MILANO – Il processo di vendita dell’Ilva di Taranto rischia di essere in bilico dopo lo stop all’altoforno seguito all’incidente di mercoledì e al successivo sequestro da parte della magistraturam, con il via libera alle manutenzioni arrivato secondo il ministro troppo tardi. “È stata compromessa l'attività produttiva dell'altoforno 1, il che vuol dire che non ci sarà più la possibilità di riprendere un livello produttivo significativo come quello previsto dal piano industriale che avrebbe portato alla piena decarbonizzazione degli impianti, mantenendo una fase di trasformazione produttiva e quindi occupazionale comunque significativa". Lo ha ribadito anche oggi il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ai microfoni di Radio 24, in merito alla vicenda dell'ex Ilva.
"Avevamo detto che era necessario fare le attività di messa in sicurezza dell'impianto" dell'ex Ilva di Taranto. "Purtroppo l'autorizzazione è stata data troppo tardi e compromessa l'attività produttiva, cioè l'altoforno 1” ha detto il ministro. "Questo vuol dire che non ci sarà più la possibilità di riprendere un livello produttivo significativo come previsto nel piano industriale. Questa mattina i commissari incontreranno i sindacati per comunicare loro i necessari interventi anche di cassa integrazione vista che la produzione dovrà essere significativamente ridimnesionata".
"Negoziato con azeri va avanti su nodi cruciali”
Quanto allo stato del negoziato Baku Steel Company Urso ha detto che “è in corso ed è giunto
sui nodi cruciali. Andiamo avanti con determinazione e ci auguriamo che tutti collaborino. Se remiamo tutti nella stessa direzione raggiungeremo l'obiettivo che ci prefiggiamo".
Urso ha lanciato un appello “alla massima responsabilità su un dossier così significativo e importante sia per la siderurgia italiana sia per le prospettive del nostro continente che in una fase così delicata sul piano geopolitico - ha osservato - deve garantire alle nostre imprese l'autonomia strategica e la produzione siderurgica".
Quanto al tavolo in corso tra commissario e sindacati, Acciaierie d'Italia in As ha comunicato ai sindacati la richiesta di cassa integrazione per 3926 lavoratori, di cui 3538 nello stabilimento di Taranto, dopo il dimezzamento della produzione in seguito al sequestro disposto dalla procura dell'altoforno 1 dove il 7 maggio scorso si è verificato un grave incendio a causa dello scoppio di una tubiera. E' stata chiesta la cig anche per 178 lavoratori del sito di Genova, 165 di Novi Ligure e 45 di Racconigi.