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Buti: “Trump si è molto indebolito, ora l’Europa ha più margini”

Marco Buti insegna all'Istituto universitario europeo di Firenze

 

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L’economista ex direttore generale della Commissione: “Per trattare ci vorrà tempo, ma la pressione dei mercati su dollaro e Treasury mostra che lo status di porto sicuro degli Stati Uniti non è più scontato”
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ROMA – Con gli Stati Uniti è iniziata la fase delle trattative», dice Marco Buti, già direttore generale per gli Affari economici della Commissione e oggi professore all’Istituto universitario europeo di Firenze. «Ma sarà molto lunga».

Pechino sembra aprire.

«Siamo ancora allo studio in cagnesco. Certo, gli sviluppi di questo negoziato avranno effetti anche per l’Europa».

Quali?

«È probabile che i Paesi che staranno al gioco contro la Cina otterranno da Trump condizioni migliori. Questo però per l’Europa è un terreno scivoloso, perché imponendo a propria volta barriere sulle merci cinesi rischia di generalizzare la guerra commerciale. Tanto più in questa fase di scoperta delle preferenze».

Che significa?

«Le parole di Sefcovic ser…

ROMA – Con gli Stati Uniti è iniziata la fase delle trattative», dice Marco Buti, già direttore generale per gli Affari economici della Commissione e oggi professore all’Istituto universitario europeo di Firenze. «Ma sarà molto lunga».

Pechino sembra aprire.

«Siamo ancora allo studio in cagnesco. Certo, gli sviluppi di questo negoziato avranno effetti anche per l’Europa».

Quali?

«È probabile che i Paesi che staranno al gioco contro la Cina otterranno da Trump condizioni migliori. Questo però per l’Europa è un terreno scivoloso, perché imponendo a propria volta barriere sulle merci cinesi rischia di generalizzare la guerra commerciale. Tanto più in questa fase di scoperta delle preferenze».

Che significa?

«Le parole di Sefcovic servono più che altro a capire gli obiettivi degli Stati Uniti, che neppure loro sembrano avere chiari. I novanta giorni ci vorranno tutti».

Secondo lei cosa vuole Trump?

«Difficile dirlo. Penso che almeno all’inizio l’idea fosse mettere dazi al 10% per finanziare in parte il taglio delle tasse. Come tutti piani di Trump però anche questo ignora gli effetti laterali: l’incertezza usata come arma negoziale può funzionare tra i palazzinari di New York, non a livelli macroeconomici. In condizioni del genere è impossibile che arrivino investimenti negli Stati Uniti».

Sefcovic fa trapelare un’offerta da 50 miliardi, tra acquisti di gas e altri prodotti. Può funzionare?

«Mi pare un tentativo di recuperare l’approccio di Juncker nel 2017, quando con impregni simili e un po’ di adulazione riuscì a bloccare i dazi. Ma il Trump 2 è un animale diverso, senza adulti nella stanza che possano moderarlo».

Limitare i dazi al 10% sarebbero alla fine un buon risultato?

«Qualche settimana fa avrei detto di sì, ora però vedo un indebolimento sostanziale di Trump: clima economico deteriorato, sondaggi in picchiata e le inedite vendite in contemporanea su dollaro e titoli di Stato, mentre l’oro veniva comprato. Mostrano che lo status di porto sicuro degli Stati Uniti non è scontato e che l’Europa se la può giocare pure su quel 10% se giocherà bene».

Come nel concreto?

«Primo: colpire dove fa male, inserendo tra le potenziali ritorsioni anche l’utilizzo dello strumento anti coercizione contro Big Tech. Secondo: farsi promotrice di una grande alleanza per il libero commercio che coinvolga il resto del mondo. Terzo: spingere sulla crescita indigena, applicando il rapporto Draghi».

Dover mediare tra le preferenze dei 27 non è un limite?

«Trump ci ha fatto un grande favore indicando sulla famosa lavagnetta una tariffa comune per la Ue. Credo che la Commissione saprà trovare una mediazione che vada oltre il minimo comun denominatore, lo ha dimostrato siglando l’accordo di libero scambio con il Mercosur».

Avvicinarsi alla Cina è un’opportunità o un rischio? L’Europa condivide molte delle critiche che Trump le rivolge.

«La Commissione ha definito la Cina allo stesso tempo un partner, un concorrente e un rivale sistemico. Tutto ciò resta vero, ma mi aspetto un ribilanciamento tra i fattori. Nel momento in cui gli Stati Uniti escono dagli accordi globali su clima, sanità o commerci va ripensato un multilateralismo senza di loro. Anche con Pechino, senza essere naif».

A meno che poi Trump non faccia un grande deal con Xi, dividendosi con lui il mondo…

“Non si può escludere, l’ammirazione di Trump per gli uomini forti e le sue tendenze autoritarie portano in quella direzione. Nei suoi primi cento giorni ha emesso 143 ordini esecutivi, un numero senza precedenti, a fronte di sole cinque leggi del Congresso. La deriva centralizzatrice è chiara”.

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