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Robot umanoidi nei cantieri per i lavori rischiosi, Brancaccio (Ance): “La priorità è la sicurezza”

Alla Biennale di Venezia il progetto di Fondamentale, l’associazione che rappresenta la filiera delle costruzioni, dall’Ance a FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil: “Ecco come integrarli per tutelare i lavoratori”
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VENEZIA – I robot umanoidi e l’intelligenza artificiale per rendere più sicuro e meno gravoso il lavoro in cantiere e identificare modelli di rischio per prevenire il più possibile infortuni e malattie professionali. Alla Biennale di Architettura di Venezia i primi modelli, realizzati da Politecnico di Zurigo, Politecnico di Torino, università Tongji di Shanghai e Mit di Boston. E da giugno, coinvolgendo altre università italiane, dal Politecnico di Udine alla Federico II di Napoli, un progetto promosso dalla Filiera delle costruzioni, riunita nella sigla “Fondamentale”, uno progetto per portare i robot nei cantieri. Non per sostituire il lavoro umano, assicurano in una conferenza stampa la presidente dell’Ance Federica Brancaccio e il segretario della Fillea Cgil Antonio Di Franco, ma per aiutare chi già lavora e continuerà a lavorare nei cantieri.

VENEZIA – I robot umanoidi e l’intelligenza artificiale per rendere più sicuro e meno gravoso il lavoro in cantiere e identificare modelli di rischio per prevenire il più possibile infortuni e malattie professionali. Alla Biennale di Architettura di Venezia i primi modelli, realizzati da Politecnico di Zurigo, Politecnico di Torino, università Tongji di Shanghai e Mit di Boston. E da giugno, coinvolgendo altre università italiane, dal Politecnico di Udine alla Federico II di Napoli, un progetto promosso dalla Filiera delle costruzioni, riunita nella sigla “Fondamentale”, uno progetto per portare i robot nei cantieri. Non per sostituire il lavoro umano, assicurano in una conferenza stampa la presidente dell’Ance Federica Brancaccio e il segretario della Fillea Cgil Antonio Di Franco, ma per aiutare chi già lavora e continuerà a lavorare nei cantieri.

"Questo laboratorio durerà sei mesi e servirà per capire le possibilità d’uso ma anche i limiti dei robot umanoidi, capire dove usarli e dove non usarli”, afferma il curatore della Biennale di Architettura Carlo Ratti.

"Già alcuni tipi di robot sono arrivati, e ci sono di grande aiuto: in particolare gli esoscheletri, che sollevano pesi gravosi, prevenendo così le malattie dell’apparato scheletrico e muscolare, che sono molto diffuse nell’edilizia”, spiega Di Franco. “Se a Casteldaccia gli operati avessero avuto i caschi con i sensori, non sarebbero morti”.

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Ma i robot umanoidi sono un deciso passo in avanti, assicura Federica Brancaccio: “La nostra priorità è la sicurezza: verranno impiegati nelle attività più rischiose. L’intelligenza artificiale predittiva ci aiuterà a individuarla. Svolgeranno nel tempo anche attività di precisione: qui alla Biennale c’è un robot in grado di costruire mosaici”.

Quando i robot umanoidi saranno pronti per i cantieri

Difficile dire entro quanto i primi robot umanoidi faranno il loro ingresso nei cantieri: “Carlo Ratti mi ha detto che fino a qualche mese fa ci sarebbero voluti dieci anni. A dicembre, tornando da Shanghai, si è convinto che ce ne volessero al massimo cinque, ma potrebbero volercene ancora meno”, ragiona la presidente dell’Ance. Che nel frattempo, alla presidente del Consiglio che ha già convocato i sindacati e convocherà a breve anche le sigle datoriali per un nuovo intervento sulla sicurezza, chiede di investire di più sulla formazione: “Chiunque entra in un cantiere, anche se non è un operaio ma è magari un manutentore, deve avere una formazione specifica”.

I primi prototipi intanto a Venezia salutano il pubblico. C'è un robot con un volto umano che chiacchiera con i visitatori. Tra gli esperti di cantieri edilizi, ce n’è uno imbracato e sospeso nel vuoto, e un altro che si muove al suono delle percussioni. Un altro si limita a stare in piedi, circondato dai mattoni.

"Noi sappiamo che il progresso non si può fermare – afferma Elena Lovera, presidente del Formedil, l’ente di formazione dell’edilizia – e in questi sei mesi di sperimentazione scientifica vogliamo anche dare il nostro contributo in termini di esperienza pluriennale di lavoro. “Occupandoci di sanità integrativa per il settore edilizio – dice Alessandro Minicucci, presidente di Sanedil – patrociniamo questa iniziativa con grande piacere, perché vogliamo farne uno strumento importante di prevenzione”.

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