La Fed tiene i tassi fermi. E Powell fa muro: “Trump non pesa sulle nostre decisioni”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Incertezza, instabilità, rischi per il futuro di economia, occupazione e inflazione, provocati dai dazi di Trump, restano troppo alti per mettere mano al costo del denaro adesso. È la logica con cui la Federal Reserve ha risposto ieri alle pressioni del capo della Casa Bianca, spiegando perché ha deciso di lasciare i tassi fermi per la terza volta consecutiva dal dicembre scorso.
La scelta è stata unanime, perché nessuno al vertice della banca centrale americana ha dubbi sugli effetti negativi delle tariffe volute dal presidente, anche se l’economia per ora regge e l’incontro tra Usa e Cina in programma in Svizzera durante il fine settimana riannoda almeno il filo del dialogo. Il dilemma della Fed è se i pericoli verranno più dalla crescita, la disoccupazione, l’inflazione, o da tutti questi fattori, ma non…
NEW YORK – Incertezza, instabilità, rischi per il futuro di economia, occupazione e inflazione, provocati dai dazi di Trump, restano troppo alti per mettere mano al costo del denaro adesso. È la logica con cui la Federal Reserve ha risposto ieri alle pressioni del capo della Casa Bianca, spiegando perché ha deciso di lasciare i tassi fermi per la terza volta consecutiva dal dicembre scorso.
La scelta è stata unanime, perché nessuno al vertice della banca centrale americana ha dubbi sugli effetti negativi delle tariffe volute dal presidente, anche se l’economia per ora regge e l’incontro tra Usa e Cina in programma in Svizzera durante il fine settimana riannoda almeno il filo del dialogo. Il dilemma della Fed è se i pericoli verranno più dalla crescita, la disoccupazione, l’inflazione, o da tutti questi fattori, ma non ha fretta perché ritiene di potersi permettere di aspettare i dati.
Il comunicato pubblicato dal Federal Open Market Committee dopo l’incontro di ieri comincia così: «Sebbene le oscillazioni delle esportazioni nette abbiano influenzato i dati, gli indicatori recenti suggeriscono che l’attività economica ha continuato a espandersi ad un ritmo sostenuto. Il tasso di disoccupazione si è stabilizzato a un livello basso negli ultimi mesi e le condizioni del mercato del lavoro rimangono solide. L’inflazione resta piuttosto elevata».
Detto questo, «l’incertezza sulle prospettive economiche è ulteriormente salita. Il Comitato è attento ai rischi per entrambe le parti del suo duplice mandato, e ritiene che i pericoli di una maggiore disoccupazione e di una maggiore inflazione siano aumentati» Perciò «ha deciso di mantenere il tasso dei fondi federali tra il 4,25% e il 4,5%. Nel valutare l’entità e la tempistica di ulteriori aggiustamenti, il Comitato valuterà attentamente i dati in arrivo, l’evoluzione delle prospettive e il bilancio dei rischi».
Parlando subito dopo con i giornalisti, il presidente della Fed Jerome Powell ha notato che «nonostante l’incertezza, l’economia resta solida, la disoccupazione è contenuta e l’inflazione bassa, anche se sopra il nostro obiettivo del 2%». È vero che il Pil è calato da più 2,4% a meno 0,3%, ma ciò è dipeso in larga da fattori particolari come l’aumento delle importazioni prima dell’entrata in vigore dei dazi. «I rischi per la disoccupazione e l’inflazione sono aumentati», ma la Fed ha gli strumenti per intervenire, e quindi«non ha fretta» di farlo.
Powell non sa se i problemi verranno più dalla frenata della crescita, dall’inflazione, o da entrambi, ossia dallo spettro della stagflazione. Però non fa previsioni sull’eventuale recessione e vuole aspettare ad agire, perché «non sappiamo ancora quanto duri saranno i dazi» effettivamente imposti. Quelli annunciati il 2 aprile hanno sorpreso tutti, perché sono andati molto oltre le previsioni, ma non è detto che restino così. Powell ha notato che «i negoziati sono ripresi con i nostri principali partner commerciali».
Engle: “Incubo recessione negli Usa? E’ Il risultato di scelte folli, nei prossimi mesi sarà peggio”
Nel fine settimana il segretario al Tesoro Bessent incontrerà l’inviato cinese He Lifeng in Svizzera, con l’obiettivo dichiarato di puntare alla “de-escalation”. Al momento i dazi americani del 145% sulle importazioni cinesi, e quelli cinesi del 125% sui beni americani, restano in vigore. Il traffico nei porti si è dimezzato e il rischio è che presto inizino anche a svuotarsi gli scaffali nei supermercati.
Powell però ha notato che «i colloqui in corso hanno la potenzialità di cambiare la situazione» e quindi aspetta l’esito prima di decidere le prossime mosse della Fed. Quanto agli attacchi di Trump, che dice di aver rinunciato a cacciarlo, ma continua ad usarlo come capro espiatorio per ogni problema economico, «non hanno alcun effetto sul nostro operato. Continuiamo ad usare i nostri strumenti per i nostri obiettivi».