ROMA – Le imprese italiane – creative, tenaci – salgono sul ring con il braccio destro legato dietro la schiena. Gareggiano con le aziende del mondo in condizioni di svantaggio.
E il presidente di Confindustria Emanuele Orsini - che teme per la sopravvivenza stessa delle nostre fabbriche - sollecita al governo Meloni rimedi «veri, strutturali. Questo non è un problema: è il problema perché mette a rischio la tenuta delle imprese».
Gli imprenditori italiani – dice Orsini da Firenze, ospite del Forum della Piccola Industria - pagano troppo l’energia.
Peggio di Francia e Spagna
Gli ultimi dati, di aprile 2025, forniscono l’ennesima allarmante istantanea. Se un megawattora sfiora i 100 euro di costo in Italia, la Germania ne paga 77, la Francia 42, la Spagna appena 26.
Orsini si augura che quest’emergenza nazionale favorisca un’alleanza leale tra le aziende che producono l’energia, raggianti per gli importanti utili, e le aziende che invece la comprano (per oltre 20 miliardi l’anno), quas…
ROMA – Le imprese italiane – creative, tenaci – salgono sul ring con il braccio destro legato dietro la schiena. Gareggiano con le aziende del mondo in condizioni di svantaggio.
E il presidente di Confindustria Emanuele Orsini - che teme per la sopravvivenza stessa delle nostre fabbriche - sollecita al governo Meloni rimedi «veri, strutturali. Questo non è un problema: è il problema perché mette a rischio la tenuta delle imprese».
Gli imprenditori italiani – dice Orsini da Firenze, ospite del Forum della Piccola Industria - pagano troppo l’energia.
Peggio di Francia e Spagna
Gli ultimi dati, di aprile 2025, forniscono l’ennesima allarmante istantanea. Se un megawattora sfiora i 100 euro di costo in Italia, la Germania ne paga 77, la Francia 42, la Spagna appena 26.
Orsini si augura che quest’emergenza nazionale favorisca un’alleanza leale tra le aziende che producono l’energia, raggianti per gli importanti utili, e le aziende che invece la comprano (per oltre 20 miliardi l’anno), quasi svenandosi. Ogni attrito va messo da parte.
Prima Orsini e poi l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia spiegano che tanti imprenditori italiani abbasseranno la saracinesca – anche nei distretti d’eccellenza - soffocati da bollette energetiche e dazi insostenibili. E se tante imprese chiuderanno, chi poi vende l’energia troverà meno clienti cui fornirla.
Il decreto Bollette
A Firenze, in mattinata, Marcegalia si pone a muso duro verso il governo: «Dobbiamo far capire al ministro dell’Economia e alla nostra premier che questo è un tema di strategia nazionale. Il caro energia - ripete - uccide le attività».
Orsini torna a criticare il decreto Bollette di aprile. Il provvedimento, «che era partito in un modo», è arrivato alla meta con contenuti ben diversi da quelli sperati.
Non a caso, pochi giorni fa, il 24 aprile, Confindustria lo ha commentato con severità. In quella occasione, e di nuovo ieri a Firenze, Confindustria invoca soluzioni efficaci.
Contratti a lungo termine
La speranza degli industriali, ad esempio, è che siano riviste le norme del decreto Agricoltura, poi convertito in legge nel 2024, che ha bloccato l’installazione di impianti per produrre le rinnovabili anche in aree industriali.
Il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) - garante del settore - dovrebbe assicurare alle imprese contratti a più lungo termine, con prezzi garantiti. L’energia idroelettrica (sulla quale pesa l’incognita siccità) andrebbe ampiamente riservata alle aziende a tariffe del favore.
Gli aiuti della Germania
E andrebbe emulata la politica di aiuti della Germania, ad esempio, che porterà al minimo (0,05 centesimi per kWh) l’imposta sull’elettricità per gli imprenditori.
Poi c’è il nucleare, che permette ai cugini francesi di produrre il 63% dell’elettricità necessaria, record mondiale. Andrebbe recuperato in Italia, senza indugi.