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Unicredit e Mef ancora lontani sull’offerta per Bpm

Il palazzo Hall Unicredit in piazza Gae Aulenti, inaugurato oggi alla presenza del presidente del Consiglio Enrico Letta, Milano, 11 febbraio 2014..ANSA / MATTEO BAZZI 

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La banca milanese chiede l’allentamento dei paletti, ma secondo fonti politiche vicine al dossier non saranno modificati
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Un primo contatto c’è stato. Tecnico, come il profilo dei partecipanti. Formale, in linea con l’oggetto: i veti del golden power che hanno messo una zeppa alla scalata a Banco Bpm. Ma dopo due ore di confronto nelle stanze del ministero dell’Economia, le distanze tra Unicredit e il governo restano intatte.

L’istituto continua a puntare sull’allentamento dei vincoli previsti dal Dpcm approvato il 18 aprile. Sul fronte opposto, fonti vicine al dossier spiegano che le prescrizioni non saranno modificate e che l’incontro di ieri rientra nell’ambito del monitoraggio previsto dalla norma.

A un mese dall’attivazione dei poteri speciali sull’Ops e dalla richiesta di un incontro avanzata dall’ad Andrea Orcel, la riunione a via XX settembr…

Un primo contatto c’è stato. Tecnico, come il profilo dei partecipanti. Formale, in linea con l’oggetto: i veti del golden power che hanno messo una zeppa alla scalata a Banco Bpm. Ma dopo due ore di confronto nelle stanze del ministero dell’Economia, le distanze tra Unicredit e il governo restano intatte.

L’istituto continua a puntare sull’allentamento dei vincoli previsti dal Dpcm approvato il 18 aprile. Sul fronte opposto, fonti vicine al dossier spiegano che le prescrizioni non saranno modificate e che l’incontro di ieri rientra nell’ambito del monitoraggio previsto dalla norma.

A un mese dall’attivazione dei poteri speciali sull’Ops e dalla richiesta di un incontro avanzata dall’ad Andrea Orcel, la riunione a via XX settembre è servita a squadernare le complicazioni tecniche e procedurali che la banca alle prese con l’offerta in Borsa ritiene derivino dai cinque vincoli posti.

Non è escluso che le parti si rivedano nelle prossime settimane, sempre nell’ambito delle procedure di monitoraggio. Anche se ieri, spiegano altre fonti politiche, la delegazione dell’istituto - composta dal capo delle acquisizioni, Giacomo Marino, il direttore finanziario Stefano Porro e la responsabile affari legali, Rita Izzo - e quella dei funzionari del Dipartimento Economia del Mef non si sono salutate mettendo in calendario un nuovo incontro.

I vincoli che più mettono in difficoltà Unicredit sarebbero tre. Primo, l’obbligo di allineare il rapporto tra depositi e impieghi del polo al livello (superiore) di Banco Bpm, così erodendo la liquidità di Unicredit, e la cosa sembra dispiacere anche alla vigilanza Bce. Secondo, l’obbligo di mantenere per cinque anni i 90 miliardi di euro in titoli italiani detenuti da Anima, un vincolo all’autonomia dei gestori.

Infine, l’obbligo di cedere le attività Unicredit in Russia entro il 18 gennaio 2026, mentre la banca punta a un’uscita verso metà 2026, per spuntare migliori condizioni. “Se non riceveremo chiarimenti - ha detto Orcel lunedì - dovremo fare la nostra valutazione autonoma. Per ora non abbiamo pressioni, siamo pazienti”.

Intanto a Francoforte ieri si è svolta l’assemblea di Commerzbank. Unicredit non c’era, pur essendo il primo azionista col 9,5% più un 18,5% in derivati. Un gesto di garbo, che però non ha stemperato la diffidenza di manager e soci tedeschi.

L’ad Bettina Orlopp ha detto che “la priorità ora è la rapida attuazione della nostra strategia di crescita, perché siamo fermamente convinti di avere ottime prospettive per creare valore come banca indipendente. Commerzbank ha davanti a sé i suoi anni migliori”. Circa 600 soci l’hanno applaudita, intorno a numerosi dipendenti, alcuni dei quali reggevano cartelli “No a Unicredit”, altri in costume da guerrieri gallici, come nella saga di Asterix.

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