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I dazi non frenano Pechino, balzo dell’export ad aprile. Crescono le spedizioni in Asia e Europa

(afp)

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Superate le previsioni degli analisti. La stretta Usa dirotta le vendite verso altri mercati
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PECHINO - Dati niente male. Che danno un po' di respiro e forse qualche vantaggio in più a Pechino in vista dei colloqui con gli Stati Uniti sui dazi in programma da domani in campo neutro in Svizzera. Le esportazioni cinesi sono cresciute dell'8,1% su base annua. Superate di molto le previsioni degli analisti (che si aspettavano poco meno del 2%), anche se in rallentamento rispetto al 12,4% di marzo. Le importazioni sono diminuite invece dello 0,2% lo scorso mese.

Una performance molto buona, nonostante il forte calo delle spedizioni proprio verso gli Stati Uniti, -21%. E nonostante gli economisti prevedano che nei prossimi mesi le esportazioni cinesi non saranno così forti. Le aziende cinesi sono riuscite fino ad ora ad a…

PECHINO - Dati niente male. Che danno un po' di respiro e forse qualche vantaggio in più a Pechino in vista dei colloqui con gli Stati Uniti sui dazi in programma da domani in campo neutro in Svizzera. Le esportazioni cinesi sono cresciute dell'8,1% su base annua. Superate di molto le previsioni degli analisti (che si aspettavano poco meno del 2%), anche se in rallentamento rispetto al 12,4% di marzo. Le importazioni sono diminuite invece dello 0,2% lo scorso mese.

Una performance molto buona, nonostante il forte calo delle spedizioni proprio verso gli Stati Uniti, -21%. E nonostante gli economisti prevedano che nei prossimi mesi le esportazioni cinesi non saranno così forti. Le aziende cinesi sono riuscite fino ad ora ad aumentare le vendite in altri mercati per compensare il calo registrato negli Stati Uniti. Pechino aveva già iniziato a diversificare in questi anni e ora i dazi del presidente statunitense Donald Trump mostrano che questa strategia si sta rafforzando.

Pechino diversifica l’export

L’export verso i Paesi del Sud-Est asiatico del gruppo Asean, principale partner commerciale della Cina in quanto blocco e importante hub di transito, è aumentato del 20,8%. “I Paesi dell'Asean stanno accelerando la produzione per rispettare la scadenza di luglio, la pausa negoziale di 90 giorni imposta da Trump. La loro produzione dipende fortemente dalle esportazioni cinesi di materie prime, quindi le esportazioni cinesi hanno ricevuto una spinta”, ha affermato Dan Wang, direttore per la Cina presso Eurasia Group.

Le esportazioni verso l’Unione europea sono aumentate dell’8,3%. Quelle verso l’America Latina del 17%. E quelle verso i Paesi africani del 25%. Una strategia che rischia di aumentare però ancora di più le preoccupazioni già esistenti nei Paesi europei e in altre parti del mondo, che temono di venire “invasi” da prodotti cinesi.

Usa-Cina, i negoziati sui dazi

Da domani a Ginevra il vicepremier cinese He Lifeng e il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent proveranno a mettere le basi di una de-escalation di questa guerra commerciale. Per un accordo potrebbero volerci, però, mesi. Anche se giovedì Trump ha affermato che i negoziati commerciali con la Cina potrebbero portare a progressi tangibili e che potrebbe prendere in considerazione la possibilità di ridurre i dazi a tre cifre imposti sui prodotti cinesi se i negoziati dovessero andare bene.

Oggi il presidente Usa è tornato a evocare sul suo social Truth una riduzione: “L’80% di dazi sulla Cina sembra giusto. Dipende da Scott B”, riferendosi al segretario al Tesoro Scott Bessent alla vigilia dei negoziati commerciali. Pechino ha imposto dazi del 125% sui prodotti americani in risposta ai dazi del 145% imposti da Trump sui prodotti cinesi. Trump ha già esentato nelle scorse settimane beni cinesi come smartphone ed elettronica dai suoi dazi. Esenzioni che si applicano a circa 102 miliardi di dollari, il 22% delle importazioni Usa dalla Cina lo scorso anno. Pechino ha fatto lo stesso con alcuni prodotti che sarebbero elencati in una lista ancora però non pubblica, pareggiando.

Verso i colloqui: il precedente del 2021 (finito male)

Appuntamento ora dunque in Svizzera. Sperando che non vada a finire come il vertice in Alaska del 2021 - il primo tra cinesi e americani dell’era Biden - durante il quale le due delegazioni si presero a male parole, davanti alle telecamere di tutto il mondo. Prima di entrare nella sala riunioni, Yang Jiechi (allora capo della diplomazia cinese) disse al ministro Wang Yi di aver mangiato solo dei noodles istantanei a pranzo. Il video della vicenda venne diffuso sui social mandarini per sottolineare che gli americani non avevano organizzato nemmeno un banchetto per gli ospiti. Gli svizzeri prendano appunti.

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