NEW YORK – Tutta colpa degli altri, ovviamente, se la nuova età dell’oro promessa in campagna elettorale si sta presentando in realtà sotto forma di recessione inutile, ingiustificata e non necessaria. In particolare colpa del predecessore Joe Biden, che certamente aveva presieduto al peggior aumento dell’inflazione negli ultimi decenni, ma gli aveva lasciato un’economia che cresceva di due punti e mezzo. Peccato che il 29 gennaio Donald Trump si fosse attribuito il merito del boom a Wall Street, perché secondo lui gli investitori erano motivati dai sondaggi che lo davano vincente a novembre. Ora che l’economia barcolla, però, la borsa è tornata proprietà esclusiva del predecessore, che ha la responsabilità della recessione alle porte anche se non abita più alla Casa Bianca da tre mesi.
Banchieri, guru di Wall Street e grandi imprenditori ammonivano ormai da settimane che la crisi era dietro l’angolo, perché i dazi ossessivamente voluti dal presidente, sommati alle deportazioni…
NEW YORK – Tutta colpa degli altri, ovviamente, se la nuova età dell’oro promessa in campagna elettorale si sta presentando in realtà sotto forma di recessione inutile, ingiustificata e non necessaria. In particolare colpa del predecessore Joe Biden, che certamente aveva presieduto al peggior aumento dell’inflazione negli ultimi decenni, ma gli aveva lasciato un’economia che cresceva di due punti e mezzo. Peccato che il 29 gennaio Donald Trump si fosse attribuito il merito del boom a Wall Street, perché secondo lui gli investitori erano motivati dai sondaggi che lo davano vincente a novembre. Ora che l’economia barcolla, però, la borsa è tornata proprietà esclusiva del predecessore, che ha la responsabilità della recessione alle porte anche se non abita più alla Casa Bianca da tre mesi.
Banchieri, guru di Wall Street e grandi imprenditori ammonivano ormai da settimane che la crisi era dietro l’angolo, perché i dazi ossessivamente voluti dal presidente, sommati alle deportazioni di manodopera e altre manovre insensate, stavano frenando le aziende e preoccupando i consumatori, che con le loro spese alimentano per due terzi l’economia americana. Trump non ci credeva, non voleva crederci, oppure era convinto di preparare la nuova età dell’oro, cioè il ritorno al privato dopo l’abbuffata di pubblico con Biden. Quindi quando ieri mattina ha scoperto che la crescita è diventata improvvisamente negativa tra le sue mani, ha sentito la necessità di arrampicarsi sugli specchi. «Questo — ha scritto sui social — è il mercato azionario di Joe Biden, non quello di Trump. Io sono entrato in carica il 20 gennaio. Il nostro Paese avrà un boom ma dobbiamo liberarci dell’eredità di Biden. Ci vorrà un po’ di tempo, non ha nulla a che vedere con le tariffe, è solo che ci lasciati con numeri negativi, ma quando inizierà il boom, sarà unico. Siate pazienti». Il 29 gennaio 2024, quando i mercati andavano a gonfie vele sotto la guida del predecessore, sempre su Truth aveva sostenuto l’opposto: «Questo — aveva scritto — è il mercato azionario di Trump, perché i miei sondaggi contro Biden sono così buoni che gli investitori prevedono la mia vittoria». Queste dichiarazioni non possono essere entrambe vere e gli americani conoscono la realtà. Come al solito, però, il capo della Casa Bianca è convinto che se ripeti una bugia abbastanza spesso, alla fine diventa verità. Perciò, riunendo il gabinetto, ha ripetuto la sua falsa difesa: «È colpa di Biden. Sono arrivato a gennaio e questi sono dati trimestrali. Tutto quello che ha fatto Biden in economia ha distrutto il Paese». Quindi ha aggiunto: «Abbiamo ereditato un caos. I mercati azionari ci dicono quanto cattiva è la situazione ereditata».
La verità è che il caos lo ha creato lui con i suoi dazi, ma è deciso ad insistere: «La Cina sta andando molto male in questo momento ma non voglio che ciò accada. Sta prendendo una bella batosta». Le navi cargo di Pechino «stanno tornando nell’Oceano Pacifico. Ad un certo punto, spero che raggiungeremo un accordo con la Cina, ne stiamo parlando». Se nel frattempo gli americani soffrono, perdono il posto di lavoro, o trovano gli scaffali vuoti come ai tempi del Covid, devono solo pazientare: «Invece di avere trenta bambole, le bambine ne avranno solo un paio, che magari costeranno qualche dollaro in più». Cosa volete che sia? «I prossimi cento giorni saranno migliori di quelli appena terminati». Poi si è presentato davanti ai ceo delle grandi aziende Usa, dicendo che «l’amministrazione precedente è stata un disastro economico, i problemi di oggi sono colpa di Biden. Noi invece abbiamo attirato investimenti per 2.000 miliardi di dollari, grazie ai dazi intelligenti. Se producete qui la tariffa è zero».
I fatti però sono testardi. È vero che il calo del Pil è stato in larga parte provocato dalla corsa alle importazioni prima dei dazi. Come ha ammesso il capo economista di Moody’s Analytics Mark Zandi, «il dato esagera la debolezza, ma l’economia è debole. La fiducia dei consumatori, secondo la University of Michigan, è scesa dell’8%. Se l’amministrazione non troverà presto una via d’uscita dai dazi, seguiranno recessione e disoccupazione». In altre parole, la frenata del Pil sarà pure drogata dalle importazioni, ma le tariffe stanno provocando danni di lungo termine. Lo ha scritto sul Wall Street Journal anche Karl Rove, ex guru del presidente Bush figlio: «Trump è in cattive acque», e se si ostinerà a navigare così, esporrà gli Usa al naufragio.