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Fed e Biden, lo scaricabarile di Trump

(reuters)
L’America rallenta per effetto dei dazi e della corsa alle importazioni di beni stranieri. E ora le case d’affari cominciano a temere un anno in rosso per l’economia Usa
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Alla fine sta succedendo quello che tutti temevano. Le grida di allarme, le avevano lanciate un po’ tutti dal Fondo monetario alle banche d’affari: «Trump ci porterà in recessione». E il primo dato sul Pil del 2025 ha confermato le paure.

Nel primo trimestre del 2025 il Pil Usa è calato dello 0,3%. Non succedeva dagli inizi del 2022, quando l’economia mondiale stava vivendo lo shock dell’invasione russa dell’Ucraina. Ora invece a pesare sul dato sono i dazi che Trump ha imposto. Non tanto l’entrata in vigore, che è avvenuta dopo la fine del trimestre, il 2 aprile “giorno della Liberazione", quanto la corsa delle imprese statunitensi ad importare beni prima dell’arrivo delle tariffe doganali.

Il balzo dell’import è stato di oltre il 40%, un numero che secondo gli economisti ha impattato negativamente sul calcolo del Prodotto interno lordo, sottraendo, secondo le stime del Bureau of Economic Analysis, quasi 5 punti percentuali alla crescita, il dato più alto mai registrato. Si tratta …

Alla fine sta succedendo quello che tutti temevano. Le grida di allarme, le avevano lanciate un po’ tutti dal Fondo monetario alle banche d’affari: «Trump ci porterà in recessione». E il primo dato sul Pil del 2025 ha confermato le paure.

Nel primo trimestre del 2025 il Pil Usa è calato dello 0,3%. Non succedeva dagli inizi del 2022, quando l’economia mondiale stava vivendo lo shock dell’invasione russa dell’Ucraina. Ora invece a pesare sul dato sono i dazi che Trump ha imposto. Non tanto l’entrata in vigore, che è avvenuta dopo la fine del trimestre, il 2 aprile “giorno della Liberazione", quanto la corsa delle imprese statunitensi ad importare beni prima dell’arrivo delle tariffe doganali.

Il balzo dell’import è stato di oltre il 40%, un numero che secondo gli economisti ha impattato negativamente sul calcolo del Prodotto interno lordo, sottraendo, secondo le stime del Bureau of Economic Analysis, quasi 5 punti percentuali alla crescita, il dato più alto mai registrato. Si tratta di beni importati e non prodotti negli Stati Uniti, per questo hanno tolto punti al Pil.

A peggiorare ulteriormente il conto si è aggiunto anche il calo della spesa federale, mentre i consumi che pesano per due terzi del Pil Usa sono cresciuti dell’1,8%, ma non sono stati sufficienti a compensare la flessione.

Per di più il dato è apparso peggiore delle attese degli analisti che si aspettavano per il trimestre una crescita, seppure modesta, dello 0,3%. Ora bisognerà vedere se si tratti di un episodio isolato o se anche i prossimi mesi andranno male. Per l’anno in corso, il Fondo monetario stima che il Pil degli Stati Uniti crescerà dell’1,8%, una previsione rivista la settimana scorsa rispetto al +2,7% pubblicato in gennaio. Ma tra le case d’affari comincia a circolare l’idea che l’anno si possa chiudere in rosso.

Nel secondo trimestre, si potrebbe assistere a un lieve rimbalzo del Pil, grazie al calo delle importazioni e all’acquisto da parte dei consumatori statunitensi delle merci straniere precedentemente accumulate. Tuttavia, nel lungo periodo i dazi metteranno in difficoltà le imprese e porteranno a un calo della domanda. Uno scenario che rende più plausibile una chiusura di anno in rosso per gli Stati Uniti. Come nelle migliori tradizioni di casa Trump, sul suo social Truth, il presidente si è precipitato ad attribuire la colpa della caduta dell’economia al suo predecessore, Joe Biden, quando in realtà nell’ultimo trimestre del 2024 il Pil viaggiava ancora in crescita del 2,4%.

Il gioco dello scarica barile è un’abitudine per Trump, perché ha già tentato di riversare sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, la colpa della debacle del mercato azionario. Il bagno di sangue che gli investitori hanno subito dal suo arrivo al governo ad oggi non sarebbe da attribuire all’incertezza creata sui mercati dalla nuova politica economica, ma all’esitazione da parte di Powell nel tagliare i tassi di interesse.

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