Dall’azienda di famiglia alla guida dell’Ance. Italia “ingessata” sulla rigenerazione urbana
di Patrizia CapuaMILANO – Robot umanoidi nei cantieri edili, la rivoluzione tecnologica che può rappresentare una svolta nella sicurezza sui luoghi di lavoro per l’industria del mattone. Ridurre pericoli e fatica.
Fondamentale alla Biennale di Venezia
Per Federica Brancaccio è un progetto ‘Fondamentale’, la filiera che promuove Constructions futures alla Biennale dell’Architettura di Venezia. Obiettivo che la presidente dell’Ance, l’Associazione dei costruttori italiani, persegue con altre undici sigle del comparto edile. Per la prima volta insieme, cooperative, associazioni artigiani, piccole e medie imprese, i tre sindacati, con un padiglione sugli umanoidi e l’intelligenza artificiale.
“Fortemente voluto, è un progetto per cui ho trovato partecipazione e consenso. Era uno dei miei sogni, riuscire a fare qualcosa superando le normali e fisiologiche rivalità e contrapposizioni tra le associazioni datoriali, in nome di temi che possono e devono essere comuni”. Ance promuove l’evento ‘Città nel futuro …
MILANO – Robot umanoidi nei cantieri edili, la rivoluzione tecnologica che può rappresentare una svolta nella sicurezza sui luoghi di lavoro per l’industria del mattone. Ridurre pericoli e fatica.
Fondamentale alla Biennale di Venezia
Per Federica Brancaccio è un progetto ‘Fondamentale’, la filiera che promuove Constructions futures alla Biennale dell’Architettura di Venezia. Obiettivo che la presidente dell’Ance, l’Associazione dei costruttori italiani, persegue con altre undici sigle del comparto edile. Per la prima volta insieme, cooperative, associazioni artigiani, piccole e medie imprese, i tre sindacati, con un padiglione sugli umanoidi e l’intelligenza artificiale.
“Fortemente voluto, è un progetto per cui ho trovato partecipazione e consenso. Era uno dei miei sogni, riuscire a fare qualcosa superando le normali e fisiologiche rivalità e contrapposizioni tra le associazioni datoriali, in nome di temi che possono e devono essere comuni”. Ance promuove l’evento ‘Città nel futuro 2030-2050’, meeting di tre giorni su adattamento climatico e le città con la direzione di Francesco Rutelli che si terrà in ottobre al Maxxi di Roma.
Alla presidenza dei costruttori
Eletta presidente dei costruttori nel giugno 2022, prima donna con questo incarico, Federica Brancaccio è quasi all’ultimo anno di mandato non rinnovabile. La filiera delle costruzioni conta circa 400mila imprese, per un milione e 400mila addetti, in Italia tocca quasi il 90 per cento dei settori produttivi e rappresenta il 22 per cento del Pil, comprendendo l'immobiliare. L’imprenditrice approda al vertice nazionale dopo esperienze di dirigenza a Napoli e al comando di Federcostruzioni.
Focus sul bonus edilizio, sul Pnrr, e sulla sicurezza. “Un tema questo a noi molto caro, perché è una tragedia diffusa di cui bisogna farsi carico. Noi abbiamo un contratto collettivo e una rete sul territorio con circa 300 enti che fanno formazione e sicurezza, con regole molto stringenti e la normativa più avanzata del mondo”, prosegue Brancaccio.
“Tutto deve essere migliorato, c’è grande attenzione sul nostro sistema, cerchiamo interlocuzioni politiche. Servono però controlli seri e occorre investire sulla cultura della sicurezza e della formazione, sui meccanismi di premialità per le imprese che su questo s’impegnano, oltre gli obblighi di legge, e siamo concentrati su come la tecnologia ci può dare una mano”.
L’AI, una priorità
L’intelligenza artificiale oggi è una priorità. “Il cantiere è una fabbrica complessa e in movimento, cambia e non è standardizzata. Stiamo cercando di fare l’impossibile per abbassare questa percentuale troppo alta di infortuni e dare un futuro strutturato alla messa in sicurezza”, afferma la presidente dell’Ance.
“Sono anni che facciamo battaglie politiche perché sia obbligatoria una formazione specifica per chiunque entri in cantiere. Con il Gruppo Giovani dell’associazione proviamo a lavorare nelle scuole. Abbiamo abbreviato i tempi di formazione, e per gli operai più anziani è stabilito un aggiornamento ogni tre anni. Si tratta di cambiare una cultura”.
Manager anche dell’azienda di famiglia
A Napoli, dove è nata 63 anni fa, Federica Brancaccio è alla guida della Brancaccio Costruzioni. “Abbiamo 160 dipendenti, un fatturato nel 2024 di circa 60 milioni di euro, lavoriamo in diverse regioni d’Italia e i nostri clienti principali sono Ferrovie, Rfi e Grandi Stazioni. In questi anni di attività confindustriale speravo di riuscire a lavorare un po’ di più, ma basta guardare la mia agenda: un tritacarne. E devo essere grata al mio socio e cugino Antonio Brancaccio che si è caricato del peso aziendale e mi ha consentito di dedicarmi all’Associazione”, prosegue la manager.
Della società di famiglia nata nel 1956 e specializzata in opere pubbliche, è amministratrice unica dal 1995, fino a quel momento guidata da suo padre Marino e dal fratello di lui, Bruno. Il passaggio generazionale ha attraversato la tempesta giudiziaria di Tangentopoli che ha visto tanta parte del mondo imprenditoriale italiano travolto da inchieste e processi per corruzione e illegalità. Due sorelle e un fratello, diploma al liceo sperimentale Serra, laurea in Lingue e letteratura moderna alla Federico II, la futura imprenditrice aveva come obiettivo primario costruire una famiglia con una prole numerosa
“Per curiosità della vita e delle persone, poiché non sono mai stata una grande studiosa, mi sono iscritta all’università con un piano di studi fantasioso che andava dalla Storia dell’Africa subsahariana alla glottologia, dalla storia dell’America latina alla sociologia della letteratura”, racconta ricordando gli anni tra i libri. “Ho studiato portoghese e spagnolo e ho concluso il corso con una tesi sul poeta contemporaneo lusitano Manuel Alegre. È stato divertente”.
L’ingresso nell’azienda di famiglia
Brancaccio ha poi cominciato a lavorare part time per l’azienda di famiglia, senza alcuna responsabilità. Cominciando da Baia, nei Campi Flegrei, nel cantiere Fiart che costruiva barche da diporto. Si è sposata quasi subito e nel giro di pochi anni sono nati i suoi due figli, Luca e Marco: il primo lavora in azienda e l’altro è uno chef.
“Mi cominciava a piacere molto il lavoro, respirare l’ambiente”. Ma ecco, nel 1992, la fase più complicata dell’azienda: problemi finanziari, crisi del settore, una sequela di anni difficili. “E lì ho preso la decisione di impegnarmi a fondo nel lavoro. Per mio padre e mio zio soci e amministratori, sono arrivati i guai giudiziari, Tangentopoli. Pensavo fosse un’impasse temporanea, che nel giro di un anno si sarebbe risolta in positivo o che obtorto collo avremmo dovuto chiudere. Volevo provare a vedere cosa succedeva”.
La missione ricevuta era salvarsi o perdere tutto mantenendo la dignità e il buon nome della famiglia. Nel settembre 1992 Federica Brancaccio si è anche separata dal marito e per supportarla con i figli piccoli si è mossa una efficace rete familiare. “Ringrazierò a vita i miei genitori, Marino e Renata, che ci hanno dato un’educazione spartana e molto rigorosa, senza la quale non ce l’avrei fatta, non sarei stata la stessa persona”.
Le difficoltà sono durate anni, fino agli inizi del Duemila. “Ne siamo usciti grazie anche a una serie di collaboratori storici e preziosi attaccati all’azienda che ci hanno supportato in tutti modi, come l’ingegnere Visco, l’ingegnere Minazio, il ragionier Pistone. E un pizzico di fortuna, perché ci vuole anche quella. Se io fossi stata più esperta della materia, più consapevole anche nel seguire numeri, conti, bilanci, forse non mi ci sarei messa. Un po’ di incoscienza e sana ignoranza si sono rivelate un’arma utile”, ricorda Brancaccio.
“Per qualcuno è istinto imprenditoriale, io dico benedetta incoscienza della gioventù. E poi un dato storico: sono convinta che con le regole di oggi non ci saremmo salvati, l’impresa sarebbe fallita perché eravamo molto esposti ma all’epoca i direttori degli istituti bancari avevano discrezionalità per valutare anche la persona. Oggi, con più vincoli e minore potere decisionale non avrebbero potuto tecnicamente accompagnarci nel percorso verso la soluzione”.
"Ho avuto anche degli ottimi interlocutori di controparte, mi hanno insegnato molte cose, forse così giovane gli facevo tenerezza, hanno avuto fiducia. Abbiamo dovuto fare un consolidamento, venduto tanto, anche beni personali, chiuso i contenziosi, nemmeno uno stralcio”.
Dopo la crisi, la rinascita
Quella crisi ha segnato tuttavia un cambio di stagione per l’organizzazione aziendale. Nell’epoca della ricostruzione post-terremoto e dei Mondiali del ‘90 le imprese erano organizzate in consorzi e avevano pochi dipendenti. L’imprenditrice ha deciso di invertire del tutto il trend e di ricominciare a lavorare direttamente, il che significava avere personale da pagare.
“Anche questa forse è stata incoscienza. Lavorare in proprio ha rappresentato un esercizio pesante e formativo perché facevamo gare e entravano lavori diretti, anche fuori dalla Campania, in Veneto, Piemonte, Emilia, eravamo costretti a rischiare, c’è stato un rapporto con i sindacati, ma una scelta in controtendenza assoluta che poi si è rivelata vincente, per me una fantastica palestra professionale, un’esperienza giuridica, lavoristica, bancaria”.
L’industria al giorno d’oggi
Dal 2008 al 2020 l’industria delle costruzioni vive il più grave crollo della storia. Il bonus edilizio è un’apparizione. “Siamo un settore anticiclico, ha trainato e dato una scossa a un comparto che era moribondo, ha avuto ricadute positive sul Pil del Paese, circa un quarto della crescita attribuito alle costruzioni. Col rovescio della medaglia”.
Brancaccio spiega: il settore “ha ridato fiato anche a parecchie aziende che non lo meritavano perché poco collaudate. Purtroppo in un semestre si sono iscritte alla Camera di Commercio 12 mila nuove società senza requisiti. Alla fine tutti noi imprenditori del settore siamo diventati i colpevoli con una narrazione che ci ha visti prima ‘salvatori’ e poi ‘delinquenti’. Specie sul bonus facciate avremmo dovuto inserire direttive severe. Invece sono state tardive e con una quarantina di cambiamenti in corso d’opera che anziché colpire le truffe hanno creato nelle imprese serie scompiglio e incertezze”.
Italia “ingessata” sulla rigenerazione urbana
Per la presidente dell’Ance “il Paese sul piano della rigenerazione urbana è parecchio ingessato. Noi abbiamo istituito un ulteriore vice presidenza con delega alla transizione ambientale e ecologica”. Una partita tutta da giocare quella del Pnrr. “Si è detto che almeno il 50 per cento impattava su di noi e i nostri dati sono leggermente più positivi di quel che si racconta. Molto lavoro l’hanno fatto i sindaci, poi non c’è dubbio che resterà una quota non spesa, però è stata una palestra fondamentale per imparare a trasportare nell’ordinario alcuni approcci straordinari in tema di tempistiche, controlli e riforme”.
Oltre il lavoro, la famiglia
La passione di Federica Brancaccio è il nipotino Livio, figlio di Luca. A breve si sposa l’altro figlio, Marco. E poi “tornare ad andare al cinema, lo farò tra un anno”. Gran senso dell’ospitalità, il gusto di far sentire tutti a casa, e la cucina, “cultura familiare. Dai miei, anche in vacanza in Costiera sorrentina, a Sant’Agata, si è sempre mangiato molto bene”.
Desiderio di viaggi, “uno con i miei figli”, e quest’estate forse l’Albania interna “perché sono molto stanca”, dopo Etiopia, Mongolia, Colombia e Uzbekistan. Voglia di leggere e non soltanto norme ed emendamenti. Da poco ha terminato Viaggio di una vita, libro di un associato, Andrea Vecchio, presentato dallo scrittore Edoardo Nesi con un libriccino C’era un futuro che non finiva mai: un bimbo siciliano, figlio di muratori, diventato un imprenditore di successo, la storia di Vecchio.