Sempre più riunioni online: il 53% delle imprese europee continua a usarle anche dopo la pandemia
di Rosaria AmatoROMA – Se lo smart working è da tempo in discussione, e molte imprese hanno preferito chiedere ai lavoratori di tornare in ufficio all’indomani della pandemia, le riunioni a distanza invece continuano ad aumentare, un fenomeno che si consolida in tutti i Paesi europei. Nel 2024, rileva Eurostat, il 52,9% delle imprese con almeno dieci dipendenti ha tenuto riunioni via Internet, con un aumento del 2,9% rispetto al 2022, quando erano ancora in parte vigenti le norme per contenere la diffusione del Covid-19.
L’Italia si piazza un po’ al di sotto della media Ue, non raggiunge il 50%. Tra i Paesi con la quota maggiore di imprese che tengono riunioni da remoto la Finlandia (l’84,5%), la Svezia (79,1%) , la Danimarca (78,5%) e il Belgio (70,1%). Le percentuali più basse invece in…
ROMA – Se lo smart working è da tempo in discussione, e molte imprese hanno preferito chiedere ai lavoratori di tornare in ufficio all’indomani della pandemia, le riunioni a distanza invece continuano ad aumentare, un fenomeno che si consolida in tutti i Paesi europei. Nel 2024, rileva Eurostat, il 52,9% delle imprese con almeno dieci dipendenti ha tenuto riunioni via Internet, con un aumento del 2,9% rispetto al 2022, quando erano ancora in parte vigenti le norme per contenere la diffusione del Covid-19.
L’Italia si piazza un po’ al di sotto della media Ue, non raggiunge il 50%. Tra i Paesi con la quota maggiore di imprese che tengono riunioni da remoto la Finlandia (l’84,5%), la Svezia (79,1%) , la Danimarca (78,5%) e il Belgio (70,1%). Le percentuali più basse invece in Bulgaria (32,4%9, Ungheria (33,5%), Lettonia (34%) e Romania (34,9%).
Se odiate le riunioni online, seguite i consigli di Elon Musk
Una modalità di lavoro “destinata a rimanere”, osserva Eurostat, che analizza anche le possibilità di accesso remoto che le aziende offrono ai propri dipendenti. Sei imprese su dieci con almeno dieci dipendenti offrono le tre principali modalità di accesso, e cioè il sistema di posta elettronica, le applicazioni o i software di proprietà. Una percentuale che per le grandi imprese, quelle con oltre 250 dipendenti, arriva al 91,9%, mentre scende al 56% per le piccole imprese. L’accesso ai tre tipi di canali in media è aumentato di 4,6 punti percentuali rispetto al 2022.
Al contrario lo smart working non mostra grandissimi passi in avanti. I dati Eurostat, che sono meno recenti e si riferiscono infatti al 2023, mostrano una quota dell’8,9% di dipendenti che hanno svolto da remoto almeno la metà delle loro ore di lavoro (naturalmente la quota di chi lavora da remoto uno o due giorni la settimana è superiore). Per l’Italia la percentuale si dimezza, al 4,4% (circa 3 milioni invece, se si considerano tutti coloro che lavorano da remoto, anche per un solo giorno la settimana, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano). Al primo posto la Finlandia (22,4%), seguita da Irlanda (22,2%) e Belgio (14,5%). In 11 Stati, inoltre, le percentuali sono superiori alla media Ue.