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Il rebus delle auto e gli hamburger a casa: cosa dicono i conti delle aziende Usa sull’effetto dazi

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Big Tech resiste ma Apple già prevede un peso da 900 milioni sui risultati del secondo trimestre. Soffrono i colossi dei beni di consumo in previsione di un rallentamento dei consumi. La volatilità su mercati premia le banche
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MILANO – Prima prova superata ma con molte incognite sul futuro. Mentre la stagione delle trimestrali americane si avvicina verso la conclusione si può tracciare un primo bilancio dei primi effetti delle misure annunciate da Donald Trump sui conti e le previsioni delle grandi aziende Usa.

Auto in affanno

Il conto più pesante, in Usa e non solo, per il momento lo paga il comparto auto. Stretto già dalla concorrenza low cost delle vetture cinesi, il settore ha messo in evidenza nel trimestre numeri preoccupanti. General Motors ha registrato pur evidenziando ricavi in leggera crescita ma utile in calo ha dovuto abbattere le previsioni sul 2025, ipotizzando già un possibile effetto dazi da 5 miliardi di dollari sui conti. Stellantis ha invece deciso di sospendere le previsioni sull’anno, proprio per l’incertezza legata alle misure commerciali introdotte e poi modificate da Trump. Aspettando i numeri di Ford, in arrivo lunedì, non è andata meglio a Tesla che ha visto i profitti precipit…

MILANO – Prima prova superata ma con molte incognite sul futuro. Mentre la stagione delle trimestrali americane si avvicina verso la conclusione si può tracciare un primo bilancio dei primi effetti delle misure annunciate da Donald Trump sui conti e le previsioni delle grandi aziende Usa.

Auto in affanno

Il conto più pesante, in Usa e non solo, per il momento lo paga il comparto auto. Stretto già dalla concorrenza low cost delle vetture cinesi, il settore ha messo in evidenza nel trimestre numeri preoccupanti. General Motors ha registrato pur evidenziando ricavi in leggera crescita ma utile in calo ha dovuto abbattere le previsioni sul 2025, ipotizzando già un possibile effetto dazi da 5 miliardi di dollari sui conti. Stellantis ha invece deciso di sospendere le previsioni sull’anno, proprio per l’incertezza legata alle misure commerciali introdotte e poi modificate da Trump. Aspettando i numeri di Ford, in arrivo lunedì, non è andata meglio a Tesla che ha visto i profitti precipitare del 71% a causa soprattutto della massiccia esposizione politica di Elon Musk

Resiste Big Tech

I colossi Big Tech resistono nei primi tre mesi dell’anno ma intravedono per i mesi in arrivo possibili criticità. Sorridono soprattutto Meta e Microsoft, mentre Apple, pur registrando ancora numeri in rialzo e oltre le stime, più esposta delle altre all’impatto delle tariffe per il peso delle sue attività legate ai prodotti fisici, già prevede per il prossimo trimestre un impatto negativi dei dazi pari a 900 milioni di dollari. Stesse incertezze manifestate da Amazon, le cui previsioni sul secondo trimestre sono ora sotto le stime. Senza dimenticare infine che i giganti tech stanno soffrendo più degli altri la discesa dei mercati azionari scatenata da Donald Trump.



La minaccia sui beni di consumo. Gli hamburger ora si fanno a casa

Chi la crisi ha già cominciato ad avvertirla sono i grandi produttori di beni di consumo. Procter &Gamble ha tagliato le previsioni di crescita sull’anno e lo stesso ha fatto Pepsi. McDonald’s presentando ieri i conti si è spinta oltre. Commentando un calo delle vendite dell’1% nel primo trimestre, dato più basso dal periodo Covid, l’amministratore delegato Chris Kempczinski, ha osservato che "i consumatori oggi sono alle prese con l'incertezza" e che "le tensioni geopolitiche hanno aumentato l'incertezza e smorzato la fiducia dei consumatori più di quanto ci aspettassimo", aggiungendo che alcuni clienti ora preparano la colazione o gli hamburger a casa invece di mangiare da McDonald's.

Il banco vince sempre

Molto positivi i risultati invece delle grandi banche Usa. Da Goldman Sachs a Morgan Stanley, passando per Citigroup o Bank of America i colossi hanno beneficiato della forte volatilità sui mercati e dei tassi di interesse mantenuti ancora alti dalla Fed.


Big Oil sotto pressione

Lo scossone sui mercati ha poi minato le prospettive delle grandi anziende petrolifere, penalizzate dal calo del prezzo petrolio legato alle prospettive di calo globale della domanda. Shell ha registrato un calo dell'utile netto del 35% nel primo trimestre, sceso a 4,8 miliardi di dollari dai 7,4 miliardi del primo trimestre del 2024. Chevron e ExxonMobil diffonderanno oggi i conti ma i produttori hanno già messo in guardia sulle ricadute negative per l’industria dell’estrazione: prezzi troppo bassi rischiano infatti di tagliare fuori le imprese dello shale, che oggi vale quasi tre quarti del totale di greggio prodotto dagli Stati Uniti.

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