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Big Tech, bruciati 2,3 mila miliardi di dollari in 100 giorni. Trump: “Ora mi baciano il culo”

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Microsoft è l’unica che limita i danni, Bezos vende 25 milioni di azioni Amazon. Il Ceo di Meta Zuckerberg agli investitori: “Ben posizionati per affrontare le incertezze”
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ROMA – Delle sette sorelle, quella che ha più da festeggiare ha comunque perso 160 miliardi di capitalizzazione dal giorno in cui Donald Trump ha giurato da presidente degli Stati Uniti. Microsoft è l’unica delle Big Tech che è riuscita a tornare ai livelli di inizio anno, dopo mesi turbolenti per l’economia e i mercati. Ai colossi tecnologici non è bastato il frettoloso riposizionamento dopo la vittoria di novembre del tycoon per evitare la tempesta.

I primi risultati dalle trimestrali 2025 sono positivi, anche superiori alle attese, ma non certo grazie alla guerra commerciale. Semmai nonostante gli annunci, le minacce, i passi indietro della Casa Bianca. E il suo inquilino ironizza, rispolverando una metafora già usata di recente. «Elon Musk è fantastico, ma ora li conosco tutti. Mi odiavano duran…

ROMA – Delle sette sorelle, quella che ha più da festeggiare ha comunque perso 160 miliardi di capitalizzazione dal giorno in cui Donald Trump ha giurato da presidente degli Stati Uniti. Microsoft è l’unica delle Big Tech che è riuscita a tornare ai livelli di inizio anno, dopo mesi turbolenti per l’economia e i mercati. Ai colossi tecnologici non è bastato il frettoloso riposizionamento dopo la vittoria di novembre del tycoon per evitare la tempesta.

I primi risultati dalle trimestrali 2025 sono positivi, anche superiori alle attese, ma non certo grazie alla guerra commerciale. Semmai nonostante gli annunci, le minacce, i passi indietro della Casa Bianca. E il suo inquilino ironizza, rispolverando una metafora già usata di recente. «Elon Musk è fantastico, ma ora li conosco tutti. Mi odiavano durante il mio primo mandato, e ora mi baciano il culo», ha detto Trump davanti gli studenti dell’università dell’Alabama, riferendosi ai Ceo delle Magnifiche Sette.

Dopo i primi 100 giorni di presidenza Alphabet, Meta, Microsoft, Apple, Amazon, Tesla, Nvidia sono passate da 17,7 mila miliardi di capitalizzazione cumulata a circa 15,4 mila, lasciando sul campo 2,3 mila miliardi di dollari e registrando alcune delle peggiori sedute a Wall Street. Microsoft ha presentato ricavi in aumento del 13% a 70,1 miliardi di dollari, ma il suo valore di mercato ha subito una contrazione di oltre il 4% in un trimestre.

Ad Alphabet la volatilità di Wall Street è costata 460 miliardi di dollari, nonostante i risultati positivi del primo trimestre. La società madre di Google supera le attese grazie alla pubblicità e soprattutto al cloud. Bene i conti di Meta, trainati investimenti nell’IA. Un campanello d’allarme per le minacce all’industria dei microchip che rischiano di indebolire uno dei rami più dinamici e redditizi per le Big Tech. Nervosismo diffuso anche dalle parte di Nvidia – che pubblicherà la trimestrale il 27 maggio - come testimonia il viaggio a Pechino del Ceo Jen-Hsun Huang, subito dopo la stretta di Trump sui microchip, per tranquillizzare i partner cinesi.

Presentando i risultati superiori alle attese, Mark Zuckerberg non ha potuto ignorare del tutto la fragilità dei mercati che è costata a Menlo Park 130 miliardi di dollari. «Siamo ben posizionati per affrontare le incertezze economiche», ha detto il Ceo di Meta.

Ancora più chiaro è stato l’amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, alla prova del trimestre, dopo una contrazione del valore di mercato di 410 miliardi di dollari. «È difficile capire cosa succederà con i dazi in questo momento, è difficile dire dove si stabilizzeranno e quando si stabilizzeranno», ha ammesso in una call con gli investitori. Intanto il quotidiano britannico Guardian rivela che il fondatore Jeff Bezos venderà nei prossimi mesi fino a 25 milioni di azioni della società, attualmente valutate 4,75 miliardi di dollari.

Ricavi in crescita anche per Apple (+5%), trainata dalle vendite di iPhone per anticipare i dazi e gli inevitabili aumenti. Ma è l’outlook a rivelare la temperatura in aumento negli uffici di Cupertino. L’azienda si aspetta maggiori costi dalla guerra commerciale per 900 milioni nel prossimo trimestre, e lascia un punto interrogativo su quelli successivi. Per questo Tim Cook ha anche annunciato che la produzione della maggior parte di iPhone destinati al mercato statunitense verrà spostata dalla Cina all’India.

Ma il risultato peggiore sui conti lo porta a casa Elon Musk, l’uomo che più si è speso per Trump. La sua Tesla fa peggio delle attese, registra vendite in calo un po’ ovunque e segna -71% alla voce utile netto. «Probabilmente il mese prossimo il tempo che dedico al Doge diminuirà in modo significativo», ha annunciato presentando i dati. Un passo indietro dalla Casa Bianca per dedicarsi alle aziende. Una lezione che potrebbero trarre anche gli altri Magnifici Sei.

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