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La Fed tiene i tassi fermi. E Powell fa muro: “Trump non pesa sulle nostre decisioni”

Il presidente della Fed, Jerome Powell 

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La banca centrale americana resiste alle pressioni della Casa Bianca: “I rischi sono aumentati, non abbiamo fretta d’intervenire”
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NEW YORK – Incertezza, instabilità, rischi per il futuro di economia, occupazione e inflazione, provocati dai dazi di Trump, restano troppo alti per mettere mano al costo del denaro adesso. È la logica con cui la Federal Reserve ha risposto ieri alle pressioni del capo della Casa Bianca, spiegando perché ha deciso di lasciare i tassi fermi per la terza volta consecutiva dal dicembre scorso.

La scelta è stata unanime, perché nessuno al vertice della banca centrale americana ha dubbi sugli effetti negativi delle tariffe volute dal presidente, anche se l’economia per ora regge e l’incontro tra Usa e Cina in programma in Svizzera durante il fine settimana riannoda almeno il filo del dialogo. Il dilemma della Fed è se i pericoli verranno più dalla crescita, la disoccupazione, l’inflazione, o da tutti questi fattori, ma non…

NEW YORK – Incertezza, instabilità, rischi per il futuro di economia, occupazione e inflazione, provocati dai dazi di Trump, restano troppo alti per mettere mano al costo del denaro adesso. È la logica con cui la Federal Reserve ha risposto ieri alle pressioni del capo della Casa Bianca, spiegando perché ha deciso di lasciare i tassi fermi per la terza volta consecutiva dal dicembre scorso.

La scelta è stata unanime, perché nessuno al vertice della banca centrale americana ha dubbi sugli effetti negativi delle tariffe volute dal presidente, anche se l’economia per ora regge e l’incontro tra Usa e Cina in programma in Svizzera durante il fine settimana riannoda almeno il filo del dialogo. Il dilemma della Fed è se i pericoli verranno più dalla crescita, la disoccupazione, l’inflazione, o da tutti questi fattori, ma non ha fretta perché ritiene di potersi permettere di aspettare i dati.

Il comunicato pubblicato dal Federal Open Market Committee dopo l’incontro di ieri comincia così: «Sebbene le oscillazioni delle esportazioni nette abbiano influenzato i dati, gli indicatori recenti suggeriscono che l’attività economica ha continuato a espandersi ad un ritmo sostenuto. Il tasso di disoccupazione si è stabilizzato a un livello basso negli ultimi mesi e le condizioni del mercato del lavoro rimangono solide. L’inflazione resta piuttosto elevata».

Detto questo, «l’incertezza sulle prospettive economiche è ulteriormente salita. Il Comitato è attento ai rischi per entrambe le parti del suo duplice mandato, e ritiene che i pericoli di una maggiore disoccupazione e di una maggiore inflazione siano aumentati» Perciò «ha deciso di mantenere il tasso dei fondi federali tra il 4,25% e il 4,5%. Nel valutare l’entità e la tempistica di ulteriori aggiustamenti, il Comitato valuterà attentamente i dati in arrivo, l’evoluzione delle prospettive e il bilancio dei rischi».

Parlando subito dopo con i giornalisti, il presidente della Fed Jerome Powell ha notato che «nonostante l’incertezza, l’economia resta solida, la disoccupazione è contenuta e l’inflazione bassa, anche se sopra il nostro obiettivo del 2%». È vero che il Pil è calato da più 2,4% a meno 0,3%, ma ciò è dipeso in larga da fattori particolari come l’aumento delle importazioni prima dell’entrata in vigore dei dazi. «I rischi per la disoccupazione e l’inflazione sono aumentati», ma la Fed ha gli strumenti per intervenire, e quindi«non ha fretta» di farlo.

Powell non sa se i problemi verranno più dalla frenata della crescita, dall’inflazione, o da entrambi, ossia dallo spettro della stagflazione. Però non fa previsioni sull’eventuale recessione e vuole aspettare ad agire, perché «non sappiamo ancora quanto duri saranno i dazi» effettivamente imposti. Quelli annunciati il 2 aprile hanno sorpreso tutti, perché sono andati molto oltre le previsioni, ma non è detto che restino così. Powell ha notato che «i negoziati sono ripresi con i nostri principali partner commerciali».

Nel fine settimana il segretario al Tesoro Bessent incontrerà l’inviato cinese He Lifeng in Svizzera, con l’obiettivo dichiarato di puntare alla “de-escalation”. Al momento i dazi americani del 145% sulle importazioni cinesi, e quelli cinesi del 125% sui beni americani, restano in vigore. Il traffico nei porti si è dimezzato e il rischio è che presto inizino anche a svuotarsi gli scaffali nei supermercati.

Powell però ha notato che «i colloqui in corso hanno la potenzialità di cambiare la situazione» e quindi aspetta l’esito prima di decidere le prossime mosse della Fed. Quanto agli attacchi di Trump, che dice di aver rinunciato a cacciarlo, ma continua ad usarlo come capro espiatorio per ogni problema economico, «non hanno alcun effetto sul nostro operato. Continuiamo ad usare i nostri strumenti per i nostri obiettivi».

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