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Ecco i robot umanoidi: fra soli tre anni saranno venduti in massa. E costeranno come un’auto

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Secondo una stima di Bank of America inizieranno a diffondersi su larga scala per uso commerciale già dal 2028, con spedizioni annuali che potrebbero raggiungere un milione di unità entro il 2030
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Non è più fantascienza, è già un business. E fra solo tre anni sarà anche un mercato abbastanza normale: i robot umanoidi inizieranno a diffondersi su larga scala per uso commerciale già dal 2028, con spedizioni annuali che potrebbero raggiungere un milione di unità entro il 2030. Lo stima un rapporto uscito qualche giorno fa da Bank of America, secondo cui uno dei fattori di spinta sarà il prezzo: sotto i 20 mila dollari, per costi di produzione medi attorno ai 17mila dollari.

Già adesso un’azienda cinese – Unitree – vende il suo G1 a un prezzo da 16mila dollari in su ed Elon Musk assicura che il suo robot Optimus costerà non oltre 20mila dollari. Sì, Musk ha spesso esagerato le sue promesse (“entro il 2018 avremo automobili che si guideranno del tutto da sole”, era il 2015), ma qui gli elementi concreti sono numerosi. E riguardano tanti settori. L’adozione di massa seguirà un percorso in tre fasi, secondo Bank of America: prima, le applicazioni industriali e logistiche, poi servizi …

Non è più fantascienza, è già un business. E fra solo tre anni sarà anche un mercato abbastanza normale: i robot umanoidi inizieranno a diffondersi su larga scala per uso commerciale già dal 2028, con spedizioni annuali che potrebbero raggiungere un milione di unità entro il 2030. Lo stima un rapporto uscito qualche giorno fa da Bank of America, secondo cui uno dei fattori di spinta sarà il prezzo: sotto i 20 mila dollari, per costi di produzione medi attorno ai 17mila dollari.

Già adesso un’azienda cinese – Unitree – vende il suo G1 a un prezzo da 16mila dollari in su ed Elon Musk assicura che il suo robot Optimus costerà non oltre 20mila dollari. Sì, Musk ha spesso esagerato le sue promesse (“entro il 2018 avremo automobili che si guideranno del tutto da sole”, era il 2015), ma qui gli elementi concreti sono numerosi. E riguardano tanti settori. L’adozione di massa seguirà un percorso in tre fasi, secondo Bank of America: prima, le applicazioni industriali e logistiche, poi servizi alle imprese, e infine impiego domestico. A lungo termine, secondo Bank of America, il numero complessivo di robot umanoidi nel mondo potrebbe arrivare a tre miliardi di unità entro il 2060, in gran parte concentrati negli ambienti domestici.

Cosa faranno i robot umanoidi

A far cosa? Il rapporto immagina che nel 2060 i robot umanoidi possano sostituire il 20% dei lavoratori nei settori industriali, che un singolo robot possa svolgere le funzioni di 1,5-2,5 lavoratori umani, e che si raggiunga un tasso di penetrazione domestica di 0,7 robot per famiglia. Già adesso nel 2025, i robot umanoidi sono usati per applicazioni reali, non solo in fase sperimentale. Spostano oggetti pesanti nelle fabbriche, nei magazzini, li caricano e li scaricano.

Sì, non sono i robot più diffusi. Prevalgono ancora quelli tradizionali, tipo bracci meccanici o a forma di parallelepipedo, che a loro volta diventano più intelligenti e funzionali. Ad esempio qualche giorno fa Amazon ha presentato Vulcan, il suo primo robot (braccio meccanico) dotato di senso tattile, con cui è in grado di spostare vari oggetti con delicatezza, senza romperli.

I robot umanoidi comunque prenderanno un posto crescente in fabbrica ed entreranno anche in luoghi, come case di cura e casa, dove quelli tradizionali (non umanoidi) hanno meno senso di esserci. Un robot umanoide dovrebbe essere più sicuro a contatto con lavoratori umani e – in prospettiva - persino con bambini e animali domestici; e avere funzionalità più ampie. Merito di progressi tecnologici hardware software, che migliorano la capacità di movimento, percezione, interazione e apprendimento di questi robot.

Le aziende che sviluppano humanoid

Il nuovo Atlas elettrico di Boston Dynamics, ad esempio, sfrutta attuatori rotanti e lineari completamente ridisegnati, che gli consentono di alzarsi da terra, saltare e sollevare oggetti in modo agile, con prestazioni che fino a pochi anni fa sarebbero state possibili solo in simulazione.

Anche le mani robotiche stanno facendo enormi progressi. La startup canadese Sanctuary AI ha dotato il suo robot Phoenix di mani con sensori tattili e capacità prensile fine: grazie a questo, Phoenix è stato già impiegato in una catena di abbigliamento per svolgere compiti reali come piegare vestiti, appendere capi, afferrare oggetti e persino utilizzare touchscreen. Sanctuary dichiara che il robot ha completato oltre 100 compiti diversi in ambienti industriali. Ad oggi più di 100 aziende nel mondo stanno lavorando a robot umanoidi, ma solo alcune hanno raggiunto livelli di sviluppo concreti e visibili.

Tra queste spicca appunto la cinese Unitree, che con il suo modello G1 ha attirato attenzione globale: il G1 è un robot bipede alto circa 127 cm, dal costo contenuto di appena 16mila dollari, capace di eseguire movimenti estremamente agili, flessioni, salti, e persino esercizi di Tai Chi, grazie ai suoi 23 gradi di libertà e a un'avanzata architettura di intelligenza artificiale. È già visto da molti analisti come un potenziale apripista per la robotica personale di massa.

Negli Stati Uniti, Atlas rimane un’icona del settore: famoso per le sue capacità acrobatiche e il controllo dinamico del movimento, nel 2024 è stato riprogettato come robot completamente elettrico, pensato per ambienti industriali reali. Come si diceva, anche Tesla è in corsa con il suo Optimus, ancora in fase di prototipo ma concepito da Elon Musk come futuro lavoratore domestico. Altri progetti promettenti sono il Digit di Agility Robotics, già testato da Amazon nei magazzini, e Figure 01, sviluppato dalla startup Figure AI, che punta a impieghi nel settore manifatturiero, con una recente partnership con BMW.

Le sfide tecnologiche: dall’IA ai dati

Le sfide tecniche da superare restano numerose: serve un’intelligenza artificiale più adattabile, migliori sistemi di controllo del movimento, sensori più precisi, più dati per addestrare i modelli e una maggiore potenza di calcolo. Anche il design dovrà adeguarsi alla produzione di massa. Un robot umanoide ha senso se si muove liberamente, senza fili. Dovrà avere quindi un’autonomia adeguata con la batteria, nonostante il peso.

Su tutto, aleggia poi l’eterno timore che robot siffatti possano rubare posti di lavoro agli esseri umani. Va detto che per ora sono pensati per mansioni pesanti dove c’è penuria di lavoratori. E ce ne sarà sempre più, per via dell’invecchiamento della popolazione. I robot umanoidi serviranno ad affrontare il problema della futura carenza di operai o di assistenti per anziani. In futuro, gli operai e gli infermieri non spariranno – in questa prospettiva – ma demanderanno appunto ai robot i compiti più gravosi e usuranti; come già in parte avviene, anche nei magazzini Amazon.

Nondimeno, i robot umanoidi, per le loro caratteristiche, hanno qualche carta in più per risvegliare antiche paure di sostituzione. Non si possono quindi escludere – nota la stessa Bank of America - proteste sociali e conseguenti normative che impongano un limite alla diffusione di questi robot in certi contesti lavorativi.

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