del primo trimestre che sono molto negativi. La scelta di Trump di insistere sull’automotive rischia di allontanare la risalita, che dal 2026 sarebbe dovuta essere più veloce, inducendo così le aziende a rivedere piani di produzione, per tentare di spostare modelli negli Usa, e a fare nuovi tagli dei costi.

In attesa dell’ad

Stellantis registra ricavi net…

ROMA – Meglio non fare previsioni per non dover rivedere al ribasso i target con tutte le complicazioni finanziarie del caso. In attesa di capire cosa farà Trump con i dazi sulle importazioni auto negli Usa e come riorganizzare la produzione.

Il gruppo italo-francese Stellantis, la casa svedese Volvo, che fa parte dell’universo cinese di Geely, e la tedesca Mercedes-Benz hanno deciso di non indicare gli obiettivi finanziari per il 2025, mentre il primo produttore europeo Volkswagen ha lasciato invariati i suoi target, ma non tiene conto dell’impatto tariffe.

Dazi che, anche se sospesi, hanno prodotto già effetti sui bilanci e i conti del primo trimestre che sono molto negativi. La scelta di Trump di insistere sull’automotive rischia di allontanare la risalita, che dal 2026 sarebbe dovuta essere più veloce, inducendo così le aziende a rivedere piani di produzione, per tentare di spostare modelli negli Usa, e a fare nuovi tagli dei costi.

In attesa dell’ad

Stellantis registra ricavi netti pari a 35,8 miliardi, il 14% in meno dello stesso periodo 2024. Non manca qualche segnale positivo per il gruppo guidato da John Elkann, in attesa che entro fine giugno venga nominato il nuovo ad. Come il successo di modelli lanciati di recente, Fiat Grande Panda, la Opel Frontera e la Citroën C3 Aircross, la crescita della quota di mercato nell’Ue30 e i maggiori volumi di ordini negli Usa.

E poi i risultati positivi del Terzo Motore del gruppo, che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, prodotti da Sud America, Medio Oriente, Asia e Africa. Ieri a Piazza Affari il titolo in apertura è cresciuto, ma poi ha chiuso in calo dell’1,9% a 8,14 euro.

Volkswagen, alle prese con un piano di riduzione e 35 mila tagli, ha annunciato una diminuzione del 40% dell’utile netto a 2,19 miliardi, nonostante una leggera ripresa delle consegne. La redditività è scesa al 3,7%, rispetto al 6,8% dell’anno precedente.

La riduzione dei costi

Non va meglio per Mercedes Benz: l’utile netto è crollato del 43% causa la flessione negativa del 7% delle consegne. Volvo, che si astiene da previsioni per quest’anno e per il 2026, ha registrato nei primi tre mesi un utile operativo di 1,9 miliardi di corone rispetto ai 4,7 miliardi dell’anno precedente. L’utile netto è calato a 1 miliardo da 3,6 miliardi e i ricavi sono diminuiti dell’11,7% a 82,9 miliardi.

Da qui la necessità di un piano di riduzione dei costi che vale 18 miliardi di corone (1,64 miliardi di euro) e che prevede tagli al personale, soprattutto colletti bianchi. «L’industria automobilistica sta attraversando un periodo molto difficile, con sfide mai viste prima», ha detto Hakan Samuelsson, l’ad di Volvo, spiegando di avere «lavorato a un piano per rendere l’azienda più forte e resistente».

Accolta in modo positiva l’ultima uscita del presidente degli Stati Uniti: rendere più leggere le tariffe evitando che oltre alla tassa specifica, pari al 25%, le case paghino anche quella sull’alluminio e l’acciaio.

“Un contesto turbolento”

È un passo avanti. Il responsabile finanziario di Stellantis, Doug Ostermann, spiega che «il gruppo si sta impegnando a fondo con le autorità politiche in materia di tariffe doganali, adottando al contempo misure per ridurne gli impatti».

Ostermann parla di «un contesto turbolento» e sottolinea «l’apprezzamento per le misure di mitigazione del presidente Trump sul fronte dei dazi».

Volkswagen, che ha uno stabilimento nel Tennessee, è sulla stessa linea. Indica «un contesto di incertezza politica, restrizioni commerciali e crescenti tensioni geopolitiche» e sta «studiando vari scenari per localizzare altri modelli» negli Usa spiega Arno Antlitz, direttore finanziario della casa di Wolfsburg, Il primo produttore europeo è «pronto a lavorare con i responsabili politici per trovare soluzioni a sostegno dell’industria americana».

D’altronde la richiesta arriva da Trump in persona che minaccia le imprese che non produrranno negli Usa: «Saranno massacrate».

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