ROMA – Non risparmiano nessuno i dazi di Trump nella guerra commerciale dichiarata alla Cina e al resto del mondo. Neanche i bambini. L’ultimo allarme in ordine cronologico è quello della Mattel, produttrice delle bambole più famose del mondo. Il ceo Ynon Kreiz ha detto che “i giocattoli sono parte essenziale della vita dei bambini”, salvo poi aggiungere che a causa delle tariffe sarà inevitabile alzare il prezzo di vendita delle Barbie negli Stati Uniti. Il gigante dei giocattoli, secondo solo a Lego, realizza anche Hot Wheels, Big Jim e le carte da gioco Uno, tutti prodotti che potrebbero risentire dei pesanti dazi imposti da Donald Trump. Soprattutto a Pechino. Basti pensare che circa l'80% dei giocattoli di Mattel è prodotto in Cina e sarà quindi soggetto a barriere fino al 145% sui beni importati negli Stati Uniti.
La sfida dazi per Lego
Presentando i risultati positivi a marzo, prima degli annunci di dazi reciproci ma già con la minaccia di una guerra commerciale all’orizzonte, …
ROMA – Non risparmiano nessuno i dazi di Trump nella guerra commerciale dichiarata alla Cina e al resto del mondo. Neanche i bambini. L’ultimo allarme in ordine cronologico è quello della Mattel, produttrice delle bambole più famose del mondo. Il ceo Ynon Kreiz ha detto che “i giocattoli sono parte essenziale della vita dei bambini”, salvo poi aggiungere che a causa delle tariffe sarà inevitabile alzare il prezzo di vendita delle Barbie negli Stati Uniti. Il gigante dei giocattoli, secondo solo a Lego, realizza anche Hot Wheels, Big Jim e le carte da gioco Uno, tutti prodotti che potrebbero risentire dei pesanti dazi imposti da Donald Trump. Soprattutto a Pechino. Basti pensare che circa l'80% dei giocattoli di Mattel è prodotto in Cina e sarà quindi soggetto a barriere fino al 145% sui beni importati negli Stati Uniti.
La sfida dazi per Lego
Presentando i risultati positivi a marzo, prima degli annunci di dazi reciproci ma già con la minaccia di una guerra commerciale all’orizzonte, il ceo della Lego Niels Christiansen aveva assicurato che le tariffe “non impensieriscono”. “Abbiamo prodotti che entusiasmano molti gruppi di consumatori diversi e che hanno funzionato in tutto il mondo”, ha detto sottolineando l’aumento del 13% delle vendite dei mattoncini per bambini e adulti, “non è un problema che mi tiene sveglio la notte. Come ogni ceo, preferisco il libero scambio ma troveremo il modo di gestirli”.
La Lego ha diverse fabbriche fuori dagli Usa i cui prodotti saranno oggetto di tariffe, da quella di Monterrey in Messico a quella appena inaugurata in Vietnam. Ma sempre a marzo, Christiansen indicava due recenti shock – Covid-19 e aumento costi materie prime – come due esempi di come il gruppo reagisce alle sfide: “Non è la prima volta che vediamo queste fluttuazioni e ogni volta siamo stati in grado di non reagire in modo eccessivo. È lo stesso approccio anche qui”.
Il costo delle tariffe per Hasbro
E poi c’è il terzo colosso di giocattoli, la statunitense Hasbro, che ad aprile ha presentato risultati migliori delle aspettative. Ma che ha anche presento una stima di quanto peseranno i dazi sulla produzione. La regina dei giochi da tavolo e di società, che spazia da Monopoly a Cluedo, dalle carte Magic a D&D, da Forza 4 a Taboo, Trivial Pursuit e Twister, prevede un aumento dei costi per il gruppo di 300 milioni. E come molte aziende che hanno presentato risultati e outlook in questo periodo, non ha rivisto le stime sul futuro data l’imprevedibilità sulla conclusione della guerra commerciale in corso. "Dazi prolungati creano costi strutturali e aumentano l'imprevedibilità del mercato", ha dichiarato il Ceo Chris Cocks, aggiungendo che "alla fine le tariffe si traducono in un aumento dei prezzi al consumo". Cocks ha anche avvertito della "potenziale perdita di posti di lavoro mentre ci adattiamo ad assorbire l'aumento dei costi e la riduzione dei profitti per i nostri azionisti".