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La parabola di Skype: addio all’app che aprì l’era delle telefonate gratis

Dopo 22 anni Microsoft ha deciso di chiudere il software per le chiamate via Internet e puntare solo su Teams
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Nell’estate del 2002, in pieno centro storico a Tallinn, in Estonia, un gruppo di giovani visionari si è ritrovato al Valli Baar, un locale fermo agli anni 70. Tra loro c’erano Niklas Zennström, svedese, e Janus Friis, danese. Reduci dal successo - e dalle polemiche - di Kazaa, la piattaforma peer-to-peer che ha permesso la condivisione di musica e video tra utenti, i due cercavano idee per una nuova impresa. Insieme a loro, un gruppo di talentuosi sviluppatori estoni: Ahti Heinla, Priit Kasesalu, Jaan Tallinn e Toivo Annus. Tra i bicchierini di Millimallikas - un micidiale cocktail di vodka all’anice, tequila e Tabasco per cui il Valli Baar è famoso - è emersa l’intuizione giusta: se era possibile scambiare file in modo diretto tra due computer, perché non fare lo stesso con la voce?

Così è nato Skype, lanciato il 29 agosto 2003 in linea con la promessa di Internet: abbattere le distanze, connettere persone lontane, semplificare la comunicazione. Ventidue anni dopo, quel progetto ca…

Nell’estate del 2002, in pieno centro storico a Tallinn, in Estonia, un gruppo di giovani visionari si è ritrovato al Valli Baar, un locale fermo agli anni 70. Tra loro c’erano Niklas Zennström, svedese, e Janus Friis, danese. Reduci dal successo - e dalle polemiche - di Kazaa, la piattaforma peer-to-peer che ha permesso la condivisione di musica e video tra utenti, i due cercavano idee per una nuova impresa. Insieme a loro, un gruppo di talentuosi sviluppatori estoni: Ahti Heinla, Priit Kasesalu, Jaan Tallinn e Toivo Annus. Tra i bicchierini di Millimallikas - un micidiale cocktail di vodka all’anice, tequila e Tabasco per cui il Valli Baar è famoso - è emersa l’intuizione giusta: se era possibile scambiare file in modo diretto tra due computer, perché non fare lo stesso con la voce?

Così è nato Skype, lanciato il 29 agosto 2003 in linea con la promessa di Internet: abbattere le distanze, connettere persone lontane, semplificare la comunicazione. Ventidue anni dopo, quel progetto capace di sfidare le big tech della Silicon Valley è sfumato. Microsoft, l’azienda che ha acquisito Skype nel 2011 per 8,5 miliardi di dollari, ieri ha cancellato il servizio che ha permesso di effettuare chiamate internazionali gratuitamente attraverso il web, con un’alta qualità audio e video. È stata un’innovazione straordinaria: all’epoca le compagnie telefoniche imponevano tariffe proibitive e le videochiamate erano fantascienza. Il primo giorno, 10.000 persone hanno scaricato il software. In pochi mesi, gli utenti di Skype sono diventati un milione. «Fin dall’inizio volevamo un programma semplice che potesse installare e utilizzare chiunque, senza alcuna competenza tecnica» ha ricordato Lauri Tepandi, tra i primi sviluppatori del software.

Dopo l’esplosione della bolla delle dot-com, pochi erano disposti a investire nel digitale. Per di più in una startup europea. Il denaro di un noto imprenditore americano, William Draper, è stato cruciale nelle fasi iniziali. Poi nel 2005, quando contava già 20 milioni di utenti, Skype è passato a eBay per 2,6 miliardi di dollari. Ma il matrimonio con il colosso delle aste online non ha mai funzionato. Tre anni dopo Skype è stato ceduto a un gruppo di investitori guidati dalla società Silver Lake. Nel 2011 il passaggio a Microsoft, quando il servizio era ancora in crescita con 167 miliardi di minuti di conversazioni internazionali all’anno.

Nel 2015 Skype aveva ancora 300 milioni di utenti mensili. Ma non è riuscita ad adattarsi all’era degli smartphone mentre app come WhatsApp e FaceTime offrivano chiamate fluide e integrate nei dispositivi mobili. Non ha recuperato terreno neppure durante gli anni del Covid. Al contrario, nuove piattaforme come Zoom e Google Meet hanno conquistato gli utenti: basta cliccare su un link per entrare in una riunione. Microsoft ha provato a integrare Skype all’interno di Outlook e del sistema operativo Windows, ma alla fine ha dato priorità a Teams: una piattaforma per le videochiamate, ma anche uno spazio di lavoro condiviso. È stato il colpo di grazia. Nel 2020 Skype contava ancora 40 milioni di utenti attivi. Appena un anno dopo, Teams ne registrava 250 milioni. La scelta su chi puntare è apparsa fin troppo ovvia. E così, di quel sogno nato tra le vie di Tallinn, non resta che un vecchio pub a custodirne la memoria.

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