✕

Dazi, disgelo Usa-Cina: le Borse festeggiano ma S&P taglia il Pil globale

Il presidente cinese, Xi Jinping 

Ascolta l'audio

La società di rating: sistema sotto choc. Per l’Italia crescita a +0,5%. Wall Street spinta dai dati sull’occupazione migliori delle stime
2 minuti di lettura

PECHINO – Le Borse festeggiano i possibili negoziati, dopo che la Cina «valuta» l’avvio di colloqui con gli Stati Uniti sui dazi. L’apertura dei cinesi è molto cauta e lascia ferma la posizione del Paese: prima ci togliete tutti i dazi e poi ne parliamo.

Dall’altro lato del Pacifico, le Borse reagiscono comunque in maniera coerente, spinte anche dai dati sul mercato del lavoro Usa che si è mostrato più solido del previsto dopo la contrazione del Pil nel primo trimestre emersa mercoledì (S&P 500 ha guadagnato l’1,47%). Ad aprile sono stati creati 177mila posti di lavoro, un dato leggermente inferiore a quello di marzo (+185mila unità), ma superiore alle attese degli economisti. Stabile al 4,2% il tasso di disoccupazione.

Dati che hanno spinto anche gli indici europei: la Borsa migliore è Francoforte, che chiude con un aumento del 2,5%, seguita da Parigi in crescita del 2,3% e da Amsterdam salita del 2,2%. Ottima seduta anche per la Borsa di Milano, che vede l’indice Ftse Mib segnar…

PECHINO – Le Borse festeggiano i possibili negoziati, dopo che la Cina «valuta» l’avvio di colloqui con gli Stati Uniti sui dazi. L’apertura dei cinesi è molto cauta e lascia ferma la posizione del Paese: prima ci togliete tutti i dazi e poi ne parliamo.

Dall’altro lato del Pacifico, le Borse reagiscono comunque in maniera coerente, spinte anche dai dati sul mercato del lavoro Usa che si è mostrato più solido del previsto dopo la contrazione del Pil nel primo trimestre emersa mercoledì (S&P 500 ha guadagnato l’1,47%). Ad aprile sono stati creati 177mila posti di lavoro, un dato leggermente inferiore a quello di marzo (+185mila unità), ma superiore alle attese degli economisti. Stabile al 4,2% il tasso di disoccupazione.

Dati che hanno spinto anche gli indici europei: la Borsa migliore è Francoforte, che chiude con un aumento del 2,5%, seguita da Parigi in crescita del 2,3% e da Amsterdam salita del 2,2%. Ottima seduta anche per la Borsa di Milano, che vede l’indice Ftse Mib segnare un aumento finale dell’1,92%.

Se i mercati tirano un sospiro di sollievo, tutti gli osservatori si concentrano sugli effetti a medio e a lungo termine dei dazi. Dopo Fitch e l’Fmi, anche Standard&Poor’s rivede al ribasso le stime di crescita del Pil mondiale: è «uno shock al sistema» secondo S&P, che si abbatterà «sicuramente» sull’economia reale, anche se «resta da capire in quale misura». Negli Stati Uniti il rallentamento sarà marcato: 1,5% nel 2025 (-0,5) e 1,7% nel 2026. Male anche l’Eurozona, che si fermerà allo 0,8% nel 2025 (-0,1) e all’1,2% nel 2026. L’Italia limiterà i danni con un taglio contenuto di 0,1 punti per il 2025, riducendo la crescita attesa allo 0,5%. Salirà allo 0,8% nel 2026 e allo 0,9% nel 2027.

Stime destinate a cambiare se davvero, come emerge dai media cinesi, Pechino «ha preso atto delle ripetute dichiarazioni rilasciate da esponenti di alto livello statunitensi. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno recentemente trasmesso informazioni alla parte cinese in diverse occasioni, nella speranza di dialogare. A questo proposito, la parte cinese sta effettuando una valutazione», è il commento del portavoce del Ministero del Commercio di Pechino.

La schiarita è davvero forte? La Cina ribadisce che gli Usa devono «correggere le loro pratiche errate», cancellare tutti i dazi e dimostrare «sincerità» nei negoziati. «I tentativi di ricorrere alla coercizione e al ricatto sotto le spoglie di negoziati non funzioneranno».

Secondo il Wall Street Journal, le autorità cinesi valutano anche le richieste americane di frenare le esportazioni di elementi chimici che alimentano la produzione di Fentanyl. È un potente oppioide sintetico, la “droga degli zombie” che poi finisce sul mercato americano. Sarebbe il primo ramoscello di ulivo dopo che Pechino ha imposto dazi del 125% sui prodotti americani in risposta ai dazi del 145% scaricati da Trump sui prodotti cinesi.

Trump sostiene che è stato Xi Jinping a chiamarlo nei giorni scorsi (improbabile); il segretario Usa al Tesoro Bessent ripete che spetta a Pechino fare il primo passo per allentare la tensione; la Cina ora afferma che sono gli americani ad aver contattato “attivamente” Pechino. Nessuna delle due parti vuole essere vista come quella che cede per prima. Ma Trump ha già esentato nelle scorse settimane beni cinesi come smartphone ed elettronica dai suoi dazi. Esenzioni che si applicano a circa 102 miliardi di dollari, il 22% delle importazioni Usa dalla Cina lo scorso anno. Pechino ha fatto lo stesso con alcuni prodotti che sarebbero elencati in una lista ancora però non pubblica, pareggiando i conti. Per Bloomberg nella lista ci sono 131 articoli che «hanno un valore di 40 miliardi di dollari, il 24% delle importazioni cinesi dagli Usa nel 2024».

Leggi i commenti