I dazi frenano la crescita, l’Ue taglia le stime del Pil anche per l’Italia: +0,7% nel 2025
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Crescita modesta in Europa e in Italia con “previsioni significativamente al ribasso”. Fortemente condizionata in particolare dalla “guerra dei dazi” e poi dall’instabilità internazionale relativa alle tensioni con la Russia. Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea per l’anno in corso sono ancora sotto il segno dell’incertezza. In Italia il Pil dovrebbe confermare di nuovo una crescita decimale dello 0,7 per cento – in calo rispetto all'1% prospettato a novembre 2024 – per poi salire lievemente allo 0,9 nel 2026 – +1,2% nelle precedenti stime.
Ben al di sotto della media Ue che registrerà un più 1,1 nel 2025 e un più 1,5 il prossimo anno. E con il macigno del debito pubblico che per il…
BRUXELLES – Crescita modesta in Europa e in Italia con “previsioni significativamente al ribasso”. Fortemente condizionata in particolare dalla “guerra dei dazi” e poi dall’instabilità internazionale relativa alle tensioni con la Russia. Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea per l’anno in corso sono ancora sotto il segno dell’incertezza. In Italia il Pil dovrebbe confermare di nuovo una crescita decimale dello 0,7 per cento – in calo rispetto all'1% prospettato a novembre 2024 – per poi salire lievemente allo 0,9 nel 2026 – +1,2% nelle precedenti stime.
Ben al di sotto della media Ue che registrerà un più 1,1 nel 2025 e un più 1,5 il prossimo anno. E con il macigno del debito pubblico che per il nostro Paese è destinato a diventare ancora più pesante: passerà dal 135,3 per cento del Pil al 136,7 a fine dicembre e poi 138,2 nel 2026. E il deficit scenderà al 3,3 nel 2025 e al 2,9 nel 2026. Previsioni lievemente meno ottimistiche rispetto a quelle del governo italiano.
Ue, i dati su inflazione
“Si prevede – si legge nel documento dell’esecutivo europeo - che la crescita manterrà un ritmo modesto quest'anno e che dovrebbe aumentare nel 2026, nonostante l'aumento dell’incertezza politica globale e delle tensioni commerciali”. La buona notizia viene dall’inflazione che in Europa dovrebbe rallentare dal 2,4% del 2024 al 2,1% nel 2025, fino all'1,7% nel 2026.
Nel nostro Paese sarà invece all’1,8 quest’anno (nel 2024 era al 1,1) e all’1,5 il prossimo.“Nelle previsioni odierne – spiega Palazzo Berlaymont - le prospettive di crescita sono riviste significativamente al ribasso. Ciò è dovuto in gran parte a un indebolimento delle prospettive del commercio mondiale e maggiore incertezza della politica commerciale”. E ovviamente tutto si basa sulle attuali ipotesi relative alle tariffe che potrebbero però cambiare nei prossimi mesi.
Ue, i dati sull’occupazione
L’altra buona notizia riguarda l’occupazione che dovrebbe produrre in tutta l’Unione altri due milioni di posti di lavoro facendo scendere il tasso di disoccupazione al 5,7 nel 2026. Anche se rallenterà la crescita dei salari. Il disavanzo europeo, in linea con l’Italia, dopo essere sceso al 3,2 % nel 2024 lieviterà al 3,3 % nel 2025. Un dato su cui inciderà la spesa sulla difesa per la quale la Commissione ha attivato la clausola che permette di sforare il parametro del deficit. Il rapporto debito/PIL nell’Ue dovrebbe salire all'83,2% del PIL nel 2025 e all'84,5% nel 2026 nell'UE dopo quattro anni di riduzione relativamente rapida.
Altro dato positivo riguarda per l’Italia riguarda la disoccupazione che dovrebbe scendere al 5,9 per cento. Ma attenzione, osserva la Commissione, questo accade “in quanto la forza lavoro cresce meno dell'occupazione totale, nel contesto di un calo dell'età lavorativa popolazione” e il numero di occupati sale ma meno degli anni scorsi con un incremento in particolare dei contratti a tempo determinato.Un altro aspetto, invece, è la pressione fiscale che nel nostro Paese “dovrebbe aumentare marginalmente, di 0,1 punti percentuali”.
Dombrovskis: “Grande incertezza”
La Germania sembra uscire, anche se lentamente, dalla fase recessiva. Il Pil passa dal meno 0,2 del 2024 allo 0 del 2025 al più 1,1 del 2026. La Francia avrà una performance peggiore quest’anno (il Prodotto interno lordo si dimezza allo 0,6 per poi raddoppiare all’1,3 nel 2026) e con un deficit ancora ai massimi del 5,6%. Tra i Paesi più in forma l’Irlanda con una crescita del 3,4% nel 2025 e la Spagna che mantiene un più 2,6.
"Da quando si è insediata a gennaio, la nuova amministrazione statunitense ha aumentato i dazi sulle importazioni di beni da un numero crescente di partner commerciali e su beni specifici. La logica imprevedibile e apparentemente arbitraria alla base degli annunci di dazi statunitensi ha portato l'incertezza sulla politica economica globale a livelli mai visti dai momenti più bui della pandemia di Covid-19". Lo afferma il commissario Ue all'Economia, Valdis Dombrovskis, nella conferenza stampa sulle previsioni economiche di primavera.
"L'aliquota media dei dazi che gli Stati Uniti applicano alle importazioni è oggi più alta che in qualsiasi altro momento dagli anni '30. Gli annunci di dazi statunitensi di aprile hanno anche provocato livelli molto elevati di volatilità sui mercati finanziari. Questa volatilità di mercato rimane elevata e il sentiment è fragile, poiché l'incertezza sul commercio statunitense e sulla politica economica più ampia incombe ancora", sottolinea.
Procedura per deficit: l’Italia fuori nel 2026
Come aveva fatto capire il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’Italia può uscire dalla procedura di deficit eccessivo nel 2026. Secondo le previsioni della Commissione Ue il deficit dell'Italia continuerà a scendere dal 3,4% del Pil nel 2024, al 3,3% nel 2025 e al 2,9% nel 2026. Continuerà invece ad aumentare il rapporto debito/Pil. Nel 2024 è arrivato al 135,3%, quest’anno salirà al 136,7% e nel 2026 al 138,2%. A pesare sarà l’impatto ritardato dei crediti di imèposta per la ristrutturazoine degli alloggi, il Superbonus edilizio al 110%, accumulati fino al 2023.