Milano – Il risiko bancario italiano si combatte a colpi di Ops (offerte pubbliche di scambio) che coinvolgono anche le società del risparmio gestito, considerate cruciali per ottenere commissioni in alternativa ai ricavi da margine di interesse. Dopo l’Opa di Banco Bpm su Anima e l’Ops di Unicredit su Banco Bpm ora è arrivata l’Ops di Mediobanca su Banca Generali.
Pietro Giuliani, lei è uno dei decani del risparmio gestito in Italia, avendo fondato Azimut nel lontano 1990. Come vede le operazioni in corso in Italia in questo settore che è diventato molto appetito da banche e assicurazioni?
«Se si riferisce all’offerta di scambio di Mediobanca su Banca Generali l’integrazione tra le due realtà per me è razionale. Mette insieme le grandi masse di Mediobanca, che però ha sempre portato bassi rendimenti rispetto ai concorrenti, con la capacità di gestione di Banca Generali. Nel settore Banca Mediolanum è quella che guadagna di più mentre Fineco è quella che cresce di più. Appena dietro…
Milano – Il risiko bancario italiano si combatte a colpi di Ops (offerte pubbliche di scambio) che coinvolgono anche le società del risparmio gestito, considerate cruciali per ottenere commissioni in alternativa ai ricavi da margine di interesse. Dopo l’Opa di Banco Bpm su Anima e l’Ops di Unicredit su Banco Bpm ora è arrivata l’Ops di Mediobanca su Banca Generali.
Pietro Giuliani, lei è uno dei decani del risparmio gestito in Italia, avendo fondato Azimut nel lontano 1990. Come vede le operazioni in corso in Italia in questo settore che è diventato molto appetito da banche e assicurazioni?
«Se si riferisce all’offerta di scambio di Mediobanca su Banca Generali l’integrazione tra le due realtà per me è razionale. Mette insieme le grandi masse di Mediobanca, che però ha sempre portato bassi rendimenti rispetto ai concorrenti, con la capacità di gestione di Banca Generali. Nel settore Banca Mediolanum è quella che guadagna di più mentre Fineco è quella che cresce di più. Appena dietro questi due player c’è Banca Generali che insieme a Mediobanca farebbe un salto di qualità importante, sarebbe secondo polo dopo Fideuram sulle masse gestite e si alzerebbe il ratio di redditività».
Rispetto a questo quadro come si posiziona la sua creatura Azimut?
«Azimut è la società che è cresciuta di più nelle masse gestite perché possiede anche un’importante rete all’estero. Con la metà dei suoi 108 miliardi di masse al di fuori dell’Italia, in 19 paesi, è un animale diverso dai player italiani. Cresce il doppio e sotto il profilo della redditività tiene il passo con le altre».
Come vede la possibile integrazione con Mps che ha lanciato un’Ops su Mediobanca?
«L’eventuale integrazione della rete Mediobanca con Widiba potrebbe essere d’aiuto. Il brand conta ma contano di più le masse gestite e le provvigioni per i consulenti. La rete di consulenti di Mediobanca deriva dalla ex Che Banca! E in buona parte dalla ex Barclays per la quale non era più un valore. Non è considerata una rete moderna nel nostro settore».
E’ possibile, come avverte Mediobanca, che con l’arrivo di Mps molti consulenti possano cambiare casacca creando dissinergie tra le due realtà?
«Non vedo preponderante questo rischio. Ripeto i consulenti si muovono guardando in primo luogo la loro redditività. Ci sono reti di grandi gruppi bancari che per attirare nuova clientela sono disposte a pagare tra 3,5% e 4,5% delle masse promesse come bonus di entrata al consulente che le porta. Ma bisogna avere un portafoglio di alto livello».
Anche Anima sembra molto ambita, Banco Bpm ha fatto Opa a 1,7 miliardi. Come lo spiega?
«Anima per diversi anni ha navigato intorno ai 4 euro della sua quotazione, ha una redditività inferiore alle altre del settore e beneficia degli accordi con i suoi azionisti Poste e Banco Bpm».
Se Unicredit finalizzasse l’Ops sul Banco Bpm potrebbe trarre beneficio dalla presenza di Anima?
«Unicredit all’inizio non ha messo Anima nella sua valutazione anche perché ha un contratto vincolante con Amundi fino al 2027. Ma è un fatto che Unicredit non ha una società di gestione propria, ha fatto un accordo con noi di Azimut per una joint venture in cui gli confezioniamo dei prodotti adatti per la rete estera di Unicredit».
E se Unicredit riuscisse a fare un accordo anche con Generali visto che ne è diventata azionista?
«Potrebbero far leva ancora di più con il network estero e magari diventare un’alternativa all’accordo con Natixis che non mi pare stia riscuotendo grandi consensi».