Il Pnrr cambia. Meno soldi per ferrovie e studentati
di Giuseppe ColomboROMA - Fuori il lotto Catenanuova-Dittaino, ma anche la tratta che da qui muove verso Enna perderà pezzi. Il risultato? Non sarà possibile andare in treno da Catania a Palermo in meno di due ore, come prometteva il Pnrr. Almeno non a partire dall’estate dell’anno prossimo, la scadenza fissata per completare i 37 chilometri dell’Alta velocità.
Servirà più tempo. Per questo il cambio in corsa del finanziamento: i nuovi binari non potranno contare più sulle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. I lavori andranno comunque avanti con fondi nazionali e di altri programmi europei, sganciati dalla scadenza del Recovery.
Quello della Palermo-Catania-Messina non è un caso isolato. Altre quattro ferrovie dovranno rinunciare a "parti di opera finanziate con il Pnrr”, come …
ROMA - Fuori il lotto Catenanuova-Dittaino, ma anche la tratta che da qui muove verso Enna perderà pezzi. Il risultato? Non sarà possibile andare in treno da Catania a Palermo in meno di due ore, come prometteva il Pnrr. Almeno non a partire dall’estate dell’anno prossimo, la scadenza fissata per completare i 37 chilometri dell’Alta velocità.
Servirà più tempo. Per questo il cambio in corsa del finanziamento: i nuovi binari non potranno contare più sulle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. I lavori andranno comunque avanti con fondi nazionali e di altri programmi europei, sganciati dalla scadenza del Recovery.
Quello della Palermo-Catania-Messina non è un caso isolato. Altre quattro ferrovie dovranno rinunciare a "parti di opera finanziate con il Pnrr”, come è indicato nell’integrazione alla revisione tecnica del Piano che Repubblica ha potuto visionare.
Nell’elenco figurano il lotto Battipaglia-Romagnano (Salerno-Reggio Calabria) insieme alle tratte Grassano-Bernalda (Taranto-Battipaglia) e Apice-Irpinia (Napoli-Bari). A completare il quadro il Terzo Valico, in Liguria. Per tutti vale lo stesso destino: i binari non saranno realizzati entro il 2026.
Non solo le ferrovie. Le modifiche al Pnrr riguardano anche l’ambiente. Sarà asciugato l’investimento per la realizzazione di 20.500 punti di ricarica elettrica (13 mila nei centri urbani e 7.500 nelle autostrade): le colonnine perderanno circa 597 dei 741,3 milioni a disposizione. Le risorse alimenteranno un’altra misura a cui sta lavorando il Mase.
Un altro travaso interesserà la riconversione delle industrie più inquinanti attraverso l’idrogeno verde. I progetti manterranno 360 milioni su un finanziamento totale di 1 miliardo, mentre 640 milioni serviranno a incrementare l’utilizzo del biometano. Fonti del ministero dell’Ambiente sottolineano che "tutte le operazioni sono in compensazione tra misure del dicastero, senza perdita di risorse assegnate: anzi - aggiungono - c’è una riqualificazione delle stesse secondo migliori obiettivi di transizione energetica e climatica”.
Il documento con le nuove modifiche al Pnrr arriverà lunedì sul tavolo della cabina di regia convocata a Palazzo Chigi alle 11. Conterrà aggiustamenti che allargheranno il perimetro delle correzioni inviate alla Commissione europea il 21 marzo. Ne parlerà anche il titolare del dicastero, Tommaso Foti: le comunicazioni nell’aula della Camera si terranno mercoledì, il giorno dopo al Senato.
Ma servirà ancora qualche settimana per arrivare alla revisione che conta. Lì dentro ci sarà il taglio degli obiettivi oramai irraggiungibili: a rischio la metà dei posti letto per gli universitari. Potrebbero passare da 60 mila a 30 mila, utilizzando metà del finanziamento da 1,2 miliardi. Gli altri 600 milioni andrebbero alle borse di studio. C’è tempo fino al 30 giugno per chiudere la partita più importante. Sarà la sesta revisione del Pnrr. La seconda che pesa, dopo quella del 2023. L’ultima possibile.