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La rivoluzione pop che ci ha salvato dalla bolletta

Niklas Zennstrom a destra e Janus Friis al centro

 

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Skype ci ha dato la possibilità di comunicare facilmente, senza spesa, da ogni angolo del mondo e da ogni margine della società
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Come finiscono le rivoluzioni? Quelle della storia o costruiscono un nuovo regime o finiscono con una restaurazione, e in entrambi i casi è prevedibile lo spargimento di sangue. Quelle scientifiche sostituiscono gli addetti alla ricerca, in modo perlopiù incruento, quindi si assestano e attendono che anche il nuovo paradigma venga superato. Le più influenti sulla vita del pianeta sono però ormai le rivoluzioni tecnologiche e quelle a volte muoiono perché hanno vinto. È il caso di Skype, che ha chiuso i battenti ieri. Nessuno può mettere in dubbio che sia stata una rivoluzione, quella avvenuta quando fu lanciata la prima versione di un software che consentiva innanzitutto di avere comunicazioni in diretta e in voce con tutto il mondo senza usare (né pagare) il telefono. Nel 2003 si formulava un’idea di reperibilità illimitata e (segniamoci la parola) gratuita.

Come finiscono le rivoluzioni? Quelle della storia o costruiscono un nuovo regime o finiscono con una restaurazione, e in entrambi i casi è prevedibile lo spargimento di sangue. Quelle scientifiche sostituiscono gli addetti alla ricerca, in modo perlopiù incruento, quindi si assestano e attendono che anche il nuovo paradigma venga superato. Le più influenti sulla vita del pianeta sono però ormai le rivoluzioni tecnologiche e quelle a volte muoiono perché hanno vinto. È il caso di Skype, che ha chiuso i battenti ieri. Nessuno può mettere in dubbio che sia stata una rivoluzione, quella avvenuta quando fu lanciata la prima versione di un software che consentiva innanzitutto di avere comunicazioni in diretta e in voce con tutto il mondo senza usare (né pagare) il telefono. Nel 2003 si formulava un’idea di reperibilità illimitata e (segniamoci la parola) gratuita.

Scandinava, l’invenzione concentrava in essenza un insieme ineffabile di promesse o illusioni e comunque emozioni che all’epoca Internet ancora suscitava. Qualcosa di tecnologico e liberal assieme: la possibilità di comunicare facilmente, senza spesa, da ogni angolo del mondo e da ogni margine della società. Incalcolabile l’impatto della novità sul modo di lavorare e in generale sulla nuova dimensione dell’essere in contatto: anche da lontano; anche di frequente, tutti i giorni. Concentrandoci sull’angusto, e peculiare, caso nazionale per quegli italiani che, oltre al trauma dell’introduzione dello scatto telefonico urbano e all’atroce ansia del dire in pochi scatti quello che avrebbe meritato una conversazione di ore, avevano vissuto persino la clownesca penuria dei gettoni telefonici, quello era il risveglio definitivo dall’incubo della bolletta telefonica.

E dunque, perché siamo arrivati al giorno in cui va scritto il necrologio di Skype? Al momento del suo lancio i due inventori e sviluppatori Niklas Zennström e Janus Friis avevano rispettivamente 37 e 27 anni. Tre anni dopo avrebbero festeggiato nell’agiatezza i loro rispettivi passaggi di decennio, avendo venduto Skype per 2,6 miliardi di dollari. L’Europa inventa e poi vende i brevetti agli Stati Uniti: nel caso, a eBay che una decina di anni dopo rivendette il pacchetto di servizi a Microsoft, che lo integrò agli altri suoi prodotti. Nel frattempo però le piattaforme per la comunicazione a distanza si erano moltiplicate, il confinamento da pandemia ne aveva accelerato lo sviluppo e la diffusione di Skype ha progressivamente perso il suo vantaggio competitivo. Microsoft l’ha chiusa perché tanto ha Teams. Quindi la rivoluzione di Skype è morta perché ha vinto: ha aperto la strada su cui poi è stata sorpassata da motori più rombanti.

Avevamo però sottolineato una certa parola: gratis. Quando il valore che si crea consiste nel fornire gratuitamente un servizio popolare e fino a quel momento costoso, come si fa a rendere il proprio business redditizio? La campana suona per molti: il low cost e a maggior ragione il gratuito sono il vero paradosso del commercio.

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