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Usa-Cina, primo accordo sui dazi. “A Ginevra progressi importanti”

Scott Bessent (a sinistra) e Jamieson Greer (a destra) dopo il termine dei colloqui con la Cina, a Ginevra

 

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In una nota congiunta i punti dell’intesa tra il segretario al Tesoro Bessent e il vicepremier He. Deciso un meccanismo di consultazione. Trump: “Con Pechino reset totale del negoziato”
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Al termine della due giorni di colloqui a Ginevra, in Svizzera, Cina e Stati Uniti muovono forse il passo decisivo per pacificare il fronte commerciale, sconvolto dall’escalation di tasse doganali arrivate - dopo gli annunci del 2 aprile della Casa Bianca - al 145% da parte degli Usa e al 125% sul fronte cinese. Dopo il gran flettere di muscoli da una parte e dall’altra, colpisce ora sentire Pechino e Washington suonare lo stesso spartito. Il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, parla di «progressi sostanziali» e il vicepremier cinese He Lifeng gli fa eco rimarcando i «passi importanti» sulla via di un dialogo equo, attraverso un impegno alla «consultazione» tra superpotenze. Insomma, pare si possa andare verso quel «reset totale» e «costruttivo» che il presidente Trump auspicava sui social sabato notte, riconoscendo anch’egli i progressi nel dialogo.

I dettagli, fattore non da poco, sono attesi per la giornata di oggi, con un comunicato congiunto. Da parte della Casa Bian…

Al termine della due giorni di colloqui a Ginevra, in Svizzera, Cina e Stati Uniti muovono forse il passo decisivo per pacificare il fronte commerciale, sconvolto dall’escalation di tasse doganali arrivate - dopo gli annunci del 2 aprile della Casa Bianca - al 145% da parte degli Usa e al 125% sul fronte cinese. Dopo il gran flettere di muscoli da una parte e dall’altra, colpisce ora sentire Pechino e Washington suonare lo stesso spartito. Il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, parla di «progressi sostanziali» e il vicepremier cinese He Lifeng gli fa eco rimarcando i «passi importanti» sulla via di un dialogo equo, attraverso un impegno alla «consultazione» tra superpotenze. Insomma, pare si possa andare verso quel «reset totale» e «costruttivo» che il presidente Trump auspicava sui social sabato notte, riconoscendo anch’egli i progressi nel dialogo.

I dettagli, fattore non da poco, sono attesi per la giornata di oggi, con un comunicato congiunto. Da parte della Casa Bianca, a ieri sera, solo una scarna nota che annuncia il «trade deal», l’accordo commerciale con la Cina, e lascia spazio alle dichiarazioni dei suoi capi-delegazione. Il numero uno del Tesoro americano si limita a rimarcare il fatto che i colloqui sono stati «produttivi». È il rappresentante per il Commercio, Jamieson Greer (presente a Ginevra con Bessent) a usare la parola magica: “agreement”. Lo fa quando rimarca «la rapidità con cui siamo riusciti a raggiungere un accordo, il che riflette che forse le differenze non erano così grandi come si pensava». E, poco oltre, il fatto che «l’intesa aiuterà (gli Usa, ndr) a risolvere il problema dei 1.200 miliardi di dollari di deficit commerciale», ragione per cui Trump aveva fatto ricorso all’emergenza nazionale per lanciare la sua offensiva alle dogane.

Molto resta ancora da capire. La delegazione cinese spiega che ci sarà un nuovo «meccanismo di consultazione» economico e commerciale tra Pechino e Washington, guidato dagli stessi Bessent ed He. Il vicepremier del Dragone riconosce agli americani professionalità nei colloqui, e la disponibilità a fare sforzi da ambo le parti che potrebbero portare a ulteriori negoziati su temi di interesse reciproco. Ma non dimentica l’avvertimento: lo sviluppo della Cina viene prima di tutto, la guerra commerciale Pechino non la vuole, ma se c’è da combattere non ha paura di farlo.

Immediata la soddisfazione del Wto guidato da Ngozi Okonjo-Iweala, che parla di un passo importante per il mondo intero e invita i due litiganti a dare continuità allo slancio ginevrino, con soluzioni pratiche che attenuino le tensioni e restituiscano certezze al mondo degli affari. Quando? Il vice ministro del Commercio Li Chenggang prende a prestito la saggezza cinese: «Se i piatti sono deliziosi, la tempistica non ha importanza». Efficace, ma significa che non tutto è ancora nero su bianco. Però il diavolo sta nei dettagli e già da stamattina si capirà se ai mercati bastano le parole concilianti giunte dal lago alpino per fidarsi.

Certamente l’urgenza di arrivare a una intesa è cresciuta insieme ai timori di un contraccolpo su prezzi, filiere e andamento economico: Jp Morgan calcola che con i dazi attuali l’import dalla Cina possa crollare del 75-80% nella seconda parte dell’anno. E molti economisti ammoniscono che, visto il livello a tripla cifra raggiunto nelle tariffe, una retromarcia solo parziale lascerebbe comunque ferite profondissime nelle relazioni commerciali da oltre 700 miliardi tra le due parti.

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