La dirigenza di Unicredit in viaggio verso Roma, dove domani è previsto un incontro con i funzionari del Tesoro per provare a rendere più gestibili i vincoli imposti dal decreto golden power.
Le prescrizioni del governo hanno piazzato una salita ripida verso l’acquisizione di Banco Bpm da parte dell’istituto guidato da Andrea Orcel. E l’esecutivo, al momento, resta fermo sulla sua linea: il Dpcm del 18 aprile non si tocca.
Ma la banca proverà a rendere più praticabili alcuni impegni richiesti, per poi "prendere una decisione”, come ha spiegato due giorni fa l’amministratore delegato. Tecnicamente c’è tempo fino al 29 giugno, una settimana dopo il termine dell’Ops già partita in Borsa. E Unicredit, malgrado i costi crescenti del dossier messo nel mirino a inizio anno, appare ancora disposta all’acquisizione, a certe condizioni.
Secondo fonti di settore, la banca avrebbe proposto al Mef di riformulare alcune condizioni del decreto. In particolare quelle che riguardano, rispettivamente, il rapporto tra depositi e impieghi e i titoli italiani detenuti da Anima Sgr.
Per quanto riguarda il primo ambito, il governo ha chiesto al compratore di allineare il livello di crediti erogati a quello -superiore - di Banco Bpm, ma questo potrebbe ridurre la liquidità di Unicredit, sempre al vaglio della vigilanza della Bce. Il secondo tema configura, invece, una possibile restrizione all’autonomia dei gestori finanziari, che coccia le direttive comunitarie e la libera circolazione dei capitali. Sono questi gli angoli da smussare.
Dall’altra parte del tavolo, gli sherpa di Unicredit troveranno i tecnici che rispondono a Stefano Varone, capo di gabinetto del ministro Giancarlo Giorgetti.
Fonti di governo mettono in evidenza la natura tecnica della riunione e rigettano la traccia della trattativa: la contrarietà a modificare il perimetro del Dpcm - sottolineano - è solida. Lo stesso messaggio trapela da Palazzo Chigi: secondo le stesse fonti non ci sarebbe l’intenzione di convocare Orcel. Un clima molto diverso da quello che il 7 maggio ha portato Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni, a ricevere l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, per un confronto sull’Ops di Piazza Cuccia su Banca Generali.
Unicredit, Orcel verso incontro con governo. L’Ue su Bpm: “Sì al golden power solo se proporzionato”
Seppure a livello tecnico, il confronto tra Unicredit e il governo è comunque pronto a partire. Domani si parlerà anche dell’uscita della banca dalla Russia. Il termine fissato dal Dpcm è il 18 gennaio 2026, ma le prime linee dell’istituto sono pronti a rispondere con i numeri. I depositi locali sono scesi dell’82% rispetto al primo trimestre 2022 e i prestiti locali dell’86% (-20%). a dirigenza di Unicredit in viaggio verso Roma, dove domani è previsto un incontro con i funzionari del Tesoro per provare a rendere più gestibili i vincoli imposti dal decreto golden power. Le prescrizioni del governo hanno piazzato una salita ripida verso l’acquisizione di Banco Bpm da parte dell’istituto guidato da Andrea Orcel. E l’esecutivo, al momento, resta fermo sulla sua linea: il Dpcm del 18 aprile non si tocca.
Ma la banca proverà a rendere più praticabili alcuni impegni richiesti, per poi “prendere una decisione", come ha spiegato due giorni fa l’amministratore delegato. Tecnicamente c’è tempo fino al 29 giugno, una settimana dopo il termine dell’Ops già partita in Borsa. E Unicredit, malgrado i costi crescenti del dossier messo nel mirino a inizio anno, appare ancora disposta all’acquisizione, a certe condizioni. Secondo fonti di settore, la banca avrebbe proposto al Mef di riformulare alcune condizioni del decreto. In particolare quelle che riguardano, rispettivamente, il rapporto tra depositi e impieghi e i titoli italiani detenuti da Anima Sgr.
Per quanto riguarda il primo ambito, il governo ha chiesto al compratore di allineare il livello di crediti erogati a quello – superiore - di Banco Bpm, ma questo potrebbe ridurre la liquidità di Unicredit, sempre al vaglio della vigilanza della Bce. Il secondo tema configura, invece, una possibile restrizione all’autonomia dei gestori finanziari, che coccia le direttive comunitarie e la libera circolazione dei capitali. Sono questi gli angoli da smussare.
Dall’altra parte del tavolo, gli sherpa di Unicredit troveranno i tecnici che rispondono a Stefano Varone, capo di gabinetto del ministro Giorgetti. Fonti di governo mettono in evidenza la natura tecnica della riunione e rigettano la traccia della trattativa: la contrarietà a modificare il perimetro del Dpcm - sottolineano - è solida. Lo stesso messaggio trapela da Palazzo Chigi: secondo le stesse fonti non ci sarebbe l’intenzione di convocare Orcel. Un clima molto diverso da quello che il 7 maggio ha portato Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni, a ricevere l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, per un confronto sull’Ops di Piazza Cuccia su Banca Generali.
Seppure a livello tecnico, il confronto tra Unicredit e il governo è comunque pronto a partire. Domani si parlerà anche dell’uscita della banca dalla Russia. Il termine fissato dal Dpcm è il 18 gennaio 2026, ma le prime linee dell’istituto sono pronte a rispondere con i numeri. I depositi locali sono scesi dell’82% rispetto al primo trimestre 2022 e i prestiti locali dell’86% (-20%). La presenza di commerciale, per numero di clienti, è diminuita del 60%, in linea con "un’uscita ordinata” concordata con la Bce entro il primo semestre dell’anno prossimo. Con qualche mese in più rispetto alla richiesta del governo.