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Le multe Ue contro Apple e Meta, il valore è trascurabile ma gli impatti sono rilevanti

(reuters)

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I 700 milioni sono poca cosa, vista la dimensione di Big tech, però Cupertino potrebbe perdere molti ricavi se davvero farà acquistare le App fuori dal suo store. La Casa Bianca si è rivoltata, ma le società Usa devono in primis rispettare le regole
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Qualche settimana fa la Commissione Ue ha annunciato sanzioni pecuniarie contro Apple e Meta, rispettivamente 500 e 200 milioni, per violazioni del Dma - Digital Markets Act - la regolamentazione europea che introduce misure pro-competitive nel mercato dei servizi digitali. La sanzione ad Apple riguarda violazioni della concorrenza nell’App Store e quella di Meta abusi legati alla gestione dei dati personali. A prima vista, può apparire che la Commissione abbia avuto la mano molto pesante e che le sanzioni siano estremamente rilevanti. Lo sono molto meno se valutate nel contesto della dimensione di queste aziende e del massimo possibile della sanzione. Apple ha fatturato nell’ultimo anno fiscale circa 350 miliardi di euro e Meta circa 150 miliardi. Le multe sono quindi circa lo 0,1% del fatturato delle due aziende mentre la sanzione massima possibile sarebbe il 10% del fatturato, rispettivamente 35 miliardi per Apple e 15 miliardi per Meta. Sono numeri a strabilianti, ma strabiliante …

Qualche settimana fa la Commissione Ue ha annunciato sanzioni pecuniarie contro Apple e Meta, rispettivamente 500 e 200 milioni, per violazioni del Dma - Digital Markets Act - la regolamentazione europea che introduce misure pro-competitive nel mercato dei servizi digitali. La sanzione ad Apple riguarda violazioni della concorrenza nell’App Store e quella di Meta abusi legati alla gestione dei dati personali. A prima vista, può apparire che la Commissione abbia avuto la mano molto pesante e che le sanzioni siano estremamente rilevanti. Lo sono molto meno se valutate nel contesto della dimensione di queste aziende e del massimo possibile della sanzione. Apple ha fatturato nell’ultimo anno fiscale circa 350 miliardi di euro e Meta circa 150 miliardi. Le multe sono quindi circa lo 0,1% del fatturato delle due aziende mentre la sanzione massima possibile sarebbe il 10% del fatturato, rispettivamente 35 miliardi per Apple e 15 miliardi per Meta. Sono numeri a strabilianti, ma strabiliante è la dimensione di queste aziende per cui può essere utile rapportarle più a misura d’uomo: 500 milioni di sanzione ad Apple è come se una persona che guadagna 30mila euro l’anno ricevesse una multa di 43 euro; 200 milioni a Meta è come se una persona che guadagna 30mila euro l’anno ricevesse una multa di 40 euro. Ecco che assumono una luce diversa.

Da quando sono partite le sanzioni

Questi procedimenti sanzionatori sono iniziati più di un anno fa, circa quattro mesi prima che Trump divenisse il candidato ufficiale del partito repubblicano alla presidenza. Ciononostante, esse sono state considerate ritorsioni contro i dazi imposti unilateralmente da Trump. Il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Brian Hughes, ha sparato ad alzo zero affermando che «Questa nuova forma di estorsione economica non sarà tollerata dagli Stati Uniti»; «l’Unione europea deve smettere di prendere di mira le aziende e i consumatori americani», i regolamenti europei «consentono la censura» e sono una «minaccia diretta alla libera società civile», «saranno considerati come barriere al commercio», e bisogna «porre fine alla spirale di morte normativa dell’Ue!». Una reazione con toni molto accesi, non proporzionali al reale peso delle sanzioni, tanto che la commissaria per la transizione green e la concorrenza, Teresa Ribera, ha dovuto ricordare che la Ue sta solo applicando la legge.

Leggi e sanzioni

In un mondo normale, se c’è una legge, le aziende la rispettano e non ci sono sanzioni. Però a volte le aziende trovano vantaggioso non rispettarle, attendere la sanzione, fare ricorso, rinviare di molti anni, e patteggiare. A fine aprile la giudice Yvonne Gonzalez Rogers, del distretto nord della California, ha sentenziato, sempre riguardo l’App Store di Apple, lo stesso argomento della sanzione europea. La giudice ha stabilito che Apple ha violato intenzionalmente una precedente ingiunzione del tribunale tesa a limitare e proibire la sua condotta anti-concorrenziale e che, per nascondere la verità, il vicedirettore finanziario ha anche mentito apertamente sotto giuramento. La giudice ha quindi dettato cambiamenti di modello di business che potranno consentire agli utenti di comprare App fuori dall’App Store. Per le app vendute nell’App Store gli sviluppatori pagano ad Apple il 30% del prezzo, mentre le commissioni per un pagamento con carta di credito sono inferiori al 1,5% della transazione. Un grandissimo incentivo per gli sviluppatori a farsi pagare direttamente con carta di credito! Si stima l’App Store generi circa 93 miliardi di dollari di ricavi; se Apple perdesse anche solo l’1% delle vendite per effetto di questa sentenza, la somma sarebbe assai maggiore della sanzione comminata dalla Commissione Ue. Non risulta alcuna pari presa di posizione del portavoce Hughes.

Modifiche dei servizi digitali

Alcuni commentatori hanno ipotizzato che, per effetto della guerra tariffaria innescata da Trump, la Ue potrà accedere a modifiche della regolamentazione dei servizi digitali. Pare poco probabile perché il processo legislativo europeo è articolato tra la Commissione, il Parlamento ed il Consiglio composto da tutti gli stati membri e, una volta fatta una legge la cui gestazione ha richiesto 4-5 anni, difficilmente potrà essere emendata in breve tempo. Sicuramente non prima delle elezioni di mid-term negli Usa che saranno il primo momento della verità per l’amministrazione Trump. E non potrebbe nemmeno aiutare un divide et impera da parte degli Usa con singoli stati Ue: il Dma è una norma europea e, per la prima volta nella storia, non esiste un livello di sovranità nazionale da parte di nessuno stato Ue. L’applicazione delle norme in materia di privacy non è di competenza europea ma è delegata allo stato ove l’azienda è insediata; l’applicazione delle norme antitrust segue un doppio binario, nazionale e comunitario. Per il Digital Markets Act la competenza è esclusivamente della Commissione. Non è un dettaglio.

* Presidente associazione Copernicani

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