MILANO – Dopo che l’assemblea dei soci di aprile aveva visto trionfare la lista dei fondi per il rinnovo di una parte del cda, la sostituzione del presidente Francesco Venosta alla Popolare di Sondrio era nell’aria. Meno attesa, però, era la decisione di ieri del cda di sostituirlo con Pierluigi Molla.
Classe 1956 e figlio della Santa Gianna Beretta, Molla era entrato nel consiglio di Bps nel 2021 grazie alla prima lista di minoranza della storia della banca, quella presentata dal “rottamatore” (poi accompagnato alla porta del cda) Luca Frigerio. Nel 2024, Molla era già entrato nel comitato esecutivo al fianco tra gli altri dell’ad Mario Alberto Pedranzini. Quest’ultimo da febbraio è impegnato a difendere l’autonomia della banca dalle mire della “cugina” Bper, che come la Sondrio vede Unipol come socia di riferimento.
MILANO – Dopo che l’assemblea dei soci di aprile aveva visto trionfare la lista dei fondi per il rinnovo di una parte del cda, la sostituzione del presidente Francesco Venosta alla Popolare di Sondrio era nell’aria. Meno attesa, però, era la decisione di ieri del cda di sostituirlo con Pierluigi Molla.
Classe 1956 e figlio della Santa Gianna Beretta, Molla era entrato nel consiglio di Bps nel 2021 grazie alla prima lista di minoranza della storia della banca, quella presentata dal “rottamatore” (poi accompagnato alla porta del cda) Luca Frigerio. Nel 2024, Molla era già entrato nel comitato esecutivo al fianco tra gli altri dell’ad Mario Alberto Pedranzini. Quest’ultimo da febbraio è impegnato a difendere l’autonomia della banca dalle mire della “cugina” Bper, che come la Sondrio vede Unipol come socia di riferimento.
Molla è stato nominato fino alla scadenza del mandato nel 2026 ma se l’offerta di Bper andrà a segno non si possono escludere scenari alternativi. «Io devo guardare nel mio orto e vedere di perimetrarlo bene» ha risposto ieri Pedranzini all’analista che, in conferenza, gli chiedeva del risiko che infiamma il settore. La questione è stata liquidata con una battuta riferita a Mediobanca dal direttore finanziario Massimo Perona: «Noi non abbiamo da usare una moneta di scambio come il 13% nelle Generali».
Ieri intanto Bps ha annunciato di avere archiviato il primo trimestre del 2025 con utili netti in crescita annua del 19,3% a 173,3 milioni. Il periodo, ha commentato Pedranzini, si è chiuso con «risultati eccellenti che costituiscono il miglior viatico per il nuovo piano industriale al 2027», rigorosamente «in autonomia» nelle intenzioni di Bps.