La Cina corteggia l'America Latina, l'appello anti-Usa di Xi: "Uniti contro il bullismo"
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Ottenuta una temporanea tregua sui dazi con gli Stati Uniti, Xi Jinping ricomincia a corteggiare una parte di mondo che Washington ha sempre considerato il proprio “cortile di casa”: l’America Latina e i Caraibi. Una parte di mondo sempre più strategica nei piani del leader cinese, alla luce soprattutto della guerra commerciale con gli Usa.
A Pechino si sono aperti i lavori del Forum Cina-Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (nato nel 2014 e che raggruppa 33 Paesi della regione) e il segretario generale comunista ne ha approfittato per rafforzare le partnership cinesi con la regione e per presentarsi come campione della globalizzazione e del libero commercio di fronte all'approccio di Donald Trump, invitando nuovamente qua…
PECHINO - Ottenuta una temporanea tregua sui dazi con gli Stati Uniti, Xi Jinping ricomincia a corteggiare una parte di mondo che Washington ha sempre considerato il proprio “cortile di casa”: l’America Latina e i Caraibi. Una parte di mondo sempre più strategica nei piani del leader cinese, alla luce soprattutto della guerra commerciale con gli Usa.
A Pechino si sono aperti i lavori del Forum Cina-Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (nato nel 2014 e che raggruppa 33 Paesi della regione) e il segretario generale comunista ne ha approfittato per rafforzare le partnership cinesi con la regione e per presentarsi come campione della globalizzazione e del libero commercio di fronte all'approccio di Donald Trump, invitando nuovamente quanti più Paesi – in particolare quelli del Sud Globale – a fare fronte comune per opporsi al “bullismo” (quello di Washington) e a sostenere il multilateralismo.
“Nessuno può vincere una guerra commerciale. Il bullismo e l'egemonia portano solo all’autoisolamento”, dice Xi in un chiaro riferimento agli Stati Uniti nel suo primo commento dopo i negoziati tra Cina e Usa andati in scena nel weekend in Svizzera. “Solo attraverso la solidarietà e la cooperazione i Paesi possono mantenere la pace e la stabilità mondiale”. Ospite d’onore il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, qui a Pechino in visita di Stato già da sabato scorso. Con il quale Xi, durante un bilaterale, ha parlato anche di guerra in Ucraina (“speriamo che il dialogo diretto tra Russia e Ucraina inizi il prima possibile, poiché è l'unico modo per porre fine al conflitto”, si legge nel comunicato congiunto).
Tra gli altri presenti, il leader cileno Gabriel Boric e quello colombiano Gustavo Petro. Proprio la Colombia accelera per entrare ufficialmente nella Via della Seta cinese. La firma arriverà a breve. Xi promette di fornire una linea di credito di 66 miliardi di yuan (8,3 miliardi di euro) per lo sviluppo. E l’esenzione del visto a cinque Paesi del blocco. Promette inoltre di importare più prodotti dai paesi dell'America Latina e dei Caraibi e di incoraggiare gli investimenti cinesi nella regione. A cooperare in modo più stretto nei settori dell'energia pulita, delle telecomunicazioni 5G, dell'economia digitale, dell'intelligenza artificiale, della sicurezza informatica, della lotta al terrorismo e alla droga.
Il leader cinese ha strizzato l’occhio pure a Panama. Trump ha accusato la Cina di controllare il Canale, la CK Hutchison di Hong Kong ha venduto a marzo le sue strutture su entrambe le sponde, suscitando l’ira di Pechino. Xi non ha menzionato direttamente la controversia, ma ha fatto riferimento alle manifestazioni avvenute in Cina negli anni Sessanta in solidarietà con i manifestanti panamensi che si opponevano al controllo statunitense sul canale. "Le relazioni di Panama con la Cina dopo la questione del Canale? Pechino ha un approccio pratico e pragmatico", dice Miguel Lecaro, ambasciatore in Cina dello Stato centroamericano.
L’export verso l’America Latina ha segnato un +17% il mese scorso su base annua, a dimostrazione della centralità di questi mercati in tempi di dazi e contro-dazi con Washington. Ma l’attenzione di Pechino a Sudamerica e Caraibi non è nuova.
Cina-AmLat, dieci anni di rapporti
Negli ultimi dieci anni la Cina è diventata il principale partner commerciale di molti Paesi della regione, soppiantando gli Stati Uniti: fonti di materie prime, e anche clienti per la sua produzione industriale da esportare. Il commercio bilaterale tra Cina e il blocco latinoamericano e caraibico ha superato i 500 miliardi di dollari l’anno scorso, un aumento di oltre 40 volte rispetto al 2000.
A novembre scorso Xi inaugurò in Perù il megaporto di Chancay, finanziato da Pechino e controllato al 60% dai cinesi, che diventerà uno dei più grandi hub commerciali di tutto il Sudamerica, tra i progetti più importanti della Via della Seta. Un’altra bandierina rossa in America Latina, segno della crescente presenza economica (e influenza politica) cinese.
Accordi Cina-Brasile, Lula
Con il Brasile di Lula sono stati firmati 20 documenti di cooperazione in settori quali lo sviluppo strategico, la scienza e la tecnologia, l'agricoltura, l'economia digitale, la finanza, l'ispezione e la quarantena, i media. La Cina è il principale mercato di esportazione del Brasile: soia e petrolio greggio soprattutto. In cambio, il gigante asiatico vende principalmente semiconduttori, telefoni, veicoli e medicinali. Lunedì sono stati annunciati investimenti cinesi nel Paese: nuovi stabilimenti per la produzione di semiconduttori, l’arrivo della catena di fast food Mixue e dell'app di consegna di cibo a domicilio Keeta di Meituan.
Il governo brasiliano ha anche annunciato che le aziende cinesi investiranno 27 miliardi di real in Brasile, inclusi 6 miliardi del gruppo automobilistico cinese Great Wall Motors e l'acquisto di una miniera di rame nello stato nord-orientale brasiliano di Alagoas da parte del gruppo cinese Baiyin Nonferrous, secondo quanto riportato dai media brasiliani.
Paesi nella regione come il Brasile, ma non solo, si trovano in una posizione delicata quando si tratta di avere legami economici più stretti con la Cina, consapevoli della reazione di Washington. Parlando al Forum il presidente Lula ha avvertito che “l’America Latina e i Caraibi non devono diventare un palcoscenico per dispute egemoniche”, aggiungendo che il futuro dei Paesi della regione “dipende solo da noi. Non dipende dal presidente Xi Jinping, non dipende dagli Stati Uniti, non dipende dall'Unione europea, dipende solo e semplicemente dal fatto se vogliamo essere grandi o continuare a essere piccoli”.