BARI – Sale la tensione sull’ex Ilva. Esiste un alto rischio che lo stabilimento di Taranto possa fermarsi, dopo l’incidente che mercoledì scorso ha portato al sequestro probatorio senza facoltà d’uso dell’altoforno. L’Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, in una lettera inviata alla Procura della Repubblica del capoluogo jonico, contesta ai pm di aver autorizzato in ritardo gli interventi per la messa in sicurezza dell’impianto danneggiato dalla uscita di materiale incandescente.
Secondo l’azienda, sarebbe stato necessario intervenire entro 48 ore per evitare danni strutturali. Il via libera dopo oltre 120 ore dall’evento potrebbe richiedere, in caso di riavvio, «procedure straordinarie complesse e con esiti assolutamente incerti». Anche il ministro delle I…
BARI – Sale la tensione sull’ex Ilva. Esiste un alto rischio che lo stabilimento di Taranto possa fermarsi, dopo l’incidente che mercoledì scorso ha portato al sequestro probatorio senza facoltà d’uso dell’altoforno. L’Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, in una lettera inviata alla Procura della Repubblica del capoluogo jonico, contesta ai pm di aver autorizzato in ritardo gli interventi per la messa in sicurezza dell’impianto danneggiato dalla uscita di materiale incandescente.
Secondo l’azienda, sarebbe stato necessario intervenire entro 48 ore per evitare danni strutturali. Il via libera dopo oltre 120 ore dall’evento potrebbe richiedere, in caso di riavvio, «procedure straordinarie complesse e con esiti assolutamente incerti». Anche il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha detto che l’incendio «può compromettere la ripresa degli stabilimenti e l’occupazione. Si è intervenuti troppo tardi, rispetto a quanto era stato richiesto. Verosimilmente l’impianto è compromesso. Un danno notevole che avrà inevitabilmente immediate ripercussioni sull’occupazione. Invito tutti alla responsabilità perché questo dossier è delicato e tutti devono partecipare contribuendo alla soluzione. Purtroppo quello che si è verificato avrà gravi conseguenze».
I commissari puntano il dito anche contro Arpa Puglia, ausiliario tecnico della procedura, il cui parere - si legge - «ha fortemente condizionato l’autorizzazione agli interventi, ostacolando di fatto il recupero e la messa in sicurezza dell’impianto». L’ok della Procura agli interventi di manutenzione, giunto nel pomeriggio di sabato, potrebbe aver compromesso la possibilità di rispettare il cronoprogramma industriale. Oggi confronto con i sindacati. Inevitabile l’aumento degli addetti in cassa, non soltanto a Taranto. Ora sono poco meno di 2.100. Il timore è che diventino più del doppio.
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Dopo l’incidente il confronto con il gruppo azero Baku Steel è in stand by. Gli acquirenti stanno valutando gli aspetti più controversi come l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), non ancora rilasciata, per la quale si parla di prescrizioni sulle quali i commissari di Acciaierie avrebbero sollevato più di un’eccezione. Gli interventi imposti dall’Aia costerebbero un miliardo. Elemento che complicherebbe la trattativa. Il blocco dello stabilimento, poi, rappresenterebbe il colpo di grazia.