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Dazi ai film stranieri: l’abbraccio di Trump spaventa Hollywood

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L’obiettivo è riportare le riprese negli Stati Uniti in un settore già in attivo. Cresceranno i costi delle case di produzione
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NEW YORK – Anche Hollywood e i giganti dello streaming pagano dazio a Trump. Per ora solo a Wall Street dopo che il presidente ha promesso di imporre dazi del 100% sui film prodotti all’estero. Per ora solo una promessa (minaccia) ma sufficiente a far scendere nel corso della giornata Netflix del 4%, Disney e Paramount di oltre il 2 e Warner Bros. Discovery di oltre il 3%, prima di limare le perdite. Non è chiaro come Trump voglia applicare i dazi, considerato che i film non sono beni fisici che passano dai porti. La stessa Casa Bianca ha detto ieri che una «decisione definitiva non è stata ancora presa», ma il solo annuncio pubblicato domenica sera sul social Truth è stato sufficiente per seminare il panico a Hollywood.

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NEW YORK – Anche Hollywood e i giganti dello streaming pagano dazio a Trump. Per ora solo a Wall Street dopo che il presidente ha promesso di imporre dazi del 100% sui film prodotti all’estero. Per ora solo una promessa (minaccia) ma sufficiente a far scendere nel corso della giornata Netflix del 4%, Disney e Paramount di oltre il 2 e Warner Bros. Discovery di oltre il 3%, prima di limare le perdite. Non è chiaro come Trump voglia applicare i dazi, considerato che i film non sono beni fisici che passano dai porti. La stessa Casa Bianca ha detto ieri che una «decisione definitiva non è stata ancora presa», ma il solo annuncio pubblicato domenica sera sul social Truth è stato sufficiente per seminare il panico a Hollywood.

Dazi a Hollywood, la spiegazione di Trump

«L’industria cinematografica americana sta morendo a una velocità impressionante - ha scritto Trump - Altri Paesi stanno offrendo ogni tipo di incentivo per attirare i nostri registi e studi cinematografici fuori dagli Stati Uniti. Hollywood e molte altre aree all’interno degli Usa vengono devastate». «Questo - ha aggiunto - è uno sforzo concertato da parte di altre nazioni e, di conseguenza, una minaccia alla sicurezza nazionale. Ed è, oltre a tutto il resto, un’operazione di comunicazione e propaganda».

«Pertanto - ha concluso - autorizzo il dipartimento del Commercio e il Rappresentante del commercio degli Stati Uniti a iniziare immediatamente il processo per istituire un dazio del 100 per cento su tutti i film che entrano nel nostro Paese e che sono prodotti in terra straniera. Vogliamo di nuovo film fatti in America». Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha commentato su X: «Ci stiamo lavorando».

Rispetto agli altri dazi, la spiegazione di voler riequilibrare il deficit commerciale non c’è: l’industria cinematografica americana nel 2023 ha avuto un attivo commerciale con l’estero di 15,3 miliardi di dollari. L’annuncio di Trump segue la missione condotta a Hollywood da uno dei tre “ambasciatori speciali” del cinema nominati da Trump, Jon Voight (gli altri due sono Mel Gibson e Sylvester Stallone) che sta lavorando a un piano per salvare l’industria dell’intrattenimento.

Voight ha incontrato rappresentanti sindacali e dirigenti degli studios, i quali hanno chiesto incentivi fiscali per aumentare la produzione in Usa. Ma adesso gli studios temono che possano scattare restrizioni a qualsiasi ripresa all’estero.

Le perplessità dell’Ue

Secondo il Wall Street Journal, i direttori degli studi più importanti si sono riuniti per capire cosa possa portare questa nuova ondata di dazi. I generosi incentivi presenti nel Regno Unito, in Canada e Australia hanno da tempo attirato le grandi produzioni dei blockbuster di Hollywood. Piattaforme online come Netflix e Max lavorano molto fuori dagli Stati Uniti. Film come l’ultimo Mission: Impossibile - The Final Reckoning e Jurassic World - La rinascita sono stati fatti quasi interamente all’estero. Un film Minecraft, l’adattamento cinematografico ispirato al videogioco, è stato realizzato in Canada e Nuova Zelanda.

Dall’Europa è arrivata una prima gelida risposta a Trump: «È un post sui social - ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, rispondendo alle domande dei giornalisti - Non sappiamo esattamente cosa significhi in pratica, e finché non lo sapremo, non possiamo commentare la nostra possibile risposta». Il governatore della California, Gavin Newsom, ha bocciato l’iniziativa: «Crediamo - ha dichiarato un portavoce - che Trump non abbia l’autorità di imporre dazi».

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