La pace a Piazzetta Cuccia passa dal polo del risparmio ma c’è l’incognita Mps
Giovanni PonsMilano – Non si può ancora dire che sia scoppiata la pace ma di certo il clima che circonda i protagonisti del risiko bancario è più disteso di qualche settimana fa. Ieri sono arrivate le parole accomodanti di Francesco Milleri, presidente della Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), nei confronti di Alberto Nagel, ceo di Mediobanca. E dell’Ops su Banca Generali di cui è stata colta la valenza industriale. «È stata pensata per far vincere tutti, non è contro qualcuno», filtra da persone vicine ai diretti protagonisti.
Leonardo Del Vecchio aveva cominciato a incrementare la sua partecipazione in Mediobanca nel 2019, con il disimpegno di Unicredit e da quel momento i rapporti con il management avevano cominciato a irrigidirsi. Del Vecchio voleva più sprint nella ges…
Milano – Non si può ancora dire che sia scoppiata la pace ma di certo il clima che circonda i protagonisti del risiko bancario è più disteso di qualche settimana fa. Ieri sono arrivate le parole accomodanti di Francesco Milleri, presidente della Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), nei confronti di Alberto Nagel, ceo di Mediobanca. E dell’Ops su Banca Generali di cui è stata colta la valenza industriale. «È stata pensata per far vincere tutti, non è contro qualcuno», filtra da persone vicine ai diretti protagonisti.
Leonardo Del Vecchio aveva cominciato a incrementare la sua partecipazione in Mediobanca nel 2019, con il disimpegno di Unicredit e da quel momento i rapporti con il management avevano cominciato a irrigidirsi. Del Vecchio voleva più sprint nella gestione senza sedersi sui dividendi di Generali e Compass e ora il colpo di reni è arrivato con l’annuncio dell’Ops di Mediobanca su Banca Generali. Un’operazione da 6,3 miliardi che ha anche il significato di un ramoscello d’ulivo. Nagel ha infatti inviato un messaggio chiaro ai suoi diretti antagonisti, Francesco Gaetano Caltagirone e Milleri. Mediobanca è pronta a sfilarsi da Generali, l’azienda a cui più di tutte Enrico Cuccia teneva, a patto di avere come contropartita un gioiello più piccolo ma tutto per me, Banca Generali. E anche nei confronti del governo il messaggio è distensivo: si crea un polo del risparmio tutto italiano e si favorisce una soluzione istituzionale per l’assetto di Generali.
Fin qui tutto bene, tanto è vero che sia da Milleri che da Caltagirone sono arrivati segnali di apprezzamento. Dove c’è ancora da lavorare, secondo gli uomini di Piazzetta Cuccia, è sulla seconda parte della partita, cioè l’Ops di Mps su Mediobanca. Secondo Milleri e Caltagirone l’operazione su Banca Generali non ostacola la seconda, vale a dire che tutto può finire in pancia al Monte dei Paschi guidato da Luigi Lovaglio. «Sulla soluzione a tre restano le distanze, i banker se ne andrebbero e il rischio di esecuzione sarebbe altissimo», riferisce la fonte. In pratica Banca Generali è una rete di consulenti che guardano alle loro provvigioni ma soprattutto al prestigio del marchio che permette di acquisire nuovi clienti. E su questo aspetto Mps non si può certo paragonare a Mediobanca. Tuttavia, nonostante questa differenza di vedute Nagel è fiducioso di riuscire a incastrare anche l’ultimo tassello. Se Unicredit si ritirerà dall’offerta su Banco Bpm allora potrebbe tornare d’attualità il terzo polo tra banche commerciali tanto caro al governo, quello tra Bpm e Mps. Lasciando correre da sola Mediobanca.