Dazi, gli aerei spediti all’estero aggirano le tagliole di Trump
di Aldo FontanarosaROMA – Una settimana fa, sabato 3 maggio, 11 e 23 del mattino, un aereo nuovo di zecca decolla dall’aeroporto francese di Tolosa con le insegne di Delta Airlines.
E 17 ore dopo, lo stesso aereo – vuoto e senza passeggeri a bordo – atterra in Giappone, nel gigantesco scalo di Tokyo-Narita, dove si trova ancora adesso. Questo volo inatteso, dalla Francia al Giappone, è figlio forse dai dazi?
L’aereo – un Airbus di fabbricazione europea, modello A350-900 – è proprietà di una società americana (la Bank of Utah) che lo ha noleggiato a Delta Airlines, la compagnia più importante degli Stati Uniti. Sarà Delta Airlines, dunque, a metterlo in pista riempendolo di passeggeri.
Ora, logica avrebbe voluto che Delta Airlines portasse a casa sua questo gioiello dei cieli, l’A350-900 da 306 posti a bordo, che ha un prezzo di listino di 308 milioni di dollari.
A Tokyo-…
ROMA – Una settimana fa, sabato 3 maggio, 11 e 23 del mattino, un aereo nuovo di zecca decolla dall’aeroporto francese di Tolosa con le insegne di Delta Airlines.
E 17 ore dopo, lo stesso aereo – vuoto e senza passeggeri a bordo – atterra in Giappone, nel gigantesco scalo di Tokyo-Narita, dove si trova ancora adesso. Questo volo inatteso, dalla Francia al Giappone, è figlio forse dai dazi?
L’aereo – un Airbus di fabbricazione europea, modello A350-900 – è proprietà di una società americana (la Bank of Utah) che lo ha noleggiato a Delta Airlines, la compagnia più importante degli Stati Uniti. Sarà Delta Airlines, dunque, a metterlo in pista riempendolo di passeggeri.
Ora, logica avrebbe voluto che Delta Airlines portasse a casa sua questo gioiello dei cieli, l’A350-900 da 306 posti a bordo, che ha un prezzo di listino di 308 milioni di dollari.
A Tokyo-Narita
In tempi normali, il costruttore Airbus avrebbe assemblato l’aereo nei suoi stabilimenti di Blagnac, in Francia. Quindi lo avrebbe consegnato all’affittuario Delta, sempre nel vicino aeroporto di Tolosa. E Delta lo avrebbe trasferito subito ad Atlanta, negli Usa, dove ha la sua base più importante.
Invece il nuovissimo velivolo ha puntato deciso sul Giappone atterrando a Tokyo-Narita domenica scorsa.
Non sorprendiamoci. Questi tempi sono tutt’altro che normali, soprattutto sul fronte dei commerci internazionali. In questi mesi di dazi reali o annunciati, la sensazione è che Delta abbia trasferito l’Airbus in Giappone – e non a casa sua, negli Stati Uniti – per metterlo al riparo dalle tagliole della presidenza Trump.
La triangolazione
I dazi, è vero, sono sospesi. Ma non c’è certezza che un bene (come un aereo) –acquistato in questa fase di passaggio, con i dazi proclamati e poi congelati – sia davvero al sicuro dal sovrapprezzo trumpiano.
Interpellato dal quotidiano statunitense The Atlanta Journal-Constitution, un portavoce di Delta non ha confermato questa ipotesi. Anzi, ha spiegato che il trasferimento di un mezzo in Giappone sarebbe una prassi consolidata.
Organizzare una triangolazione aerea per aggirare i dazi trumpiani non è una strategia che si può sbandierare a cuor leggero. La sensazione è che l’Airbus sia finito in Giappone proprio perché è made in Europe. L’obiettivo, dunque, è metterlo al riparo da una gabella, vicina ai 30 milioni di dollari.
Lufthansa in Svizzera
In Europa anche Lufthansa avrebbe messo a punto una sua strategia di sopravvivenza e risparmio nella stagione delle guerre commerciali.
Il gruppo tedesco avrebbe in animo di registrare in Svizzera – dunque fuori dall’Ue – una dozzina di velivoli in arrivo dall’americana Boeing.
Gli aerei (modello 787-9) verrebbero messi in capo alla compagnia Swiss, che Lufthansa controlla. In questo modo, l’acquisto di un prodotto statunitense (i Boeing) sfuggirebbe ai dazi che l’Unione europea imporrebbe per ritorsione verso quelli della presidenza Trump.