MILANO – Economiche e disponibili in grande quantità, le rinnovabili sono viste dai più come la soluzione per combattere il cambiamento climatico. E risparmiare sull’elettricità.
Proprio perché l’energia green ha un costo inferiore di quella prodotta da altre fonti, chi consuma (energivori in primis) auspica al disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas. Mentre chi produce storce il naso, sollevando argomentazioni che spaziano dall’impossibilità tecnica alla necessità di investire sulle rinnovabili garantendo ritorni alti e certi, ma nella pratica la crescita le fonti green, ancora una volta, avanzano a singhiozzi.
Appena due GW installati in quattro mesi
Al 30 aprile scorso, dati Terna, la nuova capacità installata da Fer ammontava ad appena due gigawatt. Meno di quanto registrato nello stesso periodo 2024 e troppo poco in vista dell’obiettivo di 131 GW entro il 2030. Gli sforzi del governo sul tema sono altalenanti e i tempi per accedere ai nuovi incentivi confusi, con il risultato che chi vorrebbe investire per il momento aspetta.
Operatori in attesa delle regole del Fer X
Il Fer X transitorio è il primo tra gli incentivi per cui i produttori sono in attesa di regole operative. Il decreto, in vigore dal 28 febbraio scorso, prevede l’assegnazione di 14,65 GW di nuova capacità rinnovabile tramite aste competitive per impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici o di trattamento di gas residuati, di potenza superiore a un MW.
Lunedì scorso, il direttore generale Mercati e Infrastrutture del ministero dell’Ambiente, Alessandro Noce, ha assicurato che le regole saranno pubblicate «a giorni», aggiungendo che probabilmente sarà istituita una sola asta a giugno e non due come previsto inizialmente. Del decreto definitivo il Mase ne sta discutendo con la Commissione Ue, prosegue, con l’obiettivo di avere continuità tra i due regimi e almeno due aste all’anno fino al 2029.
Escluso ancora l’eolico offshore dalle aste
Nel frattempo, il decreto Fer 2 - pensato per supportare le rinnovabili innovative o con costi di generazione elevati - si prepara alla sua seconda asta, che inizierà il 7 luglio. In palio ci sono 55 GW, ma il testo fa riferimento solo a tre delle 10 tecnologie contemplate: biogas, biomasse e fotovoltaico galleggiante.
Grande escluso l’eolico offshore, un’alternativa costosa ma che, stimano i player del settore, avvierebbe una nuova filiera con un giro d’affari potenziale di 60 miliardi di euro e almeno 10 mila nuovi posti di lavoro.
Sessanta giorni per mettere mano al decreto aree idonee
Anche dove installare le Fer è un tema ostico. È recente la sentenza con cui il Tar del Lazio ha smontato il decreto aree idonee, contestando l’eccessiva discrezionalità lasciata alle regioni. Iconico era stato il caso della Sardegna, dove il 99% del territorio era stato dichiarato non idoneo a ospitare impianti green. Ora il Mase ha 60 giorni di tempo per rimettere mano al provvedimento.