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Dazi, l’Istat alza il livello di guardia: “Molta incertezza, a rischio 4.600 aziende italiane”

(reuters)

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L’istituto ha pubblicato un focus sull’esposizione delle imprese alla domanda estera a causa della guerra commerciale: 23 mila quelle vulnerabili, coinvolti 415 mila lavoratori
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ROMA – Le prospettive economiche dell’area euro sono in peggioramento e a preoccupare è la prolungata incertezza a causa della guerra commerciale iniziata ormai da più di 100 giorni. L’accordo degli Stati Uniti con Londra e l’apertura dei negoziati con la Cina nel weekend sembrano indicare una svolta nelle trattative che potrebbe portare a un allentamento delle tensioni ma negli ultimi tre mesi troppe sono state le accelerazioni e le frenate per immaginare un progresso lineare delle negoziazioni. L’Istat ha pubblicato il documento sull’andamento dell’economia italiana, con un focus sull’esposizione delle aziende italiane all’export Usa e i dazi sono senza sorprese protagonisti, in negativo, delle prospettive future. Ed è “difficile prevedere l’esito dei negoziati tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi”.

ROMA – Le prospettive economiche dell’area euro sono in peggioramento e a preoccupare è la prolungata incertezza a causa della guerra commerciale iniziata ormai da più di 100 giorni. L’accordo degli Stati Uniti con Londra e l’apertura dei negoziati con la Cina nel weekend sembrano indicare una svolta nelle trattative che potrebbe portare a un allentamento delle tensioni ma negli ultimi tre mesi troppe sono state le accelerazioni e le frenate per immaginare un progresso lineare delle negoziazioni. L’Istat ha pubblicato il documento sull’andamento dell’economia italiana, con un focus sull’esposizione delle aziende italiane all’export Usa e i dazi sono senza sorprese protagonisti, in negativo, delle prospettive future. Ed è “difficile prevedere l’esito dei negoziati tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi”.

Dazi, l’esposizione delle imprese italiane all’export Usa

"L'uso crescente in molti Paesi di orientamenti protezionistici minaccia di influenzare negativamente la crescita del commercio internazionale, con impatti negativi sul tessuto imprenditoriale". È uno dei passaggi contenuti nella nota diffusa dall’istituto. "Le imprese esportatrici italiane, in particolare - si legge - potrebbero essere influenzate negativamente dalla recente introduzione di dazi su un'ampia gamma di prodotti e verso i principali mercati". L'Istat ricorda che le imprese vulnerabili all'export sono in Italia poco più di 23 mila, di cui quasi 3.300 alla domanda Usa (dati 2022). Di queste, valutando liquidità, redditività e struttura patrimoniale, è considerato a rischio il 10,8% e fortemente a rischio il 9,2%, per un totale di un'impresa vulnerabile su 5, cioè 4.600.

Secondo i dati 2022, alle 23 mila imprese citate "afferivano oltre 415 mila addetti (il 2,3% del totale), il 3,5% del valore aggiunto (circa 36 miliardi di euro) e il 16,5% delle esportazioni complessive del paese (circa 87 miliardi di euro)". "Nel 2022 le imprese vulnerabili nei confronti della domanda statunitense sono quelle più numerose (quasi 3.300 unità), seguite da quelle più esposte verso la Germania (oltre 2.800) e la Francia (2.721)".

I dati sull’economia globale

Nel primo trimestre, spiega l'Istat, a fronte di una buona tenuta dell'economia in Cina e nell'area euro, il Pil degli Stati Uniti ha segnato una lieve variazione negativa, principalmente dovuta a un forte aumento delle importazioni. Secondo la stima preliminare, nei primi tre mesi dell'anno il Pil italiano è cresciuto dello 0,3%, risultato migliore di Francia e Germania, ma inferiore alla Spagna.

Per l'Istat, poi, "nel primo trimestre, la produzione industriale ha registrato un lieve incremento su base congiunturale: all'aumento dell'indice di gennaio è seguita una flessione a febbraio e una stabilità a marzo". In Cina l'economia è ancora dinamica. Il Pil cinese nel primo trimestre è cresciuto dell'1,2% (da +1,6% dei tre mesi precedenti), trainato dall'accelerazione del settore industriale, ma all’orizzonte gravano gli effetti della guerra tariffaria. A differenza di Germania, Spagna e Francia, in Italia è calato vistosamente (-1,8%) l’indice sulla fiducia di famiglie e imprese, in diminuzione in Europa ad aprile dell’1,4%.

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