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Engle: “Incubo recessione negli Usa? E’ Il risultato di scelte folli, nei prossimi mesi sarà peggio”

Robert Engle

 

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Intervista all’economista, premio Nobel nel 2003: “Il disastro è iniziato ben prima del 2 aprile. Ora Trump deve fidarsi della Fed e smettere di attaccare Powell”
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È un dato sconcertante, ma purtroppo non sorprendente. Troppi errori, troppe iniziative del tutto irrazionali. Una politica folle e autolesionista, quella di Trump, ed ecco che inevitabilmente arriva il conto». Robert Engle, classe 1942, a lungo docente alla New York University dopo esserlo stato al Mit, è fra gli economisti più attivi nel denunciare, da ben prima delle elezioni, la pericolosità delle scelte di Trump di cui la caduta del Pil è la prima conseguenza. «Non oso pensare – accusa – a quello che ci aspetta nei mesi a venire e alle conseguenze per gli standard di vita non solo degli americani».

Ci sarebbe da fare retromarcia nella mortificazione delle università, degli istituti scientifici, dei centri di ricerca, addirittura dei musei e della stampa

Professore, cosa dovrebbe fare Trump per fermare la valanga?
«Anche se ne avesse intenzione, il che mi sembra da escludere viste le sue paranoie maniacali, non sarebbe facile. Sovvertire la politica dei dazi sarebbe la prima int…

È un dato sconcertante, ma purtroppo non sorprendente. Troppi errori, troppe iniziative del tutto irrazionali. Una politica folle e autolesionista, quella di Trump, ed ecco che inevitabilmente arriva il conto». Robert Engle, classe 1942, a lungo docente alla New York University dopo esserlo stato al Mit, è fra gli economisti più attivi nel denunciare, da ben prima delle elezioni, la pericolosità delle scelte di Trump di cui la caduta del Pil è la prima conseguenza. «Non oso pensare – accusa – a quello che ci aspetta nei mesi a venire e alle conseguenze per gli standard di vita non solo degli americani».

Ci sarebbe da fare retromarcia nella mortificazione delle università, degli istituti scientifici, dei centri di ricerca, addirittura dei musei e della stampa

Professore, cosa dovrebbe fare Trump per fermare la valanga?
«Anche se ne avesse intenzione, il che mi sembra da escludere viste le sue paranoie maniacali, non sarebbe facile. Sovvertire la politica dei dazi sarebbe la prima intuitiva misura. Ma non basterebbe, perché ci sarebbe da fare retromarcia nella mortificazione delle università, degli istituti scientifici, dei centri di ricerca, addirittura dei musei e della stampa».

Ma perché? Qual è la valenza economica di questi beni?
«Molto maggiore di quanto si immagina. La grandezza dell’America si basa anche sul primato nell’educazione e nella ricerca scientifica. Ma ora che l’amministrazione blocca i nuovi vaccini, entra in collisione con Harvard, ritira gli aiuti ai Paesi poveri, perché continuare a dare fiducia agli Stati Uniti? Da polo di attrazione per giovani e professionisti di tutto il mondo, sono diventati un posto dal quale stare alla larga. Anche così si spiegano la fuga dal dollaro e la caduta dei mercati. Ed è incredibile che tutto questo sia successo in pochi mesi».

Le aziende temono di non riuscire più a ingaggiare lavoratori stranieri a basso costo vista l’altrettanto insana politica di Trump sull’immigrazione

Il Pil si riferisce ai primi tre mesi, e il “Liberation day” è il 2 aprile. Sono bastate le intenzioni?
«A parte che non sono solo intenzioni perché dal pomeriggio del 20 gennaio Trump ha cominciato a cannoneggiare in ogni direzione, c’è un dato che emerge analizzando le comunicazioni ufficiali del Department of Commerce: il boom delle importazioni, evidentemente in anticipo sui pluriannunciati dazi. Questo a rigor di statistica dovrebbe rappresentare un aumento del Pil, ma non in questo caso perché contemporaneamente c’è stato un drastico calo della produzione americana. Importatori e imprese si sono accaparrati prodotti cinesi in gran quantità, che ora dovranno vendere. Affiancargli produzioni americane sarebbe stato troppo. Ancora: le aziende temono di non riuscire più a ingaggiare lavoratori stranieri a basso costo vista l’altrettanto insana politica di Trump sull’immigrazione, e quindi rallentano gli investimenti. E questo accade da ben prima del 2 aprile».

E ora? La Fed abbasserà i tassi?
«Beh, ce ne sarebbe forse qualche motivo. Probabilmente attenderanno il dato sull’inflazione in aprile (in calendario per il 13 maggio, ndr). Ma in ogni caso Trump dovrebbe fidarsi della capacità di analisi degli economisti della Fed, dislocati nei 12 distretti di cui è composto il sistema, tutti competenti ben più di lui e soprattutto in possesso di dati recentissimi ancora prima che vengano ufficialmente alla luce. Trump deve rendersene conto e pensarci prima di attaccare Powell».

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